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Mancini: “Inter al pari della Juve solo con Ibra e Touré. La base adesso c’è, si rispetti il mio lavoro”

Roberto Mancini non è più l’allenatore dell’Inter, al suo posto i nerazzurri hanno scelto de Boer. Il tecnico jesino si è concesso a “carta e penna” del Corriere dello Sport per un’intervista esclusiva, alla quale ha parlato del suo rapporto con la società meneghina, il suo passato vittorioso ed un futuro ancora da decifrare.

Sul divorzio con l’Inter, Mancini chiosa: “I rapporti restano buoni e non ho motivo di avere rancori contro il club nerazzurro, come penso loro non possano averne nei miei confronti. La risoluzione è stata consensuale, non siamo riusciti ad imboccare la stessa strada per raggiungere gli obiettivi che l’Inter deve sempre avere davanti: lo scudetto e la Champions. Resterò, ovviamente, un tifoso nerazzurro”. 

Qualche rimpianto sulla passata stagione: “Forse il mese di gennaio, quello in cui l’Inter ha avuto un black out totale. Purtroppo quando riapri un ciclo può capitare. Se qualche sconfitta fosse diventata un pareggio, probabilmente saremmo andati noi a fare il preliminare e non la Roma. Anche nel 2004 eravamo partiti a piccoli passi e poi siamo saliti al vertice per restarci”.

Inevitabile parlare anche di mercato e dei suoi sogni nelle varie campagne acquisti nerazzurre: “Yaya, da sempre, era uno dei miei obiettivi. Avevamo quasi chiuso il suo acquisto con il presidente Thohir un anno fa, poi lui preferì non tradire il Manchester City dove lo avevo portato io. Touré, come Ibrahimovic, è uno di quei giocatori che fanno la differenza, possono spostare da soli l’esito di un campionato. Come Messi e Cristiano Ronaldo. Oggi la Juve fa parte di un altro pianeta, sotto tutti i punti di vista. Ma se un club avesse preso Ibra o Yaya o addirittura tutti e due insieme avrebbe lottato con i bianconeri per il titolo. Ne sono certo. Non parlo solo dell’Inter, parlo di Milan, Napoli, Roma, Fiorentina…Le big, insomma, quelle del giro che conta. Dybala? Abbiamo provato a prendere anche lui dal Palermo ma scelse la Juventus…”. 

Poi un riferimento alla diatriba con Gullit: “Era invidioso da giocatore, figuriamoci ora da disoccupato. Cosa sa lui per parlare del lavoro di un collega? All’Inter hanno i dati del lavoro fatto durante la preparazione: siamo nell’epoca moderna, ci sono i Gps, i computer, io ho uno staff di professionisti seri, nessuno può permettersi di denigrare il nostro piano. Ci sono i dati, i numeri, è tutto registrato. Non esiste, per chiarezza, una squadra pronta il 20 agosto. Ci vogliono sei o sette giornate, diciamo il mese di settembre, per essere al top. E questo vale per tutti. Fine del discorso e di una polemica strumentale”. 

Sul presente e sul futuro che lo attende, con qualche sogno nascosto nel cassetto: “Ora stacco la spina, in attesa che arrivi un progetto serio. Non ho assolutamente fretta. Mi piacerebbe tornare in Premier League, è ancora il campionato migliore al mondo. Un sogno? La Champions League è un grande rimpianto, la seguo ancora dalla finale contro il Barcellona con la Sampdoria”.

Una parentesi sulla Nazionale e su Totti: “Come tutti quelli che fanno il mio lavoro, la Nazionale è un punto di arrivo, un motivo di orgoglio. Totti? L’avrei allenato volentieri…”.

This post was last modified on 7 Settembre 2016 - 10:17

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redazione