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I veri motivi della crisi nerazzurra

Da qualche settimana a questa parte, c’è una domanda che tormenta le notti dei tifosi interisti: che fine ha fatto quella squadra che era stata capace di violare lo Juventus Stadium, facendo sognare il popolo nerazzurro e convincendo anche i più scettici che fosse finalmente arrivato il momento di inaugurare una nuova era dopo il deludente interregno post-triplete?

Il trionfo contro gli eterni rivali bianconeri sembrava potesse aprire nuovi scenari, con Stramaccioni sempre più leader di un progetto destinato a riportare l’Inter in alto. Invece, l’exploit di Torino si è trasformato ben presto in un canto del cigno. La sera del 3 novembre ha fatto da spartiacque per le ambizioni stagionali nerazzurre: se fino a quel momento Zanetti e compagni erano riusciti a raccogliere 9 vittorie in 11 partite, segnando 22 gol e subendone 10, dalla giornata successiva la squadra ha cominciato a perdere colpi, portando a casa solo 16 punti dei 42 a disposizione (frutto di 4 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte, con 18 reti all’attivo e 23 al passivo).

Un ruolino di marcia che assume tratti ancora più inquietanti se ci si limita ad analizzare i match giocati in trasferta: con il successo nel derby d’Italia, infatti, i nerazzurri avevano centrato la sesta vittoria in altrettante partite (con 14 gol realizzati e solo 2 subiti), mettendo a segno un en plein da record che aveva permesso alla squadra di portarsi a un punto dalla vetta. Da lì in poi, però, la tendenza si è completamente invertita e nei tre mesi successivi l’Inter non è più riuscita a ottenere i tre punti: 6 sconfitte e 1 pareggio in 7 giornate, con 16 gol al passivo e 5 all’attivo.

Di fronte a questi numeri, viene spontaneo interrogarsi sulle ragioni di un simile crollo. Identificare un capro espiatorio è il passatempo preferito da molti ma, in questa situazione, cercare un unico colpevole non sarebbe corretto: i fattori che hanno generato la crisi sono diversi e meritano di essere analizzati singolarmente.

L’EUROPA LEAGUE – A causa di una rosa non abbastanza profonda, Stramaccioni ha incontrato parecchie difficoltà nel gestire le energie del gruppo. Il doppio impegno ha impedito all’Inter di dare continuità ai propri risultati: la squadra ha pagato la preparazione anticipata ed è riuscita a esprimersi al massimo delle sue potenzialità solo quando la condizione fisica era al top (nelle 10 vittorie consecutive ottenute tra il 26 settembre e l’8 novembre). La scarsa abitudine a scendere in campo il giovedì, con soli due giorni a disposizione per preparare la gara della domenica, ha fatto il resto. Non a caso, 5 delle 8 sconfitte rimediate in campionato sono arrivate dopo una fatica europea. Un problema che, visto l’andamento delle altre italiane impegnate in Europa League, sembra non riguardare solo l’Inter.

IL MERCATO – Per svariati motivi, nelle ultime due sessioni di mercato, la società è stata costretta a cambiare in corsa le proprie strategie. La nuova politica finanziaria, che ha portato inevitabilmente alla rinuncia di obiettivi importanti (come Lucas e Lavezzi), e qualche scommessa che non ha dato i frutti sperati (come Silvestre e Pereira) hanno complicato i piani di Stramaccioni. Il caso Sneijder, l’ennesimo rifiuto di Paulinho e la necessità di autofinanziarsi con alcune cessioni hanno condizionato il mercato di riparazione, impedendo a Branca e Ausilio di colmare tutte le lacune della rosa. Alla rivoluzione positiva che ha investito il centrocampo fa da contraltare la scellerata gestione del reparto offensivo.

GLI INFORTUNI – Non aver potuto contare, per gran parte della stagione, su pedine importanti della rosa è uno dei crucci di Stramaccioni. Le ricadute di Chivu e Stankovic, così come i continui problemi di Mudingayi e Obi, hanno privato il tecnico nerazzurro di valide alternative. Nel momento in cui sembrava che la situazione stesse migliorando, Samuel (prima) e Milito (poi) hanno dato il colpo di grazia alle ambizioni del popolo interista.

I CAMBI DI MODULO – L’assenza di un’identità di gioco è il capo d’accusa principale che viene imputato a Stramaccioni. Difficile però attribuire tutte le colpe all’allenatore romano. I fattori analizzati in precedenza, infatti, hanno influito non poco sul progetto tattico del mister: il mercato estivo ha demolito in partenza l’idea di riproporre quel 4-2-3-1 che aveva fatto le fortune della Primavera nella stagione precedente (e quelle di Mourinho nel 2010), mentre l’infortunio di Samuel, proprio quando sembrava che la squadra avesse trovato i giusti equilibri, ha rimesso in discussione quell’assetto difensivo che aveva portato alla quadratura del cerchio. Il mercato di gennaio, con i suoi cambiamenti radicali nel reparto nevralgico del campo, ha migliorato la qualità della mediana ma rischia di creare ancora più incognite a livello tattico.

All’Inter non resta che ripartire da zero, con la consapevolezza che nulla è compromesso (anche se gli obiettivi stagionali – al di là dei numeri – sono oggettivamente più lontani) e che non sarà l’ennesimo cambio di allenatore a restituire ai colori nerazzurri la gloria che meritano.

 

Alessandro Suardelli

(Twitter: @AleSuardelli)

 

 

 

 

 

 

 

 

This post was last modified on 28 Novembre 2013 - 00:07

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