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Editoriale – Il lupo perde il pelo ma non il vizio

E’ tornato, è decisamente tornato. Non si sa in quanti sentissero la sua mancanza, ma lo ha fatto. Esattamente come ce lo ricordavamo. Eh già stiamo parlando proprio di Luciano Spalletti, stimato allenatore simpatico e comunicativo.

Le qualità tecniche, magari (!), non si discutono ma ciò che lascia sempre perplessi è la sua voglia di essere un aspirante One Man Show. Sì perché non ci riesce proprio ad esserlo totalmente ma ci prova di continuo.

Qualche anno fa qualcuno e non proprio uno a caso, diceva: “Spalletti in prime time”, sostenendo che fosse amico di tutti, soprattutto di tutti i giornalisti e parlasse con la stampa a ritmo continuo. Proprio Josè Mourinho, l’incubo peggiore dell’ultimo Spalletti italico prima del suo approdo in terra russa. Già allora il primo parlava poco e vinceva (tanto), mentre il secondo abusava delle parole ma latitava in quanto a titoli. Non è cambiato nulla.

Tornato dal campionato russo, sembra uno Spalletti ancor più illuminato e praticamente (dalla stampa e dagli addetti ai lavori) intoccabile. Manda a casa dal ritiro non un primavera qualsiasi ma Francesco Totti e tifosi a parte, che hanno subito scelto da che parte stare, la stampa non muove un dito. Ma ve lo immaginate se Mancini, Mourinho o chicchessia avessero fatto lo stesso con Zanetti? Non si ferma qua naturalmente, perché dopo il Real Madrid tiene una conferenza stampa che ha lasciato attoniti tutti, neppure i vate del calcio avrebbero mai osato tanto, ma Luciano può.

Allora basta? Neanche per idea. Come fosse un Capello, un Sacchi, un Mourinho o un Guardiola qualunque decide di movimentare la vigilia tra Roma ed Inter e neanche avesse dalla sua (non vorremmo parlare del campionato russo vero?!?) un palmares importante dice che Thohir doveva vincere lo scudetto ma è sempre contento anche quando gli dicono che è 5°.
L’Inter non era partita per vincere il campionato, mentre qualcun altro sì.
Si potrà dire che lui all’inizio di questa stagione non era sulla panchina giallorossa. Vero ma la sua squadra che parte in estate per vincere lo scudetto e si ritrova, con un campionato italiano senza protagonisti Juventus esclusa, a lottare per il terzo/quarto posto e quando proprio va bene per il secondo, sono parecchi anni. Anche quando sulla panchina della Roma sedeva lui.
La battuta non fa ridere e dovendo proseguire sulla stessa lunghezza d’onda nella capitale dovrebbe esserci un tasso di depressione vicino alla totalità degli abitanti.

Sempre il solito impareggiabile. Verrebbe da azzardare un’ipotesi (poi non diteci che non ve lo avevamo detto!):
e se fosse proprio Lucianone Spalletti il prossimo ct della nazionale azzurra?

This post was last modified on 19 Marzo 2016 - 18:06

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redazione