Ranieri e Mou come gatto e topo

Ranieri e Mou come gatto e topo


Se ne sono dette di tutti i colori, non si piacciono ma si rispettano e per uno strano caso del destino da nemici si ritrovano alleati, ma immaginare Josè Mourinho come primo tifoso di Claudio Ranieri fa sorridere. 

Le strade di Josè e Claudio tornano così a incrociarsi a sette anni dalla prima volta, a Londra. Alla vigilia dell’andata della semifinale di Champions a Montecarlo tra Chelsea e Monaco del 2004, arriva l’incontro di Abramovich con Mourinho, una pugnalata che l’allenatore romano non digerisce, come ammise qualche tempo dopo: “Ci sono rimasto malissimo, e mi sono fatto condizionare, rovinando la partita di Monaco cercando di vincere per dimostrare qualcosa”Ranieri e Mourinho si ritrovano poi nell’estate 2008 in Italia, il primo sulla panchina della Juve, il secondo su quella dell’Inter. L’accoglienza dell’allenatore romano è buona (“ha dimostrato il suo valore e sono sicuro che farà bene al calcio italiano”) ma è una luna di miele di breve durata. Dopo una sconfitta con l’Amburgo in amichevole, a chi gli chiedeva dei contraccolpi emotivi, Ranieri tira in ballo il portoghese: “La penso all’opposto di Mourinho. Non ho bisogno di vincere per essere sicuro di quello che faccio”. Pronta, la risposta dello Special One: “Io sono molto esigente con me stesso e ho bisogno di vincere per avere sicurezza delle cose. Per questo ho vinto tanto nella mia carriera. Lui invece, ha la mentalità di uno che non ha bisogno di vincere e a quasi settant’anni ha vinto una Supercoppa e un’altra piccola coppa. È troppo vecchio per cambiare mentalità”.

Il secondo atto nel 2008, quando Mourinho decide di spedire il vice Beppe Baresi a commentare il successo infrasettimanale sul Lecce, con Ranieri che gli tira le orecchie: “Mi rendo conto che a volte sia dura presentarsi in pubblico nei dopo partita, ma è un segno di rispetto verso i tifosi di tutta Italia”. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: “Nella mia carriera, ho mandato 21 volte il mio collaboratore e nessuno ha mai detto niente – la risposta a muso duro di Mou – Lo faccio qui per la prima volta e si manca di rispetto. Ho studiato l’italiano per cinque mesi per venire e presentarmi dai giornalisti parlando un italiano decente, vi sembra mancanza di rispetto questa? Parla Ranieri che in cinque anni in Inghilterra ha fatto fatica a imparare le parole ‘good morning’ e ‘good afternoon”’.

Ranieri viene cacciato dalla Juve a due giornate dalla fine del campionato 2008-09, e nella stagione successiva arriva sulla panchina della Roma, dove riparte il duello a distanza. Febbraio 2010, al portoghese che definisce quella giallorossa una ‘società furba’ sul mercato, il tecnico di Testaccio replica: “Capisco Mourinho perché non si è mai trovato in queste situazioni. E’ troppo facile passare da Abramovich a Moratti”.

I rapporti tra i due arrivano ai minimi termini nel maggio 2010, con Inter e Roma che si giocano Scudetto e Coppa Italia. Mou ironizza sul presunto premio che il presidente del Siena, Massimo Mezzaroma, avrebbe offerto ai suoi giocatori per battere i nerazzurri all’ultima giornata di campionato e Ranieri commenta: “Siete voi che fate diventare Mourinho un fenomeno, per me è un buon allenatore e mi fermo qui”. Pronta la risposta del portoghese: “Non credo di essere un fenomeno, però ho lavorato tanto per aiutare la mia squadra”.

Ultima puntata, l’intervista di Mou a ‘Panorama’ in cui definisce il rivale un ipocrita: “A me non importa quello che pensa e dice, mi annoia” sbotta Ranieri; “La noia di Ranieri? Che cosa è la noia di Ranieri? Ho studiato e conosco solo ‘La Nausea’ di Jean-Paul Sartre, filosofo, premio Nobel, ma anche grande appassionato di calcio” replica il portoghese. Da allora, le loro strade non si incontrarono più, fino alla chiamata del presidente Moratti al tecnico testaccino per risollevare le sorti nerazzurre. Ora Mou fa il tifo per Claudio.

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