• Respinte le avances del Borussia per Kovacic, ma la gestione del numero 10 croato lascia perplessi

    Respinte le avances del Borussia per Kovacic, ma la gestione del numero 10 croato lascia perplessi

    Mazzarri non ha mai puntato con decisione su di lui, eppure le grandi d’Europa farebbero carte false per averlo. Mentre il tecnico di San Vincenzo si arrocca dietro al mito del “è giovane e deve crescere”, il Borussia Dortmund bussa alla porta dell’Inter e chiede di poter avere Mateo Kovacic. Potrebbe sembrare un paradosso, ma non lo è. Se la storia del numero 10 croato era iniziata in modo meraviglioso, ora rischia di diventare l’ennesima cronaca di un talento sprecato. Tutto ha inizio un anno fa, quando i nerazzurri bussano alla porta della Dinamo Zagabria e portano a casa un gioiellino croato semi-sconosciuto, soffiandolo alla concorrenza di diverse big del Vecchio Continente. Kovacic arriva alla Pinetina con l’aria smarrita di chi deve conoscere un nuovo mondo, ma in campo, mentre la nave guidata da Stramaccioni sta naufragando, sembra l’unico in grado di poter reggere il timone. Il percorso di crescita sembra inarrestabile: “nel giro di qualche anno diventerà un top player”, inizia a sussurrare timidamente qualcuno. In estate, però, c’è il brusco rallentamento. In panchina arriva Walter Mazzarri, un integralista del 3-5-2, decisamente poco propenso ad adattare il suo credo tattico alle risorse a disposizione. Appena mette piede nell’universo Inter, l’ex allenatore del Napoli ripete sempre lo stesso ritornello sul centrocampista croato: “E’ giovane, deve crescere e disciplinarsi tatticamente“. Un infortunio complica la sua preparazione estiva, mentre la squadra corre e si allena sotto la guida del nuovo tecnico; un imprevisto che lo terrà fuori dai primi impegni ufficiali della stagione. Ad oggi, dopo sei mesi di gestione Mazzarri, Mateo Kovacic deve ancora trovare una collocazione adeguata in campo. Da trequartista non rende al meglio, in mezzo al campo, invece, non svolge meticolosamente quei compiti difensivi imprescindibili per l’allenatore toscano. Il Borussia Dortmund ha avanzato una proposta per portarlo in Germania, ma l’Inter ha risposto picche. In questo momento, una cessione dell’ex Dinamo Zagabria risulta impossibile – anche perchè il giocatore non ha fatto pressioni per essere ceduto -, ma a fine stagione non è detto che le cose non possano cambiare. Se Mateo continuerà a non trovare lo spazio che merita, potrebbe non essere più così convinto di sposare il progetto nerazzurro. Sarà l’ennesimo giovane talento sciupato? La speranza dei tifosi è che, almeno stavolta, possa essere scritto un finale diverso.

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  • Statistiche – Strama-Mazzarri, 4 punti in meno ed un terzo posto sempre più lontano

    Statistiche – Strama-Mazzarri, 4 punti in meno ed un terzo posto sempre più lontano

    Come detto già in passato da Walter Mazzarri, fare paragoni con il passato è difficile. I motivi sono tre: l’ex tecnico azzurro ha ereditato una squadra che da febbraio in poi ha fatto 0.86 punti a partita, il mercato estivo non è stato dei migliori ed i diversi infortuni (rispetto allo scorso girone d’andata) hanno penalizzato il complessivo rendimento della squadra. Tuttavia, numeri alla mano, questa Inter ha ben 4 punti in meno rispetto allo stesso periodo della scorsa stagione. Punti che pesano nella corsa al terzo posto, obiettivo sempre più lontano e difficile da raggiungere. Anche le vittorie sono diminuite, passando da 11 a 8. Numeri che preoccupano, con la speranza che il girone di ritorno possa essere completamente diverso… Fonte: Corriere dello Sport

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  • Un’epifania senza dignità

    Un’epifania senza dignità

    Ve la ricordate Lazio-Inter dello scorso anno? Non era la penultima, ma la terzultima giornata del girone d’andata. Non era l’epifania ma mancavano dieci giorni al Natale. Non eravamo sesti ma secondi. Non avevamo 31 punti ma 34, con una partita in meno. Il risultato fu lo stesso: 1-0, gol di Klose a meno di dieci minuti dalla fine. Quella partita segnò l’amara conclusione dell’inaspettata cavalcata dell’Inter di Stramaccioni, estenuata poi da infortuni a raffica, condizione fisica deficitaria e inesperienza del tecnico romano. Eppure, se ricordate davvero bene quella partita, non potete credere che il “Trova le differenze” che abbiamo abbozzato qualche rigo più su sia già terminato. Manca la dissomiglianza più lampante: quell’Inter, a differenza di questa, giocava a calcio. Cassano e compagni si resero protagonisti di un meraviglioso secondo tempo, tutto all’attacco, che solo quell’unica distrazione di Ranocchia (sì, sempre sua) e qualche dubbia decisione arbitrale resero vano. Sì, lo sappiamo. Abbiamo appena avanzato le stesse giustificazioni utilizzate da Mazzarri ieri nei vari salotti di intellettuali del calcio nel postpartita. Peccato che l’Inter di ieri sera non fosse tutta all’attacco. O, per essere più precisi, si può dire che non era mai in attacco, incapace tanto di costruire gioco quanto di ripartire, ingabbiata in un modulo ibrido che non le consente di fare nessuna delle due cose. Palacio continua ad essere isolato, il rendimento di Alvarez (il principale merito attribuito a Mazzarri) sta calando a picco, il mitologico gioco sugli esterni non si è praticamente mai visto, la difesa è un colabrodo, Kovacic nelle gerarchie viene anche dopo il flemmatico Kuzmanovic, la mossa tattica per provare disperatamente a raggiungere il pari negli ultimi minuti consiste nell’inserire Zanetti. A questo punto fatichiamo a capire il motivo per cui, in tempi di salary cap e ristrettezze economiche, si è deciso di dare tre milioni e mezzo annui a un esperto “minestraro” con limiti ormai conclamati piuttosto che continuare a dispensarne la quinta parte a un giovane, sicuramente inesperto, ma che ha dimostrato di avere indubbie capacità e ampi margini di miglioramento, oltre che un’acclarata attitudine a lavorare coi e sui giovani, una competenza distintiva in tempi di ricostruzione, o presunta tale. Dopo le prime giornate molti soloni del pallone si erano affrettati a constatare che Mazzarri aveva restituito all’Inter quella dignità che aveva perso nelle ultime giornate del campionato precedente, senza menzionare le condizioni al limite del paranormale in cui erano state affrontate. Ora permettete a noi di constatare che in questo squallido 3-6-1 catenacciaro non vediamo un briciolo di dignità.   Giovanni Cassese (Twitter: @vannicassese)

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  • I buoni propositi per l’anno nuovo

    I buoni propositi per l’anno nuovo

    E’ ufficialmente cominciato il conto alla rovescia, al termine del quale potremo finalmente accogliere il nuovo anno, ricolmi di buone intenzioni e speranze ritrovate: un sollievo in casa Inter, essendo l’epilogo del 2013 la più alta forma di consolazione e una prospettiva appagante per tutti i tifosi nerazzurri. L’ennesimo ordinario avvicendamento in panchina e quello, meno consueto, volto a ridefinire gli equilibri societari. Thohir e Mazzarri per Moratti e Stramaccioni: così ha avuto inizio una necessaria ristrutturazione che, dopo aver sconvolto le fondamenta, mira alla progettazione di una solida e durevole costruzione. Con un fine preciso, rinascere dopo il nono posto della passata stagione e la conseguente esclusione dalle coppe europee, come una fenice risorge dalle sue ceneri. Il 2014 è ancora una volta l’anno zero, definizione decisamente inflazionata in questi ultimi tempi. E’ arrivato il momento di lasciarsi alle spalle i vecchi trionfi e le più recenti sconfitte per ripartire da rinnovate motivazioni e scelte mirate. Stilare un elenco di propositi e aspettative per i prossimi 365 giorni è il modo migliore per capire se la strada intrapresa è quella maestra: 1) Il primo posto della nostra lista dei desideri è occupato proprio da quella coppa che conquistammo nel 2010, dopo 45 anni di attesa. Nel tabellone che porta verso la gloria, l’Inter non compare da due lunghissimi anni e il primo obiettivo della nuova gestione rimane quello di farvi al più presto ritorno. Le concorrenti sono agguerrite e, fino a questo momento, più attrezzate rendendo maggiormente realistico un ingresso in Europa League. La volontà o i mezzi: all’ultimo giro di giostra, si vedrà chi avrà avuto la meglio. 2) C’è qualcosa di imponderabile, che fugge dalla sfera delle intenzioni nerazzurre. Al nuovo anno e, più in particolare, alla classe arbitrale l’Inter chiede qualche rigore in più a proprio favore. Non servirebbe nemmeno inventarli dal nulla, basterebbe evitare di sorvolare su quelli previsti dal regolamento. Diciassette giornate di Serie A senza un penalty (quattro sono già quelli a sfavore, ndr)  iniziano a gravare come un macigno sulle nostre spalle. 3) Poche ore ci separano dal 2014 e, di conseguenza, dall’apertura della sessione invernale di calciomercato. Il prossimo mese sarà fondamentale per osservare e comprendere il modus operandi del tycoon indonesiano e per testare le reali ambizioni della nuova Inter. Chiediamo, quindi, chiarezza di idee e scelte indicative di una pianificazione attenta del futuro, perché ripartire nuovamente da zero è un rischio che non ci si può più permettere di correre. 4) Discorrendo di ciò che verrà, non si può prescindere da una maggiore attenzione da riservare al settore giovanile interista, uno dei più prolifici a livello nazionale e continentale. Bardi, Mbaye, Bonazzoli, Olsen, Puskas, Duncan, Tassi e tanti altri rappresentano un patrimonio da non dilapidare ingenuamente. C’è chi può considerarsi pronto ad affrontare le pressioni della Serie A (come Kovacic in prima squadra, ndr) e chi ancora deve dimostrare tutto il suo valore, ma puntare sui giovani è la soluzione più semplice per tornare a essere grandi senza grossi investimenti. Come osservare un punto fisso all’orizzonte aiuta a non perdersi nell’immensità che si estende davanti ai nostri occhi, così avere una lista di buoni propositi per il nuovo anno può servire a non dimenticarsi dei propri obiettivi e a darci la piacevole impressione che la meta da raggiungere sia più vicina di quanto possa sembrare.  

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  • Un povero derby di Natale

    Un povero derby di Natale

    Mettiamola così, abbiamo vissuto settimane migliori nella nostra secolare storia. Reduci da tre punti in quattro partite, ci apprestiamo a vivere un derby molto particolare. Il percorso delle due squadre di Milano sembra in qualche modo simile. Entrambe deludenti in campionato, entrambe alle prese con roboanti novità societarie, entrambe guidate da allenatori che, uno per incapacità ed uno per testardaggine, faticano a farle rendere al massimo delle loro potenzialità. Entrambe le mediane saranno prive dei loro uomini di maggiore qualità, Montolivo e Alvarez, quest’ultimo squalificato in seguito all’ennesimo atto di protagonismo del prode Tagliavento. Addirittura entrambe le squadre potrebbero scendere in campo senza il sostegno delle proprie curve se è vero che i tifosi milanisti sono intenzionati a mostrare solidarietà ai cugini a cui è stato vietato l’accesso a San Siro in virtù di un regolamento grottesco. Percorsi simili, come detto. Di certo non quelli sperati. Ad inizio anno, gli addetti ai lavori davano Milan ed Inter come le principali contendenti all’unico posto Champions che le irraggiungibili Juventus e Napoli avrebbero lasciato a disposizione. Poi è esplosa la Roma di Garcia e le due milanesi non hanno mai avuto la forza e la determinazione per reagire. Il Milan di Allegri è ormai abituato a partire piano per poi rimontare, ma quest’anno non sembra avere le qualità (né i rigori ndr) per farlo. Diverso il discorso per l’Inter, protagonista lo scorso anno di un ottimo girone di andata, prima che l’inesperienza di Stramaccioni e soprattutto una miriade di infortuni ne minassero il percorso. Sarà un derby “povero”, presumibilmente poco spettacolare, uno di quelli decisi dagli episodi, quelli di cui tanto piace parlare a Mazzarri. Al momento del sorteggio dei calendari avevamo sognato, immaginando un trionfo in un derby nell’ultima partita dell’anno. Oggi fatichiamo a credere alla magia del derby di Natale.   Giovanni Cassese (Twitter: @vannicassese)

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  • Udine crocevia della stagione: riprendere la corsa per scacciare i fantasmi del passato

    Udine crocevia della stagione: riprendere la corsa per scacciare i fantasmi del passato

    Un sospirato rilancio o una fragorosa caduta? Ancora una volta, verrebbe da dire, l’Inter si ritrova di fronte al suddetto insidioso bivio prima della trasferta di Udine. A partire dal 6 gennaio 2013, infatti, era iniziata la caduta libera dei ragazzi di Stramaccioni, dopo un inizio straripante e ricco di speranze. La sconfitta (0-3 il finale ndr) maturata allo Stadio Friuli coincise con l’inizio di una crisi senza fine che portò la squadra al nono posto in classifica e alla mancata qualificazione in Europa. Anche allora, come oggi, l’esplicito obiettivo era quello di ritornare a vincere. Al rientro dalla pausa natalizia, infatti, l’Inter si presentava a Udine con l’intento di riprendere la sua corsa, culminata con l’impagabile soddisfazione di aver interrotto la striscia d’imbattibilità dello Juventus Stadium. Da quella vittoria del 3 Novembre, i nerazzurri avevano visibilmente rallentato e contro Di Natale e compagni sarebbe servito portare a casa l’intera posta in palio  per ripartire in modo convincente. I friulani, però, surclassarono la squadra di Stramaccioni e vinsero meritatamente, mettendo in moto una crisi senza precedenti. La speranza è che la storia non si ripeta e, per questo motivo, Mazzarri sta preparando nei minimi dettagli la sfida di domenica pomeriggio. Anche ora, come undici mesi fa, l’Inter arriva da un periodo a dir poco altalenante dopo un buon avvio. Il tecnico di San Vincenzo chiederà ai suoi la massima concentrazione per ritornare a Milano con il risultato massimo che, in trasferta, manca dalla esuberante esibizione del Mapei Stadium. Una vittoria rilancerebbe le ambizioni dei nerazzurri e manterrebbe la squadra nelle zone alte della classifica. L’Udinese è squadra ostica per tutti e solo recentemente contro la sorprendente Roma di Rudi Garcia, è venuta meno la stoica resistenza tra le mura amiche. Un trend positivo (14 vittorie e 8 pareggi) iniziato dopo la sconfitta contro la Juventus di Antonio Conte, risalente al 2 Settembre 2012. L’occasione per rilanciarsi, tuttavia, è troppo ghiotta e sprecarla potrebbe voler dire perdere il treno che porta verso l‘Europa che conta. Mazzarri ne è conscio e auspica che si riveda in campo un’Inter guerriera e, soprattutto, più accorta. Rilanciarsi e allontanare gli spettri del recente passato è ancora possibile.

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  • Dribbling all’insidia “quarta giornata”

    Dribbling all’insidia “quarta giornata”

    Dare giudizi certi e insindacabili dopo un mese di campionato è impresa quantomeno utopica: difficile, se non impossibile, dire senza il rischio di essere smentiti che i valori emersi in questi primi quattro round resteranno tali fino a maggio. Guardando al mondo Inter e tralasciando imprese e problemi altrui, questo primo scorcio di stagione ha evidenziato tanti lati positivi e una nuova sensazione di solidità che ora pervade tutto l’ambiente. Stagione 2011/2012: dopo la sconfitta di Palermo e lo 0-0 interno con la Roma, alla quarta di campionato l’Inter crolla 3-1 sul campo della Cenerentola Novara (la prima gara della stagione con il Lecce fu rinviata a causa dello sciopero indetto dall’AIC, ndr), Gasperini viene esonerato e inizia una stagione travagliata che si conclude con un anonimo sesto posto. Dodici mesi più tardi, con Stramaccioni in panchina, le cose non vanno meglio e l’Inter affonda clamorosamente 2-0 in casa con il Siena, che a fine stagione retrocederà in B. La roboante vittoria di ieri a Sassuolo dimostra come l’Inter targata Mazzarri stia cancellando i fantasmi del passato, ritrovando una solidità in fase difensiva che sembrava impensabile fino a pochi mesi fa. La compattezza mostrata contro i neroverdi non è un episodio isolato, in quanto già contro Genoa, Catania e soprattutto Juventus, gli uomini di Mazzarri avevano messo in mostra un’invidiabile capacità di “serrare le fila”, nonostante qualche fisiologico momento di smarrimento (vedi dopo l’1-1 di Vidal nel derby d’Italia). Si è soliti dire che le squadre, così come le case, vadano costruite dalle fondamenta; l’Inter ha gettato basi solide, con una difesa pressoché impenetrabile e un centrocampo di vigore, nel quale i muscoli e la corsa di Guarìn e Taider spiccano insieme al senso della posizione di Cambiasso. Ora che si è svolto un ottimo lavoro di “assestamento”, il tecnico toscano avrà il compito di sfruttare il potenziale a disposizione; il rientro di Milito, la crescita di Icardi e il talento (ancora inespresso) di Belfodil fanno del parco attaccanti nerazzurro uno dei migliori in Italia: sarebbe quantomeno inopportuno non provare a sfruttare questo potenziale schierando sempre e unicamente una sola punta, per quanto di qualità come Palacio. Oltre alla questione legata alle due punte, Mazzarri dovrà trovare la giusta collocazione a Kovacic, il talento più puro dell’intera rosa nerazzurra; la classe cristallina di Mateo potrà diventare vitale in quelle partite casalinghe contro squadre arroccate a protezione dello 0-0, magari abbinata a quella di Ricky Alvarez, la cui rinascita sbalordisce ogni giorno di più tutto l’ambiente interista e potrebbe confermare quanto di buono fatto finore anche da interno di centrocampo. La costruzione nerazzurra prende sempre più una fisionomia ben definita. Con 13 gol fatti, uno solo subito, tanta concretezza e una solidità di primissimo livello, la truppa dell’ex tecnico del Napoli ha superato la prova della “quarta giornata”. Che i lavori nel “cantiere Inter” continuino sul solco tracciato in questi primi 360 minuti di campionato.  

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  • Jonathan e Nagatomo all’esame Juve per confermare la loro crescita

    Jonathan e Nagatomo all’esame Juve per confermare la loro crescita

    Ormai si sa: uno dei punti cardine del gioco di Walter Mazzarri è legato al lavoro svolto dagli esterni. E, se sino allo scorso anno il tecnico toscano ha valorizzato e fatto crescere, a livello nazionale e internazionale, giocatori come Maggio e Zuniga, in questa stagione l’obiettivo del tecnico toscano sarà quello di rilanciare Jonathan e Nagatomo, vista la volontà di proporre un calcio basato sulla rapidità nelle ripartenze e su schemi offensivi che prevedono grande assistenza dalle fasce. Mentre l’ex Cesena viene da una stagione vissuta tra alti e bassi – come del resto gran parte della squadra – il brasiliano non è mai riuscito a esprimersi su buoni livelli nella sua avventura in maglia nerazzurra, tanto da suscitare più di qualche dubbio sull’investimento sostenuto dall’Inter nell’estate 2011. Adesso, però, potrebbe essere arrivato il momento del riscatto, grazie alla presenza sulla panchina interista di un allenatore abituato a valorizzare la rosa a disposizione, insistendo fino alla nausea su aspetti tattici e tecnici. I primi segnali di ripresa, psicologica prima ancora che tecnica, si sono intravisti nelle prime uscite ufficiali: Jonathan si è impossessato della fascia destra, dimostrando di aver sempre più coraggio nell’osare l’uno contro uno e di essere determinato a cancellare definitivamente quelle lacune che lo avevano fatto soccombere sotto il peso ingombrante dell’eredità di Maicon. Sulla corsia opposta il “piccolo samurai” Nagatomo è riuscito addirittura a iscrivere il suo nome nel tabellino dei marcatori sia contro il Genoa sia contro il Catania, evidenziando un’abilità unica nel farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. Il big match di oggi contro la Juventus sarà un test significativo per entrambi: come ha ammesso Walter Mazzarri in conferenza stampa, “due rondini non fanno primavera” e, proprio per questo, Yuto e Johnny saranno chiamati a confermare i progressi evidenziati in questa prima fase della stagione per regalare al tecnico toscano ancora più certezze sulla bontà del lavoro svolto finora. Considerando il livello della rosa bianconera, non sarà una sfida semplice, ma il giapponese e il brasiliano aspirano a diventare le ali di un’Inter che vuole tornare a volare.

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  • Strama: “Non sputo nel piatto dove ho mangiato. Abbiamo avuto tanta sfortuna, ma…”

    Strama: “Non sputo nel piatto dove ho mangiato. Abbiamo avuto tanta sfortuna, ma…”

    Dopo un lungo silenzio, torna a parlare Andrea Stramaccioni. L’ex allenatore dell’Inter si confessa ai microfoni di Sky Sport: “Con il mio presidente, con il mio ex presidente, ho parlato tantissimo, ogni giorno. Quello che è successo nel finale di stagione, dalla partita con il Genoa fino alla fine del campionato, è stato decisivo. Ma non sono uno che sputa nel piatto dove ha mangiato, anche per rispetto nei confronti dei tifosi nerazzurri, che mi sono stati vicini fino all’ultimo. Da gennaio abbiamo avuto una serie infinita di problemi e siamo stati sfortunati nella frequenza con cui perdevamo giocatori importanti, come Milito e Samuel, poi anche Zanetti e Palacio. In tutto questo, con grande umiltà, posso dire che se mi ero sentito in una posizione di grande controllo fino al giro di boa, probabilmente anche io ho pagato l’inesperienza nei momenti di difficoltà. E credo non ci sia niente di male nell’ammetterlo”.

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  • Alvarez, il derby d’Italia per il definitivo salto di qualità

    Alvarez, il derby d’Italia per il definitivo salto di qualità

    In Argentina lo chiamavano Ricky Maravilla, ma dal suo approdo nel calcio italiano Ricardo Gabriel Alvarez ha dato raramente prova di meritarsi questo soprannome, meravigliando gli spettatori del “Meazza” soprattutto in senso negativo. Quest’anno, però, il numero 11 nerazzurro sembra aver cambiato decisamente registro, regalando giocate di vera classe, come lo splendido gol del 3-0 sul campo del Catania di due domeniche fa. Insomma da bidone a fuoriclasse dopo solo due giornate? Forse non tutto è come sembra. Alvarez è un giocatore di sicura qualità, ha una straordinaria abilità nel tenere palla e la controlla in un modo che rende difficilissimo agli avversari cercare di strappargliela. Ha un tiro potente, un bel sinistro che può partire quando l’argentino comincia l’azione dalla destra per poi accentrarsi, o da sinistra con esiti molto simili, ma ha anche alcuni difetti: nelle sue prime apparizioni in Serie A è emersa un’eccessiva “leggerezza” nell’opporsi ai difensori avversari, unita a un gusto per la giocata spettacolare e per il dribbling esagerato assai indigesto al pubblico di San Siro. Negli anni passati Ricky ha cercato di colmare le sue lacune e l’impegno in questo senso ha dato i suoi frutti. Grazie alla cura Mazzarri (ma anche Stramaccioni aveva dato fiducia all’argentino, riuscendo a fargli giocare alcune buone gare), l’ex Velez sembra essere diventato un giocatore completo: ha dato un taglio alle giocate di suola e si è concentrato sull’incisività. Ora, soprattutto quando perde palla, non si ferma limitandosi a guardare il cielo con sguardo perso, ma rincorre l’avversario con grinta e molto spesso gli strappa pure il pallone dai piedi. Chi ha visto la gara contro il Genoa a San Siro avrà notato immediatamente il cambio di atteggiamento del giocatore in campo: da allegro “farfallone”, Alvarez si è trasformato in centrocampista di spessore. Proprio l’aspetto psicologico era quello più delicato per l’argentino: in questo senso, Mazzarri sembra aver lavorato molto, come peraltro ha fatto con gli altri giocatori della rosa, ottenendo risultati inaspettati. Sabato contro la Juve Alvarez sarà quasi sicuramente ancora titolare come trequartista dietro l’unica punta Palacio nell’ormai consolidato 3-5-1-1. L’ex Velez potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia nella tattica del mister, che vorrebbe arginare la Juve con una squadra molto corta e compatta per poi ripartire con veloci contropiedi. Ricky sarà l’uomo fondamentale, in quanto lui e Palacio dovranno essere le spine nel fianco della difesa bianconera, pronti a pungerla in ogni occasione, come successo nell’amichevole della tournèe americana, quando proprio Alvarez segnò il gol del momentaneo 1-0, mostrando di voler essere fin da subito importante per la sua squadra e di poter far male alla Juventus. Dall’inizio del campionato Ricky ha dimostrato di meritarsi quel soprannome che gli avevano affibbiato in Argentina, ora contro la Juve dovrà far vedere di essere diventato un grande giocatore, capace di decidere non solo contro le piccole e di non temere la pressione delle grandi gare. Solo allora la sua crescita sarà completa.

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