"Io Ibra". Il giocatore più forte... di Svezia

“Io Ibra”. Il giocatore più forte… di Svezia

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on twitter
Share on linkedin

C’erano una volta le biografie dei calciatori. Pagine e pagine a cui bambini,  ragazzi,  adulti (insomma, tutti i tifosi) dedicavano il proprio tempo per scoprire fino a fondo le origini e gli aneddoti della vita del proprio campione.

Ce ne sono state di ogni tipo: da quella un po’ più “da duro” di Materazzi a quella sempre scherzosa di Cassano. Ma mai nessuno si era spinto oltre come Zlatan Ibrahimovic. Da una settimana  ormai, ogni giorno appaiono su giornali o siti internet spezzoni della sua autobiografia: “Io Ibra”. Più che una biografia, dalle indiscrezioni di queste giorni, è sembrato che Zlatan volesse scrivere un best seller.

Lo sappiamo tutti che Ibra un po’ sbruffone lo è sempre stato. Basti pensare alla frase detta il primo giorno in cui entrò nello spogliatoio dell’Ajax: “Io sono Zlatan e voi chi cazzo siete?”, oppure a quella ostinata convinzione di essere il giocatore più forte del mondo che, a suo dire, lo aveva portato anche a  litigare con Guardiola perchè gli preferiva un certo Leo Messi.

Zlatan è sempre voluto apparire come il leader delle squadre in cui ha giocato e, soprattutto, come il principale artefice dei successi di queste. Riprova di ciò, è stata un’altra anticipazione del suo libro, apparsa ieri in rete e oggi sui giornali. Il periodo a cui si fa riferimento è quello del suo arrivo all’Inter nell’estate del 2006, dopo la fuga dal ritiro di Pinzolo della Juventus, causa retrocessione in serie B (bel comportamento da leader). Zlatan, riferendosi alla rosa nerazzurra, sosteneva che: “Era divisa in gruppetti: argentini di qua, brasiliani di là. Li odiai fin da subito“.

Una situazione che Ibra decise di far sua, un grande test per un leader come lui:La vera sfida era rompere quei cazzo di gruppetti. Li odiai fin dal primo giorno, e non dipendeva soltanto dal fatto che io venivo da Rosengard, dove ci si mischiava senza problemi: turchi, somali, jugoslavi, arabi. Era anche perchè l’avevo visto chiaramente, sia alla Juventus sia all’Ajax: tutte le squadre rendono molto meglio quando fra i giocatori c’è coesione. All’Inter era l’opposto. Andavo in giro e dicevo: cos’è questa storia? Perchè state tutti lì seduti tra di voi come dei bambini? Mi rivolsi a Moratti parlando chiaro: ‘Dobbiamo rompere questi dannati clan. Non possiamo vincere se lo spogliatoio non è unito‘ “.

Parole da vero leader. Adesso però sorgono spontanei alcuni dubbi sul ruolo che lo svedese si è autoassegnato. Un leader nei momenti di difficoltà dovrebbe caricarsi la squadra sulle spalle e assumersi delle responsabilità, anche non proprie, mentre erano proprio quei gruppetti tanto odiati a difendere Ibra ogniqualvolta la stampa gli dava addosso dopo un fallimento europeo. Un leader dovrebbe avere un rapporto speciale con i propri tifosi, come lo hanno Zanetti e Stankovic e come lo ha avuto Mourinho, e non insultarli con gesti “da ghetto” dopo un gol solo perché fino a qualche minuto prima una prestazione mediocre aveva legittimato mugugni e qualche fischio da parte di chi paga un biglietto (o l’abbonamento). Infine, un leader dovrebbe essere stimolato a portare la propria squadra alla vittoria, per dimostrare a tutti di essere tale e non farsi venire il mal di pancia perché si considera il migliore e attorno a sé vede solo perdenti.

Sappiamo tutti com’è andata a finire. I gruppetti tanto odiati e sottovalutati si sono uniti sotto la guida del Comandante Mou e hanno giocato un bello scherzetto a questo strano leader. Purtroppo non è bastato a togliergli dalla testa la convinzione di essere il più forte al mondo. Contento lui…

CONOSCI SPAZIOINTER?

SpazioInter è nella famiglia editoriale del Nuovevoci Network di cui fanno parte Rompipallone.it, SpazioNapoli.it, SpazioMilan.it e SpazioJ.it.

Con più di 4 milioni di follower sui social network il nostro progetto risulta uno dei più seguiti in Italia.

Le ultimissime

Seguici su Facebook

Preferenze privacy