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Pro e contro della scelta Mazzarri

Zero esoneri in dodici anni di carriera nei quali ha sempre raggiunto, e spesso migliorato, gli obiettivi di inizio stagione; una coppa Italia vinta, un’altra sfiorata.

Questo è il curriculum con cui Walter Mazzarri si “dovrebbe” presentare all’Inter. Il condizionale è d’obbligo, perchè l’annuncio non è ancora ufficiale, ma perde di significato se si analizzano gli indizi che giorno dopo giorno avvicinano sempre più il tecnico livornese alla Pinetina.

Un background di tutto rispetto, ma l’idea di Mazzarri sulla panchina dell’Inter non scalda il cuore a una buona fetta di supporters nerazzurri; una diffidenza che sembra vertere più sul personaggio che sull’allenatore: autoreferenziale, arrogante, un po’ vittima e un po’ paraculo, Mazzarri è forse l’unico specimen di allenatore “imbattuto”: dietro ad ogni sconfitta infatti ci sono sempre degli EPISODI (abituatevi a questa parola) che hanno condizionato la partita. Mai un’autocritica e guai a criticarlo, vi sbatterà in faccia il suo curriculum.

Dal punto di vista del lavoro sul campo invece, che è quello che conta di più, c’è poco da storcere il naso. Il carattere, la determinazione e l’organizzazione difensiva sono i tratti distintivi delle sue squadre. Tutti gli attaccanti che ha allenato hanno visto crescere drasticamente le loro medie realizzative: da Lucarelli a Cavani, passando per Bianchi e Pazzini.

Molti dei suoi detrattori lo accusano di essere troppo integralista tatticamente: la difesa a 3 è un dogma imprescindibile ed effettivamente le sue squadre faticano a difendere con altri sistemi di gioco. Tuttavia questo assetto difensivo, i cui limiti si palesano soprattutto quando gli avversari si schierano con una sola punta e con un centrocampo robusto, ha sempre garantito eccellenti risultati, anche dal punto di vista dei gol subiti.

Per quanto attiene invece alla disposizione tattica dal centrocampo in su, Mazzarri non si è mai limitato ad un unico schieramento. A Livorno 3-5-2 con due attaccanti puri (Protti e Lucarelli). Al primo anno con la Reggina 3-5-1-1 con Nakamura a supporto di Bonazzoli. Con l’addio del trequartista giapponese passaggio al 3-4-1-2 con Cozza prima e Foggia poi ad ispirare Amoruso e Bianchi. Ritorno al 3-5-2 nell’esperienza blucerchiata; diverse le caratteristiche dei partner di Cassano: Bellucci nel primo anno e mezzo, Pazzini negli ultimi sei mesi che portarano la squadra alla finale di Coppa Italia persa con la Lazio ai rigori. A Napoli 3-4-2-1 fino all’addio di Lavezzi; nell’ultima stagione alternati 3-5-2 e 3-4-1-2.

Mazzarri all’Inter troverebbe una squadra che nell’ultima balorda stagione ha espresso il miglior calcio e raggiunto i migliori risultati proprio con la difesa a 3. L’acquisto di Campagnaro inoltre, uno dei migliori difensori per rendimento dell’ultimo campionato, consente di avere nel ruolo di terzo a destra un giocatore capace di far partire l’azione e allargare il campo. Ranocchia, reduce da due stagioni deludenti, potrebbe beneficiare dell’effetto Mazzarri che a Napoli, in quel ruolo, ha rigenerato e valorizzato Paolo Cannavaro. Maggiori difficoltà di adattamento dovrebbe avere Juan Jesus nel ruolo di terzo a sinistra; in quella zona Mazzarri preferisce un giocatore che tenga la posizione e stringa verso il centro quando la squadra è in possesso palla. Chivu teoricamente potrebbe essere quel giocatore, ma JJ ha l’età, le qualità e i margini di miglioramento per poter ricoprire il ruolo.

Kovacic, una delle poche certezze del centrocampo nerazzurro, difficilmente verrà impiegato nei due davanti alla difesa. Trequartista o mezzala nel 3-5-2. Discorso simile per Guarin, che potrebbe convivere con Mateo in un ipotetico 3-4-2-1, anche se l’abbondanza del reparto d’attacco (Cassano, Milito, Palacio, Icardi) escluderebbe a priori un assetto del genere.

Allo stato attuale, considerando la rosa e l’idea di calcio di Mazzarri, l’Inter necessita di un centrocampista (possibilmente un mediano di livello), di un difensore, di un esterno e soprattutto di ridurre il numero di giocatori. Mazzarri infatti è abituato a lavorare con pochi titolarissimi” e ha tra le sue lacune una pessima gestione del turnover.

La mancanza delle coppe europee potrebbe rilevarsi un grande vantaggio in tal senso; il peggior Napoli come risultati in campionato e qualità gioco si è visto l’anno scorso (nonostante un’ottima champions e la vittoria della coppa Italia) proprio per l’incapacità, o meglio, la disabitudine di Mazzarri nel gestire il doppio impegno.

This post was last modified on 26 Maggio 2013 - 16:39

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redazione