Il Wesley furioso

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Doveva interrompersi prima o poi il momento magico. La sconfitta di Napoli aveva dato le prime avvisaglie, ma non tutti credevano che il Lecce di Serse Cosmi, che non può fregiarsi del titolo di peggiore squadra della serie A solo per la contemporanea presenza nello stesso campionato del Novara, potesse essere il carnefice.

In realtà chi ha visto la partita non se ne riesce a convincere neanche dopo, considerata la marea di palle gol create dai nerazzurri e la pochezza dei pugliesi, che hanno trovato la rete solo grazie al solito regalo di Lucio. Difficile appellarsi alla sfortuna quando la buona sorte ha inevitabilmente rivestito un ruolo importante in una striscia di sette vittorie consecutive. Quando il guardalinee De Luca e Benassi sono troppo perfetti per essere veri e l’unico uomo che possa cambiare il ritmo dalla panchina nerazzurra è Zarate, la sconfitta è inevitabilmente servita per gli uomini di Ranieri. E’ difficile individuare l’andamento di una stagione da due sole partite ma i sei punti “persi” fra Novara e Lecce paiono rappresentare la chiave di lettura dei problemi di un’Inter che ha sembianze e velleità da grande, ma non l’animo.

E’ l’animo da grande squadra che permette di battere costantemente le “piccole”, di espugnare campi difficili, di superare la sfortuna, gli infortuni, le disattenzioni dei partenti e le bizze di chi vuole evidentemente andare via. Ogni riferimento allo “Sneijder furioso” – che coerentemente alla letteratura segue allo “Sneijder innamorato” – è voluto perchè chi vi scrive si rifiuta di credere che un veterano come Ranieri possa sostituire, in svantaggio, un giocatore del suo calibro per motivi “tattici”, come si scrive ovunque.

E’ evidente che l’olandese psicologicamente è un corpo estraneo in questa squadra e il battibecco di fine primo tempo con Pazzini, ridotto ai limiti dell’esaurimento nervoso da un gioco che non riesce mai a premiarlo, ne è ulteriore dimostrazione, nel caso non fosse bastata la sceneggiata di mercoledì nella terra di Mario Merola. L’anarchia, tattica e mentale, di Sneijder evidentemente cozza con le idee di Ranieri, a cui la squadra era riuscita ad aggrapparsi. Tuttavia, in attesa dell’innesto di talento fresco – evidentemente non prima di giugno – l’olandese e il convalescente Forlan sono gli unici assi, seppur stropicciati, rimasti da giocare. Le parole di Ranieri e la prova del campo lasciano credere che i due – non più tardi di un anno e mezzo fa protagonisti assoluti del mondiale sudafricano – potranno essere impiegati solo insieme, varando un inedito 4-2-3-1 in cui l’alternanza tra Milito e Pazzini potrebbe giovare ai due bomber, la cui intesa non è mai decollata.

Mancanza di qualità a centrocampo, scarsa concentrazione, poche energie, troppi giocatori “injury-prone“: a Lecce abbiamo solo ritrovato i limiti della squadra di cui vi scriviamo da inizio anno. La sessione di mercato in cui tutti riponevano speranze ha deluso. Non resta che arrangiarsi con ciò che si ha.

Se solo “Astolfo” Ranieri riuscisse a ritrovare il senno del Wesley furioso sarebbe un bell’arrangiarsi…

 

Giovanni Cassese

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