• Strama: “Non sputo nel piatto dove ho mangiato. Abbiamo avuto tanta sfortuna, ma…”

    Strama: “Non sputo nel piatto dove ho mangiato. Abbiamo avuto tanta sfortuna, ma…”

    Dopo un lungo silenzio, torna a parlare Andrea Stramaccioni. L’ex allenatore dell’Inter si confessa ai microfoni di Sky Sport: “Con il mio presidente, con il mio ex presidente, ho parlato tantissimo, ogni giorno. Quello che è successo nel finale di stagione, dalla partita con il Genoa fino alla fine del campionato, è stato decisivo. Ma non sono uno che sputa nel piatto dove ha mangiato, anche per rispetto nei confronti dei tifosi nerazzurri, che mi sono stati vicini fino all’ultimo. Da gennaio abbiamo avuto una serie infinita di problemi e siamo stati sfortunati nella frequenza con cui perdevamo giocatori importanti, come Milito e Samuel, poi anche Zanetti e Palacio. In tutto questo, con grande umiltà, posso dire che se mi ero sentito in una posizione di grande controllo fino al giro di boa, probabilmente anche io ho pagato l’inesperienza nei momenti di difficoltà. E credo non ci sia niente di male nell’ammetterlo”.

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  • Alvarez, il derby d’Italia per il definitivo salto di qualità

    Alvarez, il derby d’Italia per il definitivo salto di qualità

    In Argentina lo chiamavano Ricky Maravilla, ma dal suo approdo nel calcio italiano Ricardo Gabriel Alvarez ha dato raramente prova di meritarsi questo soprannome, meravigliando gli spettatori del “Meazza” soprattutto in senso negativo. Quest’anno, però, il numero 11 nerazzurro sembra aver cambiato decisamente registro, regalando giocate di vera classe, come lo splendido gol del 3-0 sul campo del Catania di due domeniche fa. Insomma da bidone a fuoriclasse dopo solo due giornate? Forse non tutto è come sembra. Alvarez è un giocatore di sicura qualità, ha una straordinaria abilità nel tenere palla e la controlla in un modo che rende difficilissimo agli avversari cercare di strappargliela. Ha un tiro potente, un bel sinistro che può partire quando l’argentino comincia l’azione dalla destra per poi accentrarsi, o da sinistra con esiti molto simili, ma ha anche alcuni difetti: nelle sue prime apparizioni in Serie A è emersa un’eccessiva “leggerezza” nell’opporsi ai difensori avversari, unita a un gusto per la giocata spettacolare e per il dribbling esagerato assai indigesto al pubblico di San Siro. Negli anni passati Ricky ha cercato di colmare le sue lacune e l’impegno in questo senso ha dato i suoi frutti. Grazie alla cura Mazzarri (ma anche Stramaccioni aveva dato fiducia all’argentino, riuscendo a fargli giocare alcune buone gare), l’ex Velez sembra essere diventato un giocatore completo: ha dato un taglio alle giocate di suola e si è concentrato sull’incisività. Ora, soprattutto quando perde palla, non si ferma limitandosi a guardare il cielo con sguardo perso, ma rincorre l’avversario con grinta e molto spesso gli strappa pure il pallone dai piedi. Chi ha visto la gara contro il Genoa a San Siro avrà notato immediatamente il cambio di atteggiamento del giocatore in campo: da allegro “farfallone”, Alvarez si è trasformato in centrocampista di spessore. Proprio l’aspetto psicologico era quello più delicato per l’argentino: in questo senso, Mazzarri sembra aver lavorato molto, come peraltro ha fatto con gli altri giocatori della rosa, ottenendo risultati inaspettati. Sabato contro la Juve Alvarez sarà quasi sicuramente ancora titolare come trequartista dietro l’unica punta Palacio nell’ormai consolidato 3-5-1-1. L’ex Velez potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia nella tattica del mister, che vorrebbe arginare la Juve con una squadra molto corta e compatta per poi ripartire con veloci contropiedi. Ricky sarà l’uomo fondamentale, in quanto lui e Palacio dovranno essere le spine nel fianco della difesa bianconera, pronti a pungerla in ogni occasione, come successo nell’amichevole della tournèe americana, quando proprio Alvarez segnò il gol del momentaneo 1-0, mostrando di voler essere fin da subito importante per la sua squadra e di poter far male alla Juventus. Dall’inizio del campionato Ricky ha dimostrato di meritarsi quel soprannome che gli avevano affibbiato in Argentina, ora contro la Juve dovrà far vedere di essere diventato un grande giocatore, capace di decidere non solo contro le piccole e di non temere la pressione delle grandi gare. Solo allora la sua crescita sarà completa.

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  • L’Inter e i <i>media</i>: serve un’altra inversione di tendenza

    L’Inter e i media: serve un’altra inversione di tendenza

    L’ultimo giorno di mercato interista si è concluso senza sussulti: alle ore 23 del 2 settembre le speranze dei tifosi di un ultimo colpo in entrata si sono tristemente spente. Contemporaneamente, sull’altra sponda dei Navigli, da Giannino si festeggiava il grande ritorno del “figliol prodigo” Kakà, pronto a dimezzarsi l’ingaggio (ma solo dopo averlo raddoppiato per qualche anno) pur di tornare a vestire i colori rossoneri. O almeno, così ci hanno fatto credere. 1-0 per il Milan, dunque: la battaglia mediatica di fine mercato è stata vinta a mani basse da Galliani. E non è una novità. Uno dei punti su cui ci si è soffermati maggiormente nell’analisi di ciò che non è andato nel verso giusto la scorsa stagione riguarda proprio l’aspetto della comunicazione: dal rapporto coi media all’immagine dei giocatori e del personale nerazzurro che viene diffusa generalmente all’esterno del club. Un problema che emerge con facilità ogni volta che l’Inter si trova in una situazione difficile, sotto la pressione di giornali e tv, e manca una figura che prenda le difese dell’allenatore o della squadra, permettendo a giocatori e staff di lavorare serenamente. E’ una questione rivelatasi più grave del previsto nella scorsa stagione, quando si lasciò che Stramaccioni, allenatore alla prima esperienza in Serie A, si portasse sulle spalle il doppio carico di guida tecnica e di avvocato della squadra, impegnandosi, nelle conferenze stampa e nelle interviste post-partita, per tappare falle per le quali lui non era sicuramente il primo responsabile. Quest’estate con l’ingaggio di Mazzarri si è voluto dare un segnale di inversione di tendenza rispetto al passato. Si è puntato su un allenatore di sicuro affidamento per mettersi alle spalle una stagione da incubo. A quanto si vede dalle prime partite ufficiali, la scelta sembra dare i suoi frutti. Tuttavia il problema della comunicazione è stato completamente ignorato: Branca è continuato ad apparire come per magia solo nelle conferenze di presentazione dei giocatori, salvo scomparire per tutto il resto dell’estate; Moratti, impegnato nella trattativa con Thohir, è stato meno presente del solito davanti ai microfoni. Proprio la trattativa per la cessione della maggioranza delle quote al magnate indonesiano è stata un toccasana per l’Inter e Mazzarri. Thohir ha infatti attirato l’attenzione dei media, togliendo così molta pressione all’allenatore toscano, libero di preparare la stagione in pace (si fa per dire), e di non doversi sentire già sotto pressione dopo le pesanti sconfitte nelle tournee estive (0-3 Real Madrid, 0-4 Valencia, 0-2 Chelsea…). Ora però si torna a giocare, sabato prossimo a San Siro c’è la Juve e dopo la partita, se il risultato non sarà positivo, i media cominceranno già a interrogarsi sul futuro nerazzurro, specie dopo un mercato al risparmio. Serve per questo un altro cambio di tendenza, anche nella comunicazione. La soluzione più immediata pare l’ingaggio di un uomo-immagine (Leonardo, per dirne uno), che si impegni a difendere i colori nerazzurri davanti a telecamere e microfoni. Altrimenti la credibiltà dell’Inter, fondamentale nel calcio moderno, sarà messa sempre più a dura prova. Non si può sopportare a lungo di vedere i cugini sempre magnificati, persino per un colpo di teatro come il ritorno di Kakà, mentre si lavora duramente a fari spenti. Uno dei pregi di Mazzarri è che fa che sia il campo a parlare per sé e per tutti; per questo, visti i buoni risultati, finora l’allergia mediatica interista non è emersa. Col passare del tempo, però, questo non basterà: per tornare grandi bisogna imparare a vincere anche qualche battaglia mediatica.

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  • <i>Matrix</i> a tutta Inter: società, Mazzarri e…

    Matrix a tutta Inter: società, Mazzarri e…

    Attualmente con il calcio ha smesso e, a suo dire, riesce a vivere benissimo anche senza le emozioni e le sensazioni che sa trasmettere il rettangolo verde. Marco Materazzi ha da poco conseguito a Coverciano il titolo di allenatore di Prima Categoria, ma non ha fretta di iniziare la sua avventura su una panchina anche perché, come dice lui stesso, ora come ora sono tanti gli abilitati alla professione di allenatore e sono anche tanti i presidenti che definisce “fumantini”, cioè quelli che esonerano i propri allenatori in poche settimane e, per un tipo tosto ed orgoglioso come lui, non è certo la prospettiva che desidera. Intervenendo ad Andria per ricevere il premio Mediterraneo, ai microfoni di Liberoquotidiano.it parla un po’ di tutto, dando anche giudizi sull’Inter del presente e del passato. Alla domanda sulla possibilità che l’Inter di Mazzarri possa esser in lotta per lo scudetto, Matrix afferma:  “Pur essendo Juve e Napoli squadre un passo più avanti, i nerazzurri possono colmare il gap con il fatto che, almeno quest’anno, sono fuori dall’Europa e concentreranno le loro attenzioni solo sul campionato. Poi l’ingresso in rosa di giovani interessanti, come Icardi e Belfodil, sono un valore aggiunto significativo”. Gli viene anche chiesto se Mazzarri può esser l’uomo della rinascita nerazzurra, soprattutto dopo la deludente stagione, appena trascorsa, sotto la guida di Andrea Stramaccioni. L’ex difensore nerazzurro non accosta Mazzarri a Mourinho, ribadendo che per esser come Mou un allenatore dovrebbe vincere praticamente ovunque e, soprattutto, trionfare in Champions League. Ammette, però, che il tecnico di San Vincenzo potrebbe esser l’uomo giusto per la svolta, in quanto non ha mai fallito nelle squadre che hanno dovuto ricominciare da zero. Poi due parole anche su Stramaccioni, ricordando che il tecnico romano è stato molto sfortunato nella sua esperienza sulla panchina nerazzurra, avendo perso nel corso della stagione gente importante e decisiva come Samuel, Milito e Zanetti in primis. Infine un accenno sulla questione Thohir che tiene banco negli ultimi mesi, con l’Inter interessata da un cambio di gestione societaria e sui rapporti che ha mantenuto con la dirigenza. Innanzitutto, afferma che il tifoso interista dovrebbe sempre esser riconoscente alla famiglia Moratti per tutto il bene che ha fatto per l’Inter e definisce come logico il passaggio societario poiché il mondo del calcio si muove grazie a stimoli ed ambizioni, che magari il presidente nerazzurro ha visto scemare nel tempo dopo aver vinto praticamente tutto. Ha comunque mantenuto un ottimo rapporto con presidente, massaggiatore e tutto lo staff, persone che sono state importanti nei suoi anni passati ad Appiano Gentile. Piccola curiosità, come fatto notare da molti, l’anagramma di Marco Materazzi è: “E amo ct Mazzarri“. Chiamamole coincidenze…  

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  • Buona la prima!

    Buona la prima!

    21 aprile 2013: Kovacic gestisce il pallone a centrocampo, innesca un Jonathan corsaro sulla destra che raccoglie il suggerimento del croato e serve Rocchi che, complice la deviazione di un difensore emiliano, realizza la rete che restituisce per pochi secondi entusiasmo ai tifosi nerazzurri e regala l’ultima vittoria casalinga all’Inter di Stramaccioni. Sono trascorsi ben quattro mesi dal momento sopra descritto: quattro mesi di astinenza, quattro mesi di attesa e di speranza, quattro mesi con le urla di gioia intrappolate in gola, quattro mesi senza poter dare libero sfogo ad una esultanza rimasta per troppo tempo soffocata. Inter-Genoa rappresenta il “ritorno alla normalità”, perchè deve tornare ad essere nell’ordine naturale delle cose imporsi in casa contro una squadra mediocre, senza dare adito a facili entusiasmi o, ancor di più, ad uno stupore sproporzionato. Nonostante tale vittoria costituisca soltanto un primo tassello per la costruzione di un futuro più roseo e serva soltanto ad esorcizzare una psicosi, è d’obbligo provare a evidenziare le differenze tra questa Inter e quella che l’anno passato esordì in casa, rimediando una sonora sconfitta contro la Roma di Zeman (1-3 il risultato finale, ndr). Il debutto casalingo contro i giallorossi arrivò dopo la facile vittoria esterna contro un Pescara, destinato al ruolo della comparsa nella massima serie. Ad aprire le danze il colpo di testa di Florenzi controbilanciato immediatamente dal primo gol in nerazzurro di Cassano, mentre nella ripresa furono le reti di Osvaldo e Marquinho ad affondare la scialuppa capitanata da Stramaccioni. Partendo dalla lapalissiana considerazione che incontrare i capitolini è ben diverso dal confrontarsi con il Genoa e non trascurando, dunque, il diverso grado di difficoltà, passiamo ad esaminare le due prestazioni. L’Inter attuale è parsa tatticamente più attenta, soprattutto per quel che concerne il reparto difensivo, guidato da un Campagnaro da annoverare tra i migliori in campo. Poche occasioni concesse alla squadra ligure, porta rimasta inviolata (per l’incredulità di Handanovic) e un’unica sbavatura rilevante sulla confusa palla-gol capitata sui piedi di Kucka. Contro la Roma, invece, emblematica è l’azione che ha condotto alla seconda rete firmata da Osvaldo: Totti, appena entrato nella metà campo avversaria, verticalizza per l’attaccante italo-argentino che prende in controtempo la colpevole difesa nerazzurra e, infilandosi facilmente tra Zanetti e Ranocchia, batte Castellazzi con un pregevole pallonetto. Un’ulteriore differenza consta nel maggiore affiatamento esistente tra i vari reparti del campo, soprattutto tra il centrocampo e l’attacco, amalgamati l’uno all’altro grazie all’eccezionale contributo di Guarin, Alvarez e Kovacic (entrato nella ripresa). Riprendendo in esame il match contro i capitolini, invece, è evidenziabile la costanza con cui ogni azione offensiva si trasformasse con prontezza in un pericoloso contropiede avversario. Tanti sono, però, gli aspetti da migliorare e i problemi ereditati dal recente passato: la qualità di gioco, rimasta in naftalina per la prima fase di gara, è apparsa ancora poco lineare e continua, mentre dopo esser passati in vantaggio, è mancata una maggiore precisione sotto porta che avrebbe consentito di tirare un bel respiro di sollievo prima del triplice fischio arbitrale. Quell’urlo in segno di esultanza rimasto inespresso per troppo tempo, ora può fuoriuscire con tutta la sua veemenza, dandoci la possibilità di gioire e gridare, anche soltanto per una settimana, “Buona la prima”.

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  • Inter-Genoa: da Strama a Mazzarri, si comincia da qui

    Inter-Genoa: da Strama a Mazzarri, si comincia da qui

    Era il primo aprile dell’anno scorso. Inter-Genoa segnava il debutto di Strama sulla panchina nerazzurra. Moratti, dopo la bruciante eliminazione col Marsiglia e la sconfitta in casa contro la Juventus, aveva infatti deciso di esonerare il ben più navigato Ranieri e di dare una chance al giovane mister, fresco vincitore della Next Generation Series con la Primavera nerazzurra. Sotto un caldo sole primaverile, Stramaccioni era chiamato a sciogliere le gelide incertezze di tifosi e addetti ai lavori nei suoi confronti. La squadra era circondata da un alone di perplessità. E dire che, guardando alla formazione, c’erano pochi motivi per essere titubanti: la squadra del Triplete non era ancora stata smantellata, in campo c’era gente del calibro di Julio Cesar, Lucio, Samuel, Stankovic (che a proposito, oggi, darà l’addio ai tifosi), Milito. Nonostante ciò, dopo le nove sconfitte consecutive tra Campionato, Coppa Italia e Champions sotto Ranieri e con l’ottavo posto in campionato, c’era di che essere irritati. Quell’Inter-Genoa rimarrà nella testa di tutti gli interisti, non solo del debuttante Stramaccioni, visto che terminò con ben nove gol segnati, di cui quattro su rigore e due espulsioni. Un 5-4 che non capitava dalla stagione 33′-34′ ricorda il sito ufficiale nerazzurro, quando l’Inter si chiamava ancora Ambrosiana. Proprio un esordio indimenticabile per la “Pazza Inter” di Strama, la cui avventura interista sarà stata breve ma di sicuro non povera di emozioni. Da quella pazza vittoria cominciò la rimonta, culminata col magro bottino del sesto posto in classifica e dei preliminari di Europa League. Oggi sarà tutta un’altra storia, va detto. Ci sarà anche questa volta una sorta di esordio, quello (nerazzurro) in campionato di Mazzarri, che però di stagioni in Serie A alle spalle ne ha ben nove. E questo conta fino a un certo punto, visto che il tecnico toscano ci metterà un po’ ad abituarsi al boato di San Siro, sempre emozionante per i nuovi arrivati sulla panchina interista. C’è però oggi, un po’ come allora, intorno all’Inter tutta, una forte sfiducia: nei tanti pronostici di pre-campionato in pochissimi hanno considerato i nerazzurri, non dico come pretendente per lo scudetto ma nemmeno per la corsa al terzo posto. Il cammino è lungo, ci sono tanti giovani in rosa e la squadra, come ripetuto da Mazzarri in conferenza stampa, non può ancora porsi un obiettivo troppo alto. C’è però la motivazione da parte dei ragazzi, specie dei giovani, di emergere e, se il tecnico troverà la quadratura del cerchio di una rosa con qualche incognita, ci sono molti motivi per riuscire. Oggi sarà un altro Inter-Genoa, senza più eroi del Triplete, senza Europa, quasi senza neanche Moratti in sella all’Inter, con Palacio dall’altra parte della staccionata, con il vero esordiente (mister Liverani) sul lato opposto. Ma sarà sempre un inizio, speriamo da ricordare. “Si ricomincia da zero“, ha detto WM, questa volta sul serio, e si ricomincia dal Genoa.

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  • Juan Jesus: “Inter obbligata a vincere per storia e tradizione. Mazzarri lavora bene, ma sono grato a <i>Strama</i> perchè…”

    Juan Jesus: “Inter obbligata a vincere per storia e tradizione. Mazzarri lavora bene, ma sono grato a Strama perchè…”

    A poche ore dal via del campionato, cresce l’attesa del popolo interista per capire quale sarà il reale valore dei nerazzurri in questa che deve essere la stagione del riscatto. Uno dei titolari, ossia Juan Jesus, è carico e pronto a cominciare, come ha affermato in un’intervista rilasciata al media brasiliano Lance. Il centrale verdeoro analizza il periodo di profondo cambiamento in casa Inter: “Per una squadra che ha vinto molto è normale attraversare un periodo di rinnovamento. Per storia e tradizione, però, l’Inter è obbligata a vincere. Abbiamo una squadra abbastanza esperta e che sa gestire questo tipo di pressioni”. Rispetto alla sua prima stagione in Serie A, Juan Jesus troverà in panchina Walter Mazzarri e non più Andrea Stramaccioni, tecnico che lo ha lanciato nella massima divisione italiana: “Mazzarri è uno che legge bene le partite e lavora in maniera efficace col gruppo. Differenze con Stramaccioni? E’ difficile parlarne. A lui sono molto grato perchè mi ha dato questa grande possibilità. Gli auguro di far bene come allenatore in un’altra squadra, ha grandi qualità e lo dimostrerà”. Cosa è cambiato in Juan Jesus rispetto ai suoi esordi nel campionato italiano? Il brasiliano analizza così la situazione: “Inizialmente ho dovuto apportare accorgimenti al mio modo di giocare. Ero abituato a lavorare quasi esclusivamente col fisico, mentre qui in Italia ho dovuto imparare anche sincronismi e movimenti tattici. Ho ancora un buon margine di crescita”. Infine una battuta sulle favorite per lo scudetto e sul possibile passaggio di proprietà in casa nerazzurra: “Non siamo tra i favoriti? Non è un problema, lasciamo parlare gli altri, ma questo non ci deve togliere responsabilità. Sulla vicenda Thohir noi giocatori non sappiamo nulla ed è giusto così. Ci limitiamo a leggere solo quello che dice la stampa”.

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  • Pasa: “Che emozione l’esordio in A. Stramaccioni non ha avuto colpe. Il mio obiettivo è…”

    Pasa: “Che emozione l’esordio in A. Stramaccioni non ha avuto colpe. Il mio obiettivo è…”

    Nella passata stagione molti giovani della Primavera nerazzurra hanno esordito in prima squadra, collezionando qualche gettone di presenza a causa dei numerosi infortuni che hanno colpito l’Inter di Stramaccioni. Uno di questi baby è Simone Pasa, centrocampista che all’occorrenza sa adatarsi molti bene al ruolo di difensore centrale. Ai microfoni di Calciomercato.com, il giovane classe ’94 parla di ciò che lo attenderà a Varese, club nel quale si è trasferito in prestito, in questa stagione: “E’ mio desiderio collezionare il maggior numero di presenze a Varese e spero di fare molto bene sia a livello individuale che di squadra. Varese è una piazza importante, qui si lotta per le posizioni di vertice, ma è anche una realtà tranquilla dove lavorare con serenità. Qui per me è tutto nuovo e sono contento che ci sia entusiasmo intorno al mio nome. La Serie A? Noi ci crediamo, lavoriamo sodo per centrare questo obiettivo”. Oltre a Pasa, in terra varesina si sono trasferiti anche Forte, Spendlhofer e Tremolada: “Questo agevolerà il mio inserimento. Avere in squadra calciatori che conosci aiuta a inserirti, ma tutti mi hanno accolto molto bene. E’ bastato pochissimo per sentirmi già parte di questo bellissimo gruppo”. E’ giunto il momento di ripensare alla passata stagione, con l’esordio in Serie A e in Europa League: “Il giorno dell’esordio in A è stato incredibile, anche se un po’ mi aspettavo di giocare per via delle assenze. Per me che ero nel settore giovanile dell’Inter da quando avevo 14 anni è stato qualcosa di fantastico. Voglio ringraziare Stramaccioni per la fiducia e per avermi dato questa possibilità”. A proposito di Strama, Pasa difende il tecnico romano dopo il flop dell’anno scorso: “Non credo abbia avuto colpe. Da gennaio in poi c’è stata una serie incredibile di infortuni. Lavorare senza Milito, Zanetti, Samuel e Cassano non è facile ed è logico accusare il colpo”. Per concludere, Simone racconta qualche ricordo e qualche aneddoto dell’esperienza in nerazzurro, oltre che i suoi obiettivi personali: “Ho legato molto con Cambiasso, Guarìn e Juan Jesus. Soprattutto con quest’ultimo è stato facile legare vista l’età simile alla mia. Il Cuchu è uno che dà sempre tantissimi consigli ai giovani, così come Chivu e Zanetti. La mia ambizione? Tornare all’Inter entro due anni. Sono cresciuto lì ed è una delle più grandi squadre a livello europeo”.

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  • Cassano: “Stramaccioni? Altra domanda. Mazzarri? Grandissimo allenatore ma…”

    Cassano: “Stramaccioni? Altra domanda. Mazzarri? Grandissimo allenatore ma…”

    Giornata di incontro con la stampa per Cassano: FantAntonio ne ha per tutti. Dall’allenatore, al modulo, passando per lo scudetto e le squadre del cuore. Ecco il Cassano pensiero: “La Juventus? A ottobre ha già vinto lo scudetto”. Provoca, Antonio Cassano. Ma lo fa in maniera molto seria e decisa: “È due o tre gradini al di sopra di tutte le altre avversarie. Hanno l’allenatore più forte in assoluto: inoltre, con gli acquisti che ha fatto, chiuderà presto la pratica”. Poi spazio al Parma: “Io e Amauri? Questa coppia cresce bene, proprio come l’intesa con i compagni: se camminano loro, di conseguenza cammino anche io. Ora ho le gambe terribilmente imballate: spero migliorino presto”. Sul calendario: “La partita con l’Inter sarà sicuramente evidenziata con il circoletto rosso perché sono un tifoso nerazzurro. Tuttavia la gara speciale per me sarà quella con la Sampdoria: è la squadra che ho nel cuore”. Si passa alla tattica: “Il mio modulo preferito? Il 4-3-1-2. Ma voglio talmente bene al mister che qualsiasi schema scelga, lo accetto con positività. Donadoni e Leonardi sono stati fondamentali per la mia decisione: grazie al loro pressing mi sono rimesso in gioco. Io avrei giocato ancora un anno con l’Inter e poi avrei appeso le scarpette al chiodo”. Questioni disciplinari: “Non posso assicurare l’assenza di “cassanate”. Leonardi mi ha concesso tre jolly dopo di che mi caccerà via”, afferma ridendo. Infine una rapida carrellata sui suoi allenatori: “Capello? Il numero uno. Allegri? Grande allenatore. Mazzarri? Grandissimo allenatore ma… quel “ma” è sulla persona, non sul tecnico. Stramaccioni? Altra domanda”.   Fonte: gazzetta.it

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  • Stramaccioni? Ecco che fine ha fatto…

    Stramaccioni? Ecco che fine ha fatto…

    Andrea Stramaccioni non è più l’allenatore dell’Inter da pochi mesi e in molti si staranno chiedendo che fine abbia fatto. Il tecnico romano, dopo esser stato reclutato dalla Rai come commentatore televisivo per la Confederation Cup, sta girando per tutto il mondo per scovare i trucchi del mestiere di alcuni suoi colleghi. Strama è appena atterrato a Los Angeles, dove rimarrà per una decina di giorni invitato da Carlo Ancelotti a seguire la preparazione del Real Madrid.  In precedenza, aveva fatto visita a Guardiola nel ritiro del Bayern Monaco: la tesi dell’ex Inter verterà proprio sui sistemi di gioco del neo allenatore del Bayern. L’esame a Coverciano è fissato per il 5 settembre in una sessione speciale.

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