Ranieri: "Vogliamo fare bene in Tim Cup per mantenere la giusta mentalità"

Ranieri: “Vogliamo fare bene in Tim Cup per mantenere la giusta mentalità”


Domani comincerà l’avventura dell’Inter in Tim Cup. I nerazzurri, campioni in carica, ospiteranno a San Siro il Genoa nella gara valida per gli ottavi di finale della manifestazione. Alla vigilia del match Claudio Ranieri ha parlato ai microfoni di Rai Sport e Inter Channel. Ecco le sue parole:

Come nella scorsa stagione, anche quest’anno l’Inter incontra il Genoa agli ottavi di Tim Cup. L’Inter ha intenzione di far combaciare anche il risultato?

“Noi vogliamo fare bene, abbiamo intenzione di andare avanti. Cercheremo di interpretare bene la gara, per non discostarci dalla mentalità giusta che abbiamo trovato”.

Quanto conta per l’Inter la Tim Cup?

“Conta tantissimo. L’Inter l’ha vinta le due ultime edizioni, ci teniamo eccome. Arriva il Genoa e sarà di sicuro una bella partita. Mi auguro che i nostri tifosi – anche se fa freddo, lo so – ci vengano a sostenere. Questo è il desiderio mio e dei ragazzi: riportare tanta gente allo stadio”.

Come si gestisce l’euforia post derby?

“Questa è una squadra che, nel passato, ha dimostrato di saper gestire i momenti euforici e non solo, perché è una squadra che sa vincere e che vuole continuare a vincere. In questo campionato abbiamo dimostrato più volte che siamo stati capaci di rialzarci. Adesso dobbiamo far vedere che sappiamo camminare e correre”.

Contro il Genoa ci sarà turn over?

“Sì, perché ho dei giocatori – non solo quelli che giocano maggiormente – che meritano tutti quanti di giocare. Voglio dare a loro l’opportunità, perché se lo meritano. Però, sia chiaro, dobbiamo vincere”.

La gara di domani servirà anche per far mettere minuti nelle gambe a Wesley Sneijder e Diego Forlan?

“Certamente. L’ho già detto, questi sono due giocatori che si devono inserire in questo gruppo, che è partito da zero, che ha perso, ha sofferto, si è rialzato, ha lottato, si è coeso. Loro, essendosi fatti male, non hanno vissuto tutto questo, se non marginalmente, e quindi devono rientrare in questa mentalità che piace a me. Per cui, se vogliono giocare, devono farlo con questa determinazione”.

Da domenica a domenica, quattro partite in otto giorni sullo stesso prato, con temperature sotto lo zero. Un avversario in più?

“Ormai ci siamo abituati, ci copriremo bene… Questo è il calendario e io non sono uno che si mette a dire ‘perché o per come’. È così, bisogna farlo e noi giochiamo, punto e basta”.

Quanto può incidere sulle prossime gare la vittoria ottenuta domenica sera contro il Milan?

“Lo vedremo nelle prossime partite quanto ha inciso sul morale e sull’autostima dei giocatori”.

Intanto c’è un dato indicativo, quello del possesso palla: 67% Milan, 33% Inter. Come nella finale di Uefa Champions League di Madrid: 67% era stato il possesso palla del Bayern Monaco e 33% quello dell’Inter. Significa che questa è una squadra che sa gestire le situazioni?

“Mi fa piacere che siamo diventati tutti spagnoli… (sorride, ndr). Dico solo che preferisco tenermi il 33% e vincere la partita”.

Come si risponde alla critiche ricevute per questo tipo di gioco?

“Rispondo dicendo due cose. La prima: vedo tante gare e non mi sembra di aver trovato tante squadre che giocano questo calcio stratosferico; ce ne sarà qualcuno, sicuramente il Pescara di Zeman. La seconda: credo che i nostri tifosi si siano divertiti e se riusciamo a fare 20 di queste partite, forse vinciamo qualcosa”.

Direbbe quindi che è stata una grande partita da parte dell’Inter?

“Non lo so, non dipende da me dire se è stata una grande o una piccola partita. Dico che abbiamo giocato contro una grande squadra e che siamo stati bravi a farla giocare come volevamo noi”.

Se l’Inter gioca in un certo modo è ancora al squadra più forte del campionato?

“Non lo so, io sono abituato a dare a Cesare quel che è di Cesare, abbiamo delle squadre davanti a noi, quindi stanno facendo meglio loro”.

Finito il ‘tormentone Tevez’ si parla ora di due giocatori brasiliani. L’Inter deve davvero tornare sul mercato?

“Non lo so, l’importante è però parlarne, così c’è qualcosa da dire… (sorride, ndr). Noi non ne parliamo, fa parte del gioco”.

E se le chiedono di Thiago Motta e di Mauro Zarate, che cosa risponde?

“Che non parlo mai di mercato”.

Di Ranieri si parla come del ‘normal one’, eppure quello che sta facendo con l’Inter non è normale, bensì miracoloso…

“Io alleno dal 1986. Se ora sono il tecnico di uno dei club più prestigiosi al mondo qualcosa devo aver fatto… Nessuno mi ha mai aiutato, quindi qualcosa di positivo devo aver fatto da qualche parte”.

Dove arriverà quest’Inter?

“Noi viviamo alla giornata, anche perché siamo partiti in ritardo. Ma vogliamo fare bene, questo è sicuro”.

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