Gli immortali di Ranieri

Gli immortali di Ranieri


Erano dati per finiti, vecchi, arrugginiti, da rottamare. Ecco invece che i terribili “vecchietti” su cui Claudio Ranieri ha posto le basi di una rimonta che ha portato l’Inter a soli 6 punti dalla vetta della classifica, sono tornati protagonisti assoluti con prestazioni eccelse. Julio Cesar, Maicon, Lucio, Samuel, Zanetti, Cambiasso e Milito: tutti sopra i trent’anni, ma con ancora una fame da lupi e un orgoglio infinito. Orgoglio su cui il tecnico testaccino ha puntato sin dal suo arrivo, quando la squadra navigava terribilmente in zona retrocessione. Appena messo piede ad Appiano Gentile, Ranieri mise le cose subito in chiaro: “Questi giocatori, non sono finiti. E ora, a distanza ormai di tre mesi abbondanti, come dargli torto?

Julio Cesar, qualora avesse mai smesso di farlo, è tornato a dare sicurezza a tutta la squadra sfoderando prestazioni superbe, con interventi prodigiosi salva risultato come a Cesena e a San Siro contro il Cagliari. Lucio e Samuel hanno restaurato il muro di Madrid, che negli ultimi due anni aveva subito alcune crepe a causa degli infortuni occorsi ai due giganti della retroguardia nerazzurra. Ibra e Pato nel derby di domenica sono letteralmente scomparsi. Ma d’altronde, con loro due in campo, il Milan non ha mai segnato. Sarà un caso… Anche Maicon ha ripreso a macinare chilometri sulla fascia destra offrendo sempre una soluzione offensiva ai compagni. Perché l’Inter non ha un terzino, l’Inter ha Maicon. Cambiasso, davanti alla difesa con Thiago Motta, garantisce una diga davanti ai due difensori che poche squadre in europa possono vantare. E ricordiamo che il Cuchu compirà 32 anni ad agosto, Thiago 30. Chilometrati si, ma vecchi ancora no. Poi c’è Diego Milito. Il Principe ha fin qui totalizzato 8 reti stagionali, 7 in campionato e una in Champions. Considerando anche i problemi muscolari che lo hanno afflitto ad inizio stagione, non male per il fresco “Bidone d’oro 2011”. Soprattutto nell’ultimo mese, Diego è tornato a sgommare tra le difese avversarie come nella stagione del Triplete, e adesso è pronto a caricarsi il peso dell’attacco nerazzurro sulle spalle. Magari, con l’aiuto di Tevez: ” E’ un campione, sarebbe un’arma in più ma valuta la società”.

Capitolo a parte merita Javier Zanetti, 39 primavere il prossimo 10 agosto. Il capitano, più passa il tempo, e più stupisce. Si cerca di mandarlo in naftalina sin dai tempi di Vivas, arrivato in nerazzurro per prendergli il posto. Poi sappiamo tutti come è andata da dieci anni a questa parte. L’unico in grado di sottrargli il ruolo di terzino destro è stato un certo Maicon. Ma qual è il problema? Zanetti può giocare ovunque, nella sua vita non ha mai fatto solo il portiere e , forse, il centravanti. Bravo fu Mancini a riportarlo in mediana come ai tempi di Hodgson. Le sue sgroppate nel derby con Zambrotta che a malapena lo vede partire, sono l’emblema del cuore e della forza di questo giovanotto all’alba dei quaranta. Detto ciò, non vuol dire che l’Inter sia a posto così per i prossimi anni. Ma le basi per costruire una grande squadra ci sono, eccome.




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