Inter-Lille, racconti dalla Nord

Inter-Lille, racconti dalla Nord


Questa sera nel tragitto verso lo stadio sono sola. Ho passato metà pomeriggio in Università e metà a casa di una mia compagna che mi ha dato asilo per qualche ora. Quando scendo in strada, avvolta nella mia sciarpona coi colori nerazzurri e sfoggiando la maglia di Wes, è già buio. Milano pulsa ancora, traffico, luci e gente che torna a casa dal lavoro. A Sant’Agostino non c’è ressa, ma a Cadorna, direzione Rho Fiera sì.

Interisti come me, con sciarpe, cappelli e bandiere. Il treno è gremito, quasi non si respira. C’è un gruppo di ragazzini con i colori nerazzurri dipinti sulle guance. Si vede che non stanno più nella pelle, per loro andare allo stadio è ancora un’emozione genuina, vogliono vedere i loro beniamini e non gli importa della situazione in campionato. Esattamente alle mie spalle ci sono tre francesi,  chiaramente tifosi del Lille, che si fanno piccoli piccoli per non farsi notare troppo.

Ad un certo punto un ragazzo con una cassa e un piccolo impianto stereo, quasi a farci un regalo fa suonare “Pazza Inter”, e un vagone intero di gente di ogni età si mette a cantare. Arrivata a Piazzale Lotto incontro i miei “amici di Curva”, ma fa troppo freddo per fare il tragitto a piedi. Non c’è ressa e per una volta ci permettiamo di prender la navetta.

La biglietteria nord è deserta, solo 4 persone sono in fila davanti a noi, il primo della fila guarda la piantina dello stadio e la studia minuziosamente, non c’è fretta ma io da buona tifosa impaziente gli lancio un sarcastico “Guarda che non è un menù”, sperando che si decida. Finalmente a biglietti fatti andiamo al controllo di sicurezza e passiamo i tornelli.

Solita scalinata, solito fiatone una volta arrivati in cima. La Nord è semideserta, fa male e fa quasi rabbia vederla così. Per una volta decidiamo di stare nella parte bassa del settore, zona inedita, sperando che il cambiamento non porti male. Durante il riscaldamento sugli schermi appare la finale di Madrid e un mio amico sconsolato dice: “Perchè il Principe non guarda lassù? Perchè non guarda e si dà la carica? Io, fossi in lui, mi esalterei a rivedere quei gol!”, è riuscito a dare parole ai miei pensieri, ai pensieri di tutti.

L’Inno della Champions mi fa sempre emozionare, mi sa di momento solenne. Inizia la partita e subito i capi curva ci incitano a cantare “Già siamo pochi, lo stadio è vuoto…tirate fuori la voce!!!“. Siamo solo in 25.000, triste vedere San Siro così durante un’importante partita di Champions. Penso a cosa direbbe la mia fidata compagna di Curva “Lo stadio di quelli là a strisce bianche e nere sarebbe tutto esaurito con 25.000 spettatori, consoliamoci!” e mi scappa un sorriso. Canto, canto a squarciagola perchè voglio che i Ragazzi sentano che siamo pochi, ma buoni.

Poco dopo l’inizio ecco il Principe in area, proprio sotto la Nord, tira…clamorosa traversa! La Nord rimane per qualche secondo sbigottita, ma poco dopo parte un coro che tutti conoscono “Diego Milito facci un gol, ed è la Nord che te lo chiede Diego Milito facci un gol”, anche gli altri settori partecipano e tutto lo stadio cerca di consolare l’argentino, spera che il coro risvegli in lui quella carica che a Madrid ci ha regalato vittoria e Coppa. L’incitamento si fa ancora più forte quando nel secondo tempo Milito sbaglia un gol incredibile: il Principe fa quasi tenerezza e, al di là della disperazione per l’occasione sprecata, nessuno si permette di inveire contro l’eroe del Bernabeu.

La nostra fiducia viene premiata e, come nelle migliori favole, arriva  il lieto fine (ormai insperato): Milito, grazie a una prodigiosa azione del Capitano, trova finalmente la porta e realizza il gol del 2-0. Lo stadio esplode: grida, spintoni, abbracci e poi lo speaker che urla “Ha segnato per noi, con il numero 22 el Principe Diego Alberto….” e un’unica voce che sale dalla Nord risponde con un boato “…MILITO!!!”.

Nemmeno il gol dei francesi e gli svarioni della difesa riescono a rovinare l’atmosfera creatasi, e, pur non brillando, l’Inter porta a casa 3 punti importantissimi che la proiettano a un passo dalla qualificazione. A fine partita il Capitano viene ad applaudire sotto la Curva, immancabile. I sostenitori della squadra avversaria rimangono lassù confinati al terzo blu, ad aspettare che lo stadio sia sgombro per poter uscire. Noi scendiamo le scale, a cuor leggero, recuperiamo la macchina nei pressi di Piazzale Lotto e con entusiasmo già pianifichiamo la trasferta a Genova…

 

 

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