Marsiglia-Inter, il racconto della trasferta

Marsiglia-Inter, il racconto della trasferta


Era dal 16 dicembre, giorno dei sorteggi degli ottavi di Champions League, che aspettavamo questa data: 22 febbraio 2012, Marsiglia-Inter. Il momento della squadra non è sicuramente il fattore che ci invoglia maggiormente ad affrontare 1200 km di autostrada in meno di ventiquattro ore, ma l’amore per questi colori va oltre ogni cosa.

In trasferte del genere, il viaggio scaccia via la paura di affrontare un lungo ritorno da sconfitti. L’appuntamento è alle 9 del mattino in corso San Gottardo. Pronti via, subito il classico problema: il ritardatario del gruppo. Alle 9.30, finalmente, riusciamo a metterci in viaggio. La strada è lunga e la speranza di vincere, man mano passano i km, cresce sempre di più, toccando l’apice con un’idea: “Giochiamoci il 2 dell’Inter“.

All’altezza di Genova, deleghiamo con una telefonata un amico che sarebbe poi andato a scommettere per noi. Da quel momento in poi è iniziato l’autoconvincimento del fatto che sarebbe potuta essere una partita facile: “Ma sì ragazzi, l’Inter vince sicuro, non può perdere stasera, è la legge dei grandi numeri“. Giunti a Sanremo, intorno a mezzogiorno, decidiamo di fermarci a mangiare. Scesi dalla macchina abbiamo avuto subito una piacevole sorpresa: gradi 18. Dopo l’abbuffata di pesce e vino, si riparte. Superato il confine, ci rendiamo conto di non essere gli unici disperati ad aver scelto l’opzione “trasferta fai da te”. Ogni due per tre si vede una macchina con targa italiana. Finalmente per le 16 arriviamo a Marsiglia.

Usciti dall’autostrada decidiamo di raggiungere subito il parcheggio riservato ai tifosi ospiti, memori dei consigli ricevuti in Italia, che descrivono Marsiglia non proprio come una città ospitale. Nel parcheggio iniziano a partire i primi cori, poi dopo aver scambiato due chiacchiere ci dirigiamo verso il “Velodrome”. Lo stadio al suo interno non è grandissimo, ma le due curve sono impressionanti e soprattutto rumorosissime. L’attesa è lunga, ma ci si diverte ricambiando il saluto di “benvenuto” del pubblico di casa. Soprattutto la mia attenzione si sposta su due tifosi francesi che per l’occasione si sono presentanti uno con la sciarpa della Juve e l’altro con la maglia del Milan: bah! 

Finalmente arrivano le 20.45 e, puntuale, insieme a loro, l’inno della Champions. I successivi 92 minuti sono stati noiosissimi, ma sicuramente molto meglio del 93esimo: disastroso. No, non si può prendere gol all’ultimo sapendo che poi devi affrontare 5 ore di viaggio. La macchina al ritorno sembra il salotto della “Domenica Sportiva”, non ci si crede ancora. Almeno, penso dentro di me, è solo l’andata e c’è ancora il ritorno da giocare.

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