• Un’epifania senza dignità

    Un’epifania senza dignità

    Ve la ricordate Lazio-Inter dello scorso anno? Non era la penultima, ma la terzultima giornata del girone d’andata. Non era l’epifania ma mancavano dieci giorni al Natale. Non eravamo sesti ma secondi. Non avevamo 31 punti ma 34, con una partita in meno. Il risultato fu lo stesso: 1-0, gol di Klose a meno di dieci minuti dalla fine. Quella partita segnò l’amara conclusione dell’inaspettata cavalcata dell’Inter di Stramaccioni, estenuata poi da infortuni a raffica, condizione fisica deficitaria e inesperienza del tecnico romano. Eppure, se ricordate davvero bene quella partita, non potete credere che il “Trova le differenze” che abbiamo abbozzato qualche rigo più su sia già terminato. Manca la dissomiglianza più lampante: quell’Inter, a differenza di questa, giocava a calcio. Cassano e compagni si resero protagonisti di un meraviglioso secondo tempo, tutto all’attacco, che solo quell’unica distrazione di Ranocchia (sì, sempre sua) e qualche dubbia decisione arbitrale resero vano. Sì, lo sappiamo. Abbiamo appena avanzato le stesse giustificazioni utilizzate da Mazzarri ieri nei vari salotti di intellettuali del calcio nel postpartita. Peccato che l’Inter di ieri sera non fosse tutta all’attacco. O, per essere più precisi, si può dire che non era mai in attacco, incapace tanto di costruire gioco quanto di ripartire, ingabbiata in un modulo ibrido che non le consente di fare nessuna delle due cose. Palacio continua ad essere isolato, il rendimento di Alvarez (il principale merito attribuito a Mazzarri) sta calando a picco, il mitologico gioco sugli esterni non si è praticamente mai visto, la difesa è un colabrodo, Kovacic nelle gerarchie viene anche dopo il flemmatico Kuzmanovic, la mossa tattica per provare disperatamente a raggiungere il pari negli ultimi minuti consiste nell’inserire Zanetti. A questo punto fatichiamo a capire il motivo per cui, in tempi di salary cap e ristrettezze economiche, si è deciso di dare tre milioni e mezzo annui a un esperto “minestraro” con limiti ormai conclamati piuttosto che continuare a dispensarne la quinta parte a un giovane, sicuramente inesperto, ma che ha dimostrato di avere indubbie capacità e ampi margini di miglioramento, oltre che un’acclarata attitudine a lavorare coi e sui giovani, una competenza distintiva in tempi di ricostruzione, o presunta tale. Dopo le prime giornate molti soloni del pallone si erano affrettati a constatare che Mazzarri aveva restituito all’Inter quella dignità che aveva perso nelle ultime giornate del campionato precedente, senza menzionare le condizioni al limite del paranormale in cui erano state affrontate. Ora permettete a noi di constatare che in questo squallido 3-6-1 catenacciaro non vediamo un briciolo di dignità.   Giovanni Cassese (Twitter: @vannicassese)

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  • I buoni propositi per l’anno nuovo

    I buoni propositi per l’anno nuovo

    E’ ufficialmente cominciato il conto alla rovescia, al termine del quale potremo finalmente accogliere il nuovo anno, ricolmi di buone intenzioni e speranze ritrovate: un sollievo in casa Inter, essendo l’epilogo del 2013 la più alta forma di consolazione e una prospettiva appagante per tutti i tifosi nerazzurri. L’ennesimo ordinario avvicendamento in panchina e quello, meno consueto, volto a ridefinire gli equilibri societari. Thohir e Mazzarri per Moratti e Stramaccioni: così ha avuto inizio una necessaria ristrutturazione che, dopo aver sconvolto le fondamenta, mira alla progettazione di una solida e durevole costruzione. Con un fine preciso, rinascere dopo il nono posto della passata stagione e la conseguente esclusione dalle coppe europee, come una fenice risorge dalle sue ceneri. Il 2014 è ancora una volta l’anno zero, definizione decisamente inflazionata in questi ultimi tempi. E’ arrivato il momento di lasciarsi alle spalle i vecchi trionfi e le più recenti sconfitte per ripartire da rinnovate motivazioni e scelte mirate. Stilare un elenco di propositi e aspettative per i prossimi 365 giorni è il modo migliore per capire se la strada intrapresa è quella maestra: 1) Il primo posto della nostra lista dei desideri è occupato proprio da quella coppa che conquistammo nel 2010, dopo 45 anni di attesa. Nel tabellone che porta verso la gloria, l’Inter non compare da due lunghissimi anni e il primo obiettivo della nuova gestione rimane quello di farvi al più presto ritorno. Le concorrenti sono agguerrite e, fino a questo momento, più attrezzate rendendo maggiormente realistico un ingresso in Europa League. La volontà o i mezzi: all’ultimo giro di giostra, si vedrà chi avrà avuto la meglio. 2) C’è qualcosa di imponderabile, che fugge dalla sfera delle intenzioni nerazzurre. Al nuovo anno e, più in particolare, alla classe arbitrale l’Inter chiede qualche rigore in più a proprio favore. Non servirebbe nemmeno inventarli dal nulla, basterebbe evitare di sorvolare su quelli previsti dal regolamento. Diciassette giornate di Serie A senza un penalty (quattro sono già quelli a sfavore, ndr)  iniziano a gravare come un macigno sulle nostre spalle. 3) Poche ore ci separano dal 2014 e, di conseguenza, dall’apertura della sessione invernale di calciomercato. Il prossimo mese sarà fondamentale per osservare e comprendere il modus operandi del tycoon indonesiano e per testare le reali ambizioni della nuova Inter. Chiediamo, quindi, chiarezza di idee e scelte indicative di una pianificazione attenta del futuro, perché ripartire nuovamente da zero è un rischio che non ci si può più permettere di correre. 4) Discorrendo di ciò che verrà, non si può prescindere da una maggiore attenzione da riservare al settore giovanile interista, uno dei più prolifici a livello nazionale e continentale. Bardi, Mbaye, Bonazzoli, Olsen, Puskas, Duncan, Tassi e tanti altri rappresentano un patrimonio da non dilapidare ingenuamente. C’è chi può considerarsi pronto ad affrontare le pressioni della Serie A (come Kovacic in prima squadra, ndr) e chi ancora deve dimostrare tutto il suo valore, ma puntare sui giovani è la soluzione più semplice per tornare a essere grandi senza grossi investimenti. Come osservare un punto fisso all’orizzonte aiuta a non perdersi nell’immensità che si estende davanti ai nostri occhi, così avere una lista di buoni propositi per il nuovo anno può servire a non dimenticarsi dei propri obiettivi e a darci la piacevole impressione che la meta da raggiungere sia più vicina di quanto possa sembrare.  

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  • Un povero derby di Natale

    Un povero derby di Natale

    Mettiamola così, abbiamo vissuto settimane migliori nella nostra secolare storia. Reduci da tre punti in quattro partite, ci apprestiamo a vivere un derby molto particolare. Il percorso delle due squadre di Milano sembra in qualche modo simile. Entrambe deludenti in campionato, entrambe alle prese con roboanti novità societarie, entrambe guidate da allenatori che, uno per incapacità ed uno per testardaggine, faticano a farle rendere al massimo delle loro potenzialità. Entrambe le mediane saranno prive dei loro uomini di maggiore qualità, Montolivo e Alvarez, quest’ultimo squalificato in seguito all’ennesimo atto di protagonismo del prode Tagliavento. Addirittura entrambe le squadre potrebbero scendere in campo senza il sostegno delle proprie curve se è vero che i tifosi milanisti sono intenzionati a mostrare solidarietà ai cugini a cui è stato vietato l’accesso a San Siro in virtù di un regolamento grottesco. Percorsi simili, come detto. Di certo non quelli sperati. Ad inizio anno, gli addetti ai lavori davano Milan ed Inter come le principali contendenti all’unico posto Champions che le irraggiungibili Juventus e Napoli avrebbero lasciato a disposizione. Poi è esplosa la Roma di Garcia e le due milanesi non hanno mai avuto la forza e la determinazione per reagire. Il Milan di Allegri è ormai abituato a partire piano per poi rimontare, ma quest’anno non sembra avere le qualità (né i rigori ndr) per farlo. Diverso il discorso per l’Inter, protagonista lo scorso anno di un ottimo girone di andata, prima che l’inesperienza di Stramaccioni e soprattutto una miriade di infortuni ne minassero il percorso. Sarà un derby “povero”, presumibilmente poco spettacolare, uno di quelli decisi dagli episodi, quelli di cui tanto piace parlare a Mazzarri. Al momento del sorteggio dei calendari avevamo sognato, immaginando un trionfo in un derby nell’ultima partita dell’anno. Oggi fatichiamo a credere alla magia del derby di Natale.   Giovanni Cassese (Twitter: @vannicassese)

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  • Udine crocevia della stagione: riprendere la corsa per scacciare i fantasmi del passato

    Udine crocevia della stagione: riprendere la corsa per scacciare i fantasmi del passato

    Un sospirato rilancio o una fragorosa caduta? Ancora una volta, verrebbe da dire, l’Inter si ritrova di fronte al suddetto insidioso bivio prima della trasferta di Udine. A partire dal 6 gennaio 2013, infatti, era iniziata la caduta libera dei ragazzi di Stramaccioni, dopo un inizio straripante e ricco di speranze. La sconfitta (0-3 il finale ndr) maturata allo Stadio Friuli coincise con l’inizio di una crisi senza fine che portò la squadra al nono posto in classifica e alla mancata qualificazione in Europa. Anche allora, come oggi, l’esplicito obiettivo era quello di ritornare a vincere. Al rientro dalla pausa natalizia, infatti, l’Inter si presentava a Udine con l’intento di riprendere la sua corsa, culminata con l’impagabile soddisfazione di aver interrotto la striscia d’imbattibilità dello Juventus Stadium. Da quella vittoria del 3 Novembre, i nerazzurri avevano visibilmente rallentato e contro Di Natale e compagni sarebbe servito portare a casa l’intera posta in palio  per ripartire in modo convincente. I friulani, però, surclassarono la squadra di Stramaccioni e vinsero meritatamente, mettendo in moto una crisi senza precedenti. La speranza è che la storia non si ripeta e, per questo motivo, Mazzarri sta preparando nei minimi dettagli la sfida di domenica pomeriggio. Anche ora, come undici mesi fa, l’Inter arriva da un periodo a dir poco altalenante dopo un buon avvio. Il tecnico di San Vincenzo chiederà ai suoi la massima concentrazione per ritornare a Milano con il risultato massimo che, in trasferta, manca dalla esuberante esibizione del Mapei Stadium. Una vittoria rilancerebbe le ambizioni dei nerazzurri e manterrebbe la squadra nelle zone alte della classifica. L’Udinese è squadra ostica per tutti e solo recentemente contro la sorprendente Roma di Rudi Garcia, è venuta meno la stoica resistenza tra le mura amiche. Un trend positivo (14 vittorie e 8 pareggi) iniziato dopo la sconfitta contro la Juventus di Antonio Conte, risalente al 2 Settembre 2012. L’occasione per rilanciarsi, tuttavia, è troppo ghiotta e sprecarla potrebbe voler dire perdere il treno che porta verso l‘Europa che conta. Mazzarri ne è conscio e auspica che si riveda in campo un’Inter guerriera e, soprattutto, più accorta. Rilanciarsi e allontanare gli spettri del recente passato è ancora possibile.

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  • Dribbling all’insidia “quarta giornata”

    Dribbling all’insidia “quarta giornata”

    Dare giudizi certi e insindacabili dopo un mese di campionato è impresa quantomeno utopica: difficile, se non impossibile, dire senza il rischio di essere smentiti che i valori emersi in questi primi quattro round resteranno tali fino a maggio. Guardando al mondo Inter e tralasciando imprese e problemi altrui, questo primo scorcio di stagione ha evidenziato tanti lati positivi e una nuova sensazione di solidità che ora pervade tutto l’ambiente. Stagione 2011/2012: dopo la sconfitta di Palermo e lo 0-0 interno con la Roma, alla quarta di campionato l’Inter crolla 3-1 sul campo della Cenerentola Novara (la prima gara della stagione con il Lecce fu rinviata a causa dello sciopero indetto dall’AIC, ndr), Gasperini viene esonerato e inizia una stagione travagliata che si conclude con un anonimo sesto posto. Dodici mesi più tardi, con Stramaccioni in panchina, le cose non vanno meglio e l’Inter affonda clamorosamente 2-0 in casa con il Siena, che a fine stagione retrocederà in B. La roboante vittoria di ieri a Sassuolo dimostra come l’Inter targata Mazzarri stia cancellando i fantasmi del passato, ritrovando una solidità in fase difensiva che sembrava impensabile fino a pochi mesi fa. La compattezza mostrata contro i neroverdi non è un episodio isolato, in quanto già contro Genoa, Catania e soprattutto Juventus, gli uomini di Mazzarri avevano messo in mostra un’invidiabile capacità di “serrare le fila”, nonostante qualche fisiologico momento di smarrimento (vedi dopo l’1-1 di Vidal nel derby d’Italia). Si è soliti dire che le squadre, così come le case, vadano costruite dalle fondamenta; l’Inter ha gettato basi solide, con una difesa pressoché impenetrabile e un centrocampo di vigore, nel quale i muscoli e la corsa di Guarìn e Taider spiccano insieme al senso della posizione di Cambiasso. Ora che si è svolto un ottimo lavoro di “assestamento”, il tecnico toscano avrà il compito di sfruttare il potenziale a disposizione; il rientro di Milito, la crescita di Icardi e il talento (ancora inespresso) di Belfodil fanno del parco attaccanti nerazzurro uno dei migliori in Italia: sarebbe quantomeno inopportuno non provare a sfruttare questo potenziale schierando sempre e unicamente una sola punta, per quanto di qualità come Palacio. Oltre alla questione legata alle due punte, Mazzarri dovrà trovare la giusta collocazione a Kovacic, il talento più puro dell’intera rosa nerazzurra; la classe cristallina di Mateo potrà diventare vitale in quelle partite casalinghe contro squadre arroccate a protezione dello 0-0, magari abbinata a quella di Ricky Alvarez, la cui rinascita sbalordisce ogni giorno di più tutto l’ambiente interista e potrebbe confermare quanto di buono fatto finore anche da interno di centrocampo. La costruzione nerazzurra prende sempre più una fisionomia ben definita. Con 13 gol fatti, uno solo subito, tanta concretezza e una solidità di primissimo livello, la truppa dell’ex tecnico del Napoli ha superato la prova della “quarta giornata”. Che i lavori nel “cantiere Inter” continuino sul solco tracciato in questi primi 360 minuti di campionato.  

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  • Jonathan e Nagatomo all’esame Juve per confermare la loro crescita

    Jonathan e Nagatomo all’esame Juve per confermare la loro crescita

    Ormai si sa: uno dei punti cardine del gioco di Walter Mazzarri è legato al lavoro svolto dagli esterni. E, se sino allo scorso anno il tecnico toscano ha valorizzato e fatto crescere, a livello nazionale e internazionale, giocatori come Maggio e Zuniga, in questa stagione l’obiettivo del tecnico toscano sarà quello di rilanciare Jonathan e Nagatomo, vista la volontà di proporre un calcio basato sulla rapidità nelle ripartenze e su schemi offensivi che prevedono grande assistenza dalle fasce. Mentre l’ex Cesena viene da una stagione vissuta tra alti e bassi – come del resto gran parte della squadra – il brasiliano non è mai riuscito a esprimersi su buoni livelli nella sua avventura in maglia nerazzurra, tanto da suscitare più di qualche dubbio sull’investimento sostenuto dall’Inter nell’estate 2011. Adesso, però, potrebbe essere arrivato il momento del riscatto, grazie alla presenza sulla panchina interista di un allenatore abituato a valorizzare la rosa a disposizione, insistendo fino alla nausea su aspetti tattici e tecnici. I primi segnali di ripresa, psicologica prima ancora che tecnica, si sono intravisti nelle prime uscite ufficiali: Jonathan si è impossessato della fascia destra, dimostrando di aver sempre più coraggio nell’osare l’uno contro uno e di essere determinato a cancellare definitivamente quelle lacune che lo avevano fatto soccombere sotto il peso ingombrante dell’eredità di Maicon. Sulla corsia opposta il “piccolo samurai” Nagatomo è riuscito addirittura a iscrivere il suo nome nel tabellino dei marcatori sia contro il Genoa sia contro il Catania, evidenziando un’abilità unica nel farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Il big match di oggi contro la Juventus sarà un test significativo per entrambi: come ha ammesso Walter Mazzarri in conferenza stampa, “due rondini non fanno primavera” e, proprio per questo, Yuto e Johnny saranno chiamati a confermare i progressi evidenziati in questa prima fase della stagione per regalare al tecnico toscano ancora più certezze sulla bontà del lavoro svolto finora. Considerando il livello della rosa bianconera, non sarà una sfida semplice, ma il giapponese e il brasiliano aspirano a diventare le ali di un’Inter che vuole tornare a volare.

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  • Strama: “Non sputo nel piatto dove ho mangiato. Abbiamo avuto tanta sfortuna, ma…”

    Strama: “Non sputo nel piatto dove ho mangiato. Abbiamo avuto tanta sfortuna, ma…”

    Dopo un lungo silenzio, torna a parlare Andrea Stramaccioni. L’ex allenatore dell’Inter si confessa ai microfoni di Sky Sport: “Con il mio presidente, con il mio ex presidente, ho parlato tantissimo, ogni giorno. Quello che è successo nel finale di stagione, dalla partita con il Genoa fino alla fine del campionato, è stato decisivo. Ma non sono uno che sputa nel piatto dove ha mangiato, anche per rispetto nei confronti dei tifosi nerazzurri, che mi sono stati vicini fino all’ultimo. Da gennaio abbiamo avuto una serie infinita di problemi e siamo stati sfortunati nella frequenza con cui perdevamo giocatori importanti, come Milito e Samuel, poi anche Zanetti e Palacio. In tutto questo, con grande umiltà, posso dire che se mi ero sentito in una posizione di grande controllo fino al giro di boa, probabilmente anche io ho pagato l’inesperienza nei momenti di difficoltà. E credo non ci sia niente di male nell’ammetterlo”.

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  • Alvarez, il derby d’Italia per il definitivo salto di qualità

    Alvarez, il derby d’Italia per il definitivo salto di qualità

    In Argentina lo chiamavano Ricky Maravilla, ma dal suo approdo nel calcio italiano Ricardo Gabriel Alvarez ha dato raramente prova di meritarsi questo soprannome, meravigliando gli spettatori del “Meazza” soprattutto in senso negativo. Quest’anno, però, il numero 11 nerazzurro sembra aver cambiato decisamente registro, regalando giocate di vera classe, come lo splendido gol del 3-0 sul campo del Catania di due domeniche fa. Insomma da bidone a fuoriclasse dopo solo due giornate? Forse non tutto è come sembra. Alvarez è un giocatore di sicura qualità, ha una straordinaria abilità nel tenere palla e la controlla in un modo che rende difficilissimo agli avversari cercare di strappargliela. Ha un tiro potente, un bel sinistro che può partire quando l’argentino comincia l’azione dalla destra per poi accentrarsi, o da sinistra con esiti molto simili, ma ha anche alcuni difetti: nelle sue prime apparizioni in Serie A è emersa un’eccessiva “leggerezza” nell’opporsi ai difensori avversari, unita a un gusto per la giocata spettacolare e per il dribbling esagerato assai indigesto al pubblico di San Siro. Negli anni passati Ricky ha cercato di colmare le sue lacune e l’impegno in questo senso ha dato i suoi frutti. Grazie alla cura Mazzarri (ma anche Stramaccioni aveva dato fiducia all’argentino, riuscendo a fargli giocare alcune buone gare), l’ex Velez sembra essere diventato un giocatore completo: ha dato un taglio alle giocate di suola e si è concentrato sull’incisività. Ora, soprattutto quando perde palla, non si ferma limitandosi a guardare il cielo con sguardo perso, ma rincorre l’avversario con grinta e molto spesso gli strappa pure il pallone dai piedi. Chi ha visto la gara contro il Genoa a San Siro avrà notato immediatamente il cambio di atteggiamento del giocatore in campo: da allegro “farfallone”, Alvarez si è trasformato in centrocampista di spessore. Proprio l’aspetto psicologico era quello più delicato per l’argentino: in questo senso, Mazzarri sembra aver lavorato molto, come peraltro ha fatto con gli altri giocatori della rosa, ottenendo risultati inaspettati. Sabato contro la Juve Alvarez sarà quasi sicuramente ancora titolare come trequartista dietro l’unica punta Palacio nell’ormai consolidato 3-5-1-1. L’ex Velez potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia nella tattica del mister, che vorrebbe arginare la Juve con una squadra molto corta e compatta per poi ripartire con veloci contropiedi. Ricky sarà l’uomo fondamentale, in quanto lui e Palacio dovranno essere le spine nel fianco della difesa bianconera, pronti a pungerla in ogni occasione, come successo nell’amichevole della tournèe americana, quando proprio Alvarez segnò il gol del momentaneo 1-0, mostrando di voler essere fin da subito importante per la sua squadra e di poter far male alla Juventus. Dall’inizio del campionato Ricky ha dimostrato di meritarsi quel soprannome che gli avevano affibbiato in Argentina, ora contro la Juve dovrà far vedere di essere diventato un grande giocatore, capace di decidere non solo contro le piccole e di non temere la pressione delle grandi gare. Solo allora la sua crescita sarà completa.

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  • L’Inter e i <i>media</i>: serve un’altra inversione di tendenza

    L’Inter e i media: serve un’altra inversione di tendenza

    L’ultimo giorno di mercato interista si è concluso senza sussulti: alle ore 23 del 2 settembre le speranze dei tifosi di un ultimo colpo in entrata si sono tristemente spente. Contemporaneamente, sull’altra sponda dei Navigli, da Giannino si festeggiava il grande ritorno del “figliol prodigo” Kakà, pronto a dimezzarsi l’ingaggio (ma solo dopo averlo raddoppiato per qualche anno) pur di tornare a vestire i colori rossoneri. O almeno, così ci hanno fatto credere. 1-0 per il Milan, dunque: la battaglia mediatica di fine mercato è stata vinta a mani basse da Galliani. E non è una novità. Uno dei punti su cui ci si è soffermati maggiormente nell’analisi di ciò che non è andato nel verso giusto la scorsa stagione riguarda proprio l’aspetto della comunicazione: dal rapporto coi media all’immagine dei giocatori e del personale nerazzurro che viene diffusa generalmente all’esterno del club. Un problema che emerge con facilità ogni volta che l’Inter si trova in una situazione difficile, sotto la pressione di giornali e tv, e manca una figura che prenda le difese dell’allenatore o della squadra, permettendo a giocatori e staff di lavorare serenamente. E’ una questione rivelatasi più grave del previsto nella scorsa stagione, quando si lasciò che Stramaccioni, allenatore alla prima esperienza in Serie A, si portasse sulle spalle il doppio carico di guida tecnica e di avvocato della squadra, impegnandosi, nelle conferenze stampa e nelle interviste post-partita, per tappare falle per le quali lui non era sicuramente il primo responsabile. Quest’estate con l’ingaggio di Mazzarri si è voluto dare un segnale di inversione di tendenza rispetto al passato. Si è puntato su un allenatore di sicuro affidamento per mettersi alle spalle una stagione da incubo. A quanto si vede dalle prime partite ufficiali, la scelta sembra dare i suoi frutti. Tuttavia il problema della comunicazione è stato completamente ignorato: Branca è continuato ad apparire come per magia solo nelle conferenze di presentazione dei giocatori, salvo scomparire per tutto il resto dell’estate; Moratti, impegnato nella trattativa con Thohir, è stato meno presente del solito davanti ai microfoni. Proprio la trattativa per la cessione della maggioranza delle quote al magnate indonesiano è stata un toccasana per l’Inter e Mazzarri. Thohir ha infatti attirato l’attenzione dei media, togliendo così molta pressione all’allenatore toscano, libero di preparare la stagione in pace (si fa per dire), e di non doversi sentire già sotto pressione dopo le pesanti sconfitte nelle tournee estive (0-3 Real Madrid, 0-4 Valencia, 0-2 Chelsea…). Ora però si torna a giocare, sabato prossimo a San Siro c’è la Juve e dopo la partita, se il risultato non sarà positivo, i media cominceranno già a interrogarsi sul futuro nerazzurro, specie dopo un mercato al risparmio. Serve per questo un altro cambio di tendenza, anche nella comunicazione. La soluzione più immediata pare l’ingaggio di un uomo-immagine (Leonardo, per dirne uno), che si impegni a difendere i colori nerazzurri davanti a telecamere e microfoni. Altrimenti la credibiltà dell’Inter, fondamentale nel calcio moderno, sarà messa sempre più a dura prova. Non si può sopportare a lungo di vedere i cugini sempre magnificati, persino per un colpo di teatro come il ritorno di Kakà, mentre si lavora duramente a fari spenti. Uno dei pregi di Mazzarri è che fa che sia il campo a parlare per sé e per tutti; per questo, visti i buoni risultati, finora l’allergia mediatica interista non è emersa. Col passare del tempo, però, questo non basterà: per tornare grandi bisogna imparare a vincere anche qualche battaglia mediatica.

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  • <i>Matrix</i> a tutta Inter: società, Mazzarri e…

    Matrix a tutta Inter: società, Mazzarri e…

    Attualmente con il calcio ha smesso e, a suo dire, riesce a vivere benissimo anche senza le emozioni e le sensazioni che sa trasmettere il rettangolo verde. Marco Materazzi ha da poco conseguito a Coverciano il titolo di allenatore di Prima Categoria, ma non ha fretta di iniziare la sua avventura su una panchina anche perché, come dice lui stesso, ora come ora sono tanti gli abilitati alla professione di allenatore e sono anche tanti i presidenti che definisce “fumantini”, cioè quelli che esonerano i propri allenatori in poche settimane e, per un tipo tosto ed orgoglioso come lui, non è certo la prospettiva che desidera. Intervenendo ad Andria per ricevere il premio Mediterraneo, ai microfoni di Liberoquotidiano.it parla un po’ di tutto, dando anche giudizi sull’Inter del presente e del passato. Alla domanda sulla possibilità che l’Inter di Mazzarri possa esser in lotta per lo scudetto, Matrix afferma:  “Pur essendo Juve e Napoli squadre un passo più avanti, i nerazzurri possono colmare il gap con il fatto che, almeno quest’anno, sono fuori dall’Europa e concentreranno le loro attenzioni solo sul campionato. Poi l’ingresso in rosa di giovani interessanti, come Icardi e Belfodil, sono un valore aggiunto significativo”. Gli viene anche chiesto se Mazzarri può esser l’uomo della rinascita nerazzurra, soprattutto dopo la deludente stagione, appena trascorsa, sotto la guida di Andrea Stramaccioni. L’ex difensore nerazzurro non accosta Mazzarri a Mourinho, ribadendo che per esser come Mou un allenatore dovrebbe vincere praticamente ovunque e, soprattutto, trionfare in Champions League. Ammette, però, che il tecnico di San Vincenzo potrebbe esser l’uomo giusto per la svolta, in quanto non ha mai fallito nelle squadre che hanno dovuto ricominciare da zero. Poi due parole anche su Stramaccioni, ricordando che il tecnico romano è stato molto sfortunato nella sua esperienza sulla panchina nerazzurra, avendo perso nel corso della stagione gente importante e decisiva come Samuel, Milito e Zanetti in primis. Infine un accenno sulla questione Thohir che tiene banco negli ultimi mesi, con l’Inter interessata da un cambio di gestione societaria e sui rapporti che ha mantenuto con la dirigenza. Innanzitutto, afferma che il tifoso interista dovrebbe sempre esser riconoscente alla famiglia Moratti per tutto il bene che ha fatto per l’Inter e definisce come logico il passaggio societario poiché il mondo del calcio si muove grazie a stimoli ed ambizioni, che magari il presidente nerazzurro ha visto scemare nel tempo dopo aver vinto praticamente tutto. Ha comunque mantenuto un ottimo rapporto con presidente, massaggiatore e tutto lo staff, persone che sono state importanti nei suoi anni passati ad Appiano Gentile. Piccola curiosità, come fatto notare da molti, l’anagramma di Marco Materazzi è: “E amo ct Mazzarri“. Chiamamole coincidenze…  

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