La vera sconfitta è fuori dal campo

La vera sconfitta è fuori dal campo


E sono quattro in sei partite. Un tempo un inizio con “sole” quattro vittorie avrebbe deluso gli esigentissimi tifosi nerazzurri. Oggi sono le sconfitte ad essere quattro e l’unico filo comune che lega quell’Inter a questa è l’insoddisfazione dei tifosi. Per tutto il resto ogni vago tentativo di paragone risulta inutile. L’Inter perde a Catania nel giorno in cui il Napoli finalmente subisce uno stop inaspettato, ma contemporaneamente il Milan si risolleva con un facile 3 a 0 in casa. Uno di quelli che sull’altra sponda di Milano mancano da una vita. L’Inter in Sicilia ha perso, non solo la partita.

L’Inter ieri ha perso la faccia. Come un pugile che è stato campione e si ritrova più suonato di un tamburo, l’Inter ormai ha incassato troppi colpi per essere ancora credibile. Il “rumore dei nemici” ha lasciato spazio alle battutine di scherno sul grande colosso che è caduto. Le esultanze e le parole tronfie dei tifosi nerazzurri hanno lasciato spazio a nostalgici ricordi e recriminazioni. La stagione in essere sembra essere ormai una lunga ‘Via Crucis’ nel corso della quale anche la squadretta più insulsa riesce a prendersi gioco degli stanchi campioni.

L’Inter ha perso i suoi campioni. Un tempo la sfilata dell’undici nerazzurro nel tunnel durante il prepartita era degna delle migliori passerelle del mondo. Ora piuttosto sembra una conta dei superstiti, in cui trovano spazio anche giocatori mediocri, come il Muntari attuale (con tutto il rispetto!).

L’Inter ha perso la sua infallibilità. Quella che portava i giocatori in campo a non sbagliare mai il tempo dell’intervento (emblematico il Lucio di ieri), a trovare l’assist al bacio nel momento del bisogno, a non mancare il gol a pochi metri dalla porta; quella che portava gli allenatori a indovinare anche l’Obinna di turno titolare a sorpresa; quella che portava i dirigenti a non sbagliare un acquisto, ad evitare i Domoraud e i Ricky Alvarez.

Ma l’Inter ha soprattutto perso la speranza, l’unica arma che possa permettere di sopperire a crisi d’immagine, mancanza di talento, errori dirigenziali e non. I tifosi che c’erano negli anni di magra, hanno gioito sul tetto del mondo e continuano a sostenere una squadra disastrata e disastrosa non meritano di perdere la speranza. Non meritano di perderla a metà ottobre.

Giovanni Cassese

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