Un gioco che non ha gioco

Un gioco che non ha gioco


Domenica pomeriggio all’Olimpico di Roma, l’Inter ha offerto uno spettacolo a dir poco raccapricciante. Presa a schiaffi, quattro per l’esattezza, da una squadra di baldi giovani capitanati da un condottiero che sta cercando di portare un po’ di calcio spagnolo in quello italiano. Luis Enrique, con talenti come Pjanic, Lamela e Borini, senza dimenticare ovviamente gli immensi Totti e De Rossi, ha dato un’autentica lezione di calcio a Ranieri, ancora troppo remissivo nel gioco e soprattutto nelle intenzioni.

Prima ancora che cominci la gara, l’idea difensivista e catenacciara del tecnico testaccino è evidente: oltre ai soliti quattro difensori, ne vengono schierati praticamente altrettanti in mediana, ovvero Zanetti, Cambiasso, Palombo e Obi. Poi, prima delle due punte Milito e Pazzini isolate là davanti, il nulla. Non un minimo di raccordo tra i reparti, non un minimo di qualità né di pericolosità. Certo, con la partenza di Thiago Motta alla volta di Parigi, quella di Coutinho in Spagna, gli infortuni di Forlàn, Sneijder, Alvarez e l’inutilità di un giocatore come Mauro Zarate, trovare qualità nella rosa nerazzurra è pressoché impossibile.

Ecco perché proprio in questi momenti dovrebbe essere l’allenatore a trovare la giusta collocazione tattica ai suoi calciatori per giocare a calcio, e non per evitare di farlo dal primo all’ultimo minuto. Una squadra senza esterni di centrocampo, come può giocare con un classico 4-4-2? Perché non puntare su un rombo si privo di qualità, ma al contempo pieno di giocatori bravi negli inserimenti come Obi e Cambiasso? A questo punto, con una delle sue risposte “gajarde”, Ranieri avrebbe sicuramente detto di non avere a disposizione dei centrocampisti adatti a quel tipo di gioco. Invece per il 4-4-2 ci sono mister? Meglio adattare un ragazzo di qualità come Poli dietro alle punte o un giovanotto di 39 anni a fare il Robben della situazione? Grazie ad una certa solidità difensiva, è anche vero che con questo modulo l’Inter ha inanellato una lunga serie di risultati positivi che l’hanno portata a ridosso di Milan e Juve e agli ottavi di Champions, ma l’assenza di giocatori come Alvarez ha fatto sì che questo modulo non fosse più proponibile.

A questo punto, non resta che aspettare il rientro dei vari infortunati per restituire un po’ di qualità a questa squadra priva di idee e di geometrie. In questo senso, il ritorno di Sneijder, sempre che l’olandese abbia ancora voglia di Inter, potrebbe essere come una manna dal cielo per Ranieri. Così come saranno fondamentali i ritorni di Alvarez, Forlan e del neo acquisto Guarin. Anche perché, non sfruttare il principesco momento che sta attraversando Milito, sarebbe davvero un peccato.

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