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Il calciomercato non dorme mai, così dicono. La verità è che, negli ultimi anni, la dirigenza nerazzurra sembrava essere sprofondata in un sonno interminabile, la proverbiale pennichella pomeridiana che segue un pasto ricco ed abbondante. Errori grossolani, giocatori svenduti per poche monete ed altri acquistati a cifre sproprositate in relazione al valore intrinseco degli stessi. In quest’ultimo caso, la formula “soddisfatti o rimborsati” avrebbe fatto veramente comodo.

Sarà stato il frastuono del traffico milanese, il bisogno fisiologico dettato dalla fame (quella di vittorie precisamente) dopo un lungo letargo, o ancora la paura di fornire a Mazzarri nuove giustificazioni da utilizzare nei periodi di magra. Quelle che riguardano la sfortuna o la superiorità mostrata nel numero di calci d’angolo battuti, sembrano essere, ormai, fuori moda. Qualunque sia la causa, la conseguenza è ben visibile a tutti: l’Inter si è svegliata.

Facciamo un passo indietro. Negli ultimi giorni, è arrivata l’ufficialità dell’acquisto di Dodò dalla Roma e la conferma di due operazioni in via di definizione, ovvero quelle riguardanti i due centrocampisti Yann M’Vila e Gary Medel. Non si tratta di campioni affermati e generalmente riconosciuti dalla “dottrina calcistica”, spesso condizionata e ancorata a principi fin troppo lontani dalle caratteristiche del calcio moderno. E nemmeno si può parlare di giocatori capaci di sovvertire in piena autonomia le sorti di un match, lasciando ai propri compagni il solo compito di esultare al termine dei novanta minuti. Non è ciò che l’Inter cerca (o almeno può permettersi di cercare) in questo mercato. Per ripartire e ritornare competitivi, la priorità rimane quella di costruire una squadra che abbia una precisa identità, una spina dorsale ben definita, una struttura di base solida.

Strada intrapresa coraggiosamente da Erick Thohir, nei confronti del quale si era anzitempo alzato il grido di disperazione dei tifosi nerazzurri, simile al “Tagliategli la testa” che la Regina di Cuori pronuncia in “Alice nel Paese delle meraviglie”. Il tycoon indonesiano è stato sinora impegnato in una massiccia opera di restyling societario con la tanto sospirata cacciata di Marco Branca e l’inserimento di figure altamente professionali, come quelle di Williamson nell’area amministrativa, finanza e controllo e di Bolingbroke (meglio conosciuto come “il re della biglietteria”) per incrementare i proventi societari. Un taglio netto con il passato, ravvisabile, ora, anche in sede di mercato. Le operazioni concluse, o quasi, dai dirigenti della Beneamata sembrano perfettamente funzionali, infatti, alle esigenze dell’allenatore e della squadra. Con l’addio di Samuel, mancava un vero leader difensivo ed è arrivato Vidic, serviva un terzino sinistro ed è stato acquistato Dodò, Mazzarri ha chiesto un metodista ed è stato accontentato con l’ingaggio di M’Vila e, molto probabilmente, di Medel. Non più il solito confuso e goffo tentativo delle ultime ore del 31 Agosto per placare l’ira dei supporters, ma una strategia mirata ed organizzata.

Meritevole di una medaglia al valore, nonostante sia troppo presto per tesserne in modo definitivo le lodi, è anche Piero Ausilio, da oggi ribattezzato “il re del prestito con diritto di riscatto” o, meglio ancora, “il mago del pagamento differito“. E’ vero, un giorno o l’altro bisognerà versare i soldi promessi qua e là, ma si spera che quando quel fatidico momento arriverà, la situazione societaria dell’Inter sarà meno complicata e i conti più in ordine. A parità di budget, c’è chi negli ultimi anni ha speso tanto e male e chi, nel presente, si sta impegnando a convertire positivamente il rapporto tra quantità di risorse impiegate e qualità degli acquisti. Temporeggiare, usare la fantasia, ridurre gli sprechi e massimizzare le risorse, in attesa di tempi migliori. Perchè, in fondo, i campioni possono aspettare, l’Inter no.

 

This post was last modified on 11 Settembre 2014 - 23:50

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redazione