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L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Chi è causa del suo mal… pianga. Pianga.

Ciao Coppa dalle grandi orecchie, è stato bello finché è durato. Grazie e arrivederci, si spera, a presto. Come al solito, quando il fumo si dirada, quando le chiacchiere si spengono, quando le lucine sfavillanti delle vittorie che contano zero, l’Inter, soprattutto i suoi tifosi, si risvegliano abbacchiati e fuori dal calcio che conta. Non si può parlare di biscottoni, di anti sportività, di tutto il contorno di cui noi italiani e italioti siamo abituati ad addobbare le sconfitte. In questo risveglio mesto e traumatico bisogna soprattutto essere obiettivi e capaci di fare mea culpa. Se siamo stati eliminati dal girone di Champions la colpa è nostra. Punto e basta.

SIAMO IL NOSTRO TALLONE D’ACHILLE

Perché l’Inter ha meritato di uscire dalla Champions, la verità va detta chiara e tonda, nuda e cruda. Il problema non è perdere col Barcellona, perdere con il Tottenham in trasferta. Contro avversari di questa caratura ci può stare, anche se, soprattutto a Londra, abbiamo avuto le nostre colpe (vero Luciano?). Il vero disastro è avvenuto stasera, quando in ballo c’era una partita da Inter, da attributi, di voglia e forza. Al momento della verità, come al solito, ci siamo fatti male da soli, ci siamo eliminati. Siamo stati molli, spenti, senza carattere. Palloni buttati via, gioco di squadra praticamente assente, vecchie paure riesumate. Anche dopo il pareggio ci siamo accontentati e, giustamente, ne abbiamo pagato le conseguenze.

Si può sorvolare sul suicidio sportivo di Asamoah, l’uomo che avrebbe dovuto dare l’esperienza che mancava su questi palcoscenici. Si può chiudere un occhio su scelte tattiche discutibili, su errori di valutazione in costruzione della rosa nella finestra di mercato e mille altri fattori. Ma non si può far finta di nulla quando arrivi terzo in un girone in cui dopo 2 giornate eri praticamente agli ottavi. Non si può e non si deve, si farebbe passare un messaggio sbagliato. Cercare perennemente alibi ad ogni costo, alla lunga giustifica ogni colpa, fa perdonare l’imperdonabile. E questo, ovviamente, non deve accadere. SIAMO LA CAUSA DEL NOSTRO MALE. Siamo noi il nostro virus e, diciamocelo, siamo davvero ostici da debellare. Ogni anno sembra quello buono per guarire, per rinascere, rifondare, tornare. Tutta cenere che si accumula e pesa come macigni nel cuore di chi a questa causa ci tiene davvero.

Come quel povero Mauro là davanti, che il suo nel bene o nel male lo fa sempre, ma non riesce mai a togliersi soddisfazioni per la caratura dei compagni e dello staff che lo circonda. Bisogna prestare attenzione, perché a furia di perdere e fallire, spesso viene voglia di cambiare aria e ricominciare, di vincere qualche volta…

Dire l’Inter è questa, l’Inter è stata sfortunata o disattenta, sarebbe ingiusto. Indorare la pillola, dopo la prestazione di ieri, è una cazzata bella e buona. A cui bisogna dire basta, per la nostra dignità. I tifosi nerazzurri hanno pagato lo scotto maggiore, quello del sogno a lungo carezzato e subito spento dalla solita squadra spaurita, ancora una volta, tanto per cambiare. Dicembre ormai è il nostro mese nero certo, ma questa sera è andata di scena una caporetto. Nella partita più importante degli ultimi 7 anni, ci siamo riscoperti piccoli e deboli. Malriusciti e perdenti. Polli. Proprio come quando perdemmo contro il Marsiglia.

Inutile piangere sull’opportunità persa, o meglio buttata, ora c’è una Europa League da onorare, e guai a chi prova a tirare indietro ancora il piede o a prendersela con calma perché “è una coppetta”. Coppetta o no, ci siamo messi noi in questa situazione e va portata fino in fondo col massimo rispetto e impegno. Ognuno ha quel che si merita e noi, diciamocelo, la coppa dalle grandi orecchie non ce la siamo meritata. Il nostro posto non è quello, non ancora. Ciao Champions, speriamo sia solo un arrivederci alla prossima stagione. Che brutto risveglio, dopo un’estate di sogni a occhi aperti, lasciarci già così presto…

Noi però, volenti o nolenti, da questo incubo ci siamo svegliati questa mattina. Tu, cara Inter, e tu, Caro Spalletti, cosa avete intenzione di fare? 

 

Fonte immagine in evidenza: Screen Partita

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redazione