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Inter-Genoa 2-0, la lavagna tattica

Buona la prima. Almeno dal punto di vista del punteggio, la nuova stagione nerazzurra inizia sotto una buona stella e non è poco se si considera come il finale della passata stagione aveva depresso gli umori dell’ambiente. La squadra del nuovo tecnico Mazzarri non avrà particolarmente entusiasmato per ritmo e spettacolo, ma ha comandato la gara per tutta la sua durata. La sensazione è che l’undici interista, col tempo (e magari con qualche altro innesto), possa soltanto migliorare per qualità ed affiatamento. Coraggio, personalità e carattere appartengono già alla nuova Inter a cui l’allenatore toscano dovrà regalare identità tattica, spregiudicatezza e padronanza dei propri mezzi.

L’ANALISI TATTICA

COSA HA FUNZIONATO – Al netto dell’impalpabilità del Genoa, la prima impressione è che, rispetto alla passata (tragicomica) stagione, l’Inter attuale sia cresciuta soprattutto per tenuta difensiva e collegamento tra i reparti. Handanovic che, fatta eccezione per qualche potenziale occasione rossoblu, può essere iscritto di diritto nella lista degli spettatori, è stato ben protetto da una retroguardia attenta, arcigna, concentrata, nella quale, per distacco, è emerso un sontuoso Hugo Campagnaro. Buona la capacità del centrocampo nerazzurro di rinculare con celerità per non soccombere sotto i colpi delle ripartenze liguri, facendo continuamente densità sulla trequarti difensiva e chiudendo con sagacia tutte le diagonali di passaggio. Molto positive anche la ricerca sistematica dei cambi gioco e della profondità sugli esterni dove, quasi paradossalmente, Jonathan più di Nagatomo è riuscito a creare superiorità numerica e pericolosità offensiva. Molto incisivi gli impatti sulla partita dei subentranti Kovacic e Icardi, che hanno donato ai nerazzurri passo, peso offensivo e soluzioni di gioco, e lo spostamento di Alvarez come intermedio sinistro.

COSA NON HA FUNZIONATO – Con le gambe comprensibilmente ancora pesanti, l’Inter ha faticato troppo a fare gioco e a rendersi pericolosa. La scarsa precisione di alcune giocate lunghe ha portato i centrocampisti nerazzurri a perdere, spesso, il ritmo del palleggio consentendo al Grifone di chiuderesi con le due linee corte e strette. Ne è conseguito che, con gli spazi sempre più angusti, i nerazzurri abbiano patito ancor più la mancanza di giocatori dal tasso tecnico eccelso in grado di creare superiorità sulla trequarti e di scompaginare il fortino genoano. La sensazione è che la soluzione con Palacio unica punta possa funzionare soltanto con avversari di caratura superiore maggiormente inclini a fare la partita e poco avvezzi a una tattica rinunciataria. Male Kuzmanovic, parso troppo pigro e troppo portato alla giocata corta, scontata e orizzontale. Da migliorare anche il meccanismo secondo cui uno o entrambi gli interni si alzano quando la seconda punta si abbassa: lo scarso sincronismo legato a tale dinamica di gioco potrebbe creare la pericolosa conseguenza di sguarnire gli ultimi 30 metri difensivi lasciando il play basso di centrocampo privo delle dovute coperture. Un altro aspetto da affinare è la qualità nel gioco in verticale, da ricercare con maggiore velocità e, possibilmente, con un numero inferiore di tocchi.

This post was last modified on 23 Settembre 2013 - 16:14

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redazione