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Murillo, dicci chi sei: futuro campione o futura promessa mancata?

La stagione di Jeison Murillo non è iniziata nel migliore dei modi: ad eccezione della sfida contro la Juventus infatti, le sue prestazioni sono state abbastanza opache, se non disastrose come quelle europee, dove ha dimostrato, senza la preziosa compagnia di Miranda, di non aver ancora le qualità e la leadership necessaria per imporsi come leader difensivo o, almeno, come elemento di inossidabile affidabilità. Il ragazzo non ha risolto delle lacune emerse la scorsa stagione, forse sta soffrendo il cambio di gioco voluto da de Boer, che lascia i centrali difensivi meno protetti e li espone più spesso all’uno contro uno con gli attaccanti avversari, che in alcune serate possono essere inafferrabili e imprendibili e la recente sfida contro la Roma di Dzeko e Salah è un ricordo troppo fresco per non  essere rievocato in tal senso. Come se non bastasse, a testimonianza di questi primi mesi complicati è arrivata anche la panchina nell ultima partita di qualificazioni mondiali disputata dalla sua Colombia, della quale era stato un perno fisso nell ultimo anno e mezzo.

Ormai possiamo dire di conoscere bene pregi e limiti di questo centrale difensivo, che fa della propria potenza fisica e dell’esplosività le sue qualità primarie, quelle che gli consentono di essere un ottimo colpitore di testa e di reggere bene l’urto con gli attaccanti di grossa stazza. Altra qualità innata è senza dubbio il tempismo, che gli permette spesso di azzeccare il  tempo giusto dell’intervento in scivolata o dell’anticipo ad avversari più rapidi e veloci che, frontalmente, potrebbero metterlo più in difficoltá. Purtroppo c’è anche l’altra faccia della medaglia ed è quella di un calciatore che punta troppo sulle sue peculiarità, azzaradando un recupero o un intervento anche quando sarebbe più opportuno temporeggiare, accompagnare l’avversario e non lasciare la retroguardia scoperta. Oltretutto, non si può non evidenziare una certa allergia al rigore dei dettami tattici, che prevedono disciplina e concentrazione e che, per l appunto, consigliano di non seguire sempre l’istinto. Emblematica l’azione dell’uno a zero di Dzeko nel già citato ultimo match contro la Roma, dove, sull’inserimento e sul successivo cross di Bruno Peres non ha incredibilmente seguito l’evolversi della situazione, ma si è incredibilmente piantato a centro area, per la gioia del bosniaco. Un errore da principiante, banale nel suo principio, quello di seguire l’uomo.

Murillo può imboccare due strade, una opposta all’altro e che possono segnare sia il suo futuro che quello della sua squadra, in particolar modo nel breve periodo. Diventare un difensore come Miranda, in grado di comandare un reparto, andare oltre la semplice scivolata vincente e iniziare a valutare le conseguenze di ogni intervento, a capire le meccaniche e i possibili esiti di una fase della partita e di un particolare contesto di gioco, oppure rischiare di rimanere in un limbo pericoloso dove si resta discreti interpreti del ruolo, ma più votati alla mediocrità che all’eccellenza, quel limbo che ha recentemente abbracciato in nerazzurro i vari Ranocchia e Juan Jesus, incapaci nel mantenere le interessanti premesse dei loro primi tempi a Milano. L’Inter non se lo augura, anche perché per puntare al massimo sa che è necessario essere fornita di una coppia difensiva adeguata sia nel suo insieme, che nei due singoli presi a sè stanti. Ora sta a Murillo dimostrare di poter essere all altezza delle aspettative riposte in lui.

 

 

This post was last modified on 11 Ottobre 2016 - 19:59

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Published by
Bernardo Cianfrocca