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Dalla Primavera alla prima squadra: i problemi di un’Inter “spuntata”

Nel calcio, si sa, ci sono annate perfette, dove ogni cosa gira nella maniera migliore, dove ti senti invincibile e in grado di battere chiunque, stagioni in cui il tuo portiere fa miracoli, l’azione è fluida e gli attaccanti sono dei veri e propri cecchini infallibili. In periodi così, pensi di poter vincere tutto, dalla Champions League al campionato, dalla coppa nazionale ai big match contro rivali storiche.

Come in ogni cosa, però, c’è sempre un rovescio della medaglia: infatti ci sono altre annate in cui, come una maledizione, la fortuna ti gira le spalle, i sogni di gloria sfumano a uno a uno e i giocatori che fino a qualche anno prima avevano la parvenza di divinità immortali si riscoprono umani e fragili, sia mentalmente che fisicamente.

Nella prima stagione interamente guidata da Stramaccioni, lo staff dirigenziale nerazzurro ha proseguito sulla linea dell’abbattimento del monte ingaggi e del ringiovanimento della rosa; una scelta, sulla carta, ineccepibile, ma che in sede di mercato ha portato ad acquisti e cessioni quantomeno discutibili che hanno limitato le scelte del tecnico romano.

Dopo aver vissuto un girone d’andata alla disperata ricerca di centrocampisti in grado di creare gioco, il mercato invernale ha portato a Milano Kuzmanovic e Kovacic, giocatori importanti sia per il presente che per il futuro, ma ha privato l’Inter di Sneijder, Coutinho e Livaja, ossia tre uomini d’attacco.

Le partenze di Wes, Cou e Marko non sono state adeguatamente compensate: l’arrivo di Rocchi, in grave ritardo di condizione fisica, ha suscitato perplessità nel popolo nerazzurro e l’ilarità delle altre tifoserie, dimostrando come si sia agito con poca lungimiranza.

Se, a fronte di tre partenze e un solo arrivo, peraltro non entusiasmante, si aggiungono l’infortunio di Milito e il caso Cassano, la situazione dell’attacco della Beneamata lascia poco spazio per i sorrisi; inoltre, come un “carico” a briscola, i baby della Primavera si stanno dimostrando un po’ troppo acerbiColombi e Forte non sembrano essere ancora pronti a raccogliere il testimone (importante) lasciato da Longo e Livaja e anche per questo motivo lo staff nerazzurro aveva sondato lo svincolato Carew per rimpolpare un attacco ridotto ai minimi termini.

Com’è nel DNA interista, però, nel momento di difficoltà è uscito il carattere che contraddistingue questa squadra, grazie a un immenso Palacio e a un Alvarez che, a piccolissimi passi, si sta ritagliando i suoi spazi da titolare; in un’annata così complicata per l’attacco, anche questi lievi segnali di miglioramento vanno interpretati positivamente in vista dello sprint finale.

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redazione