• Livaja: “Tornare all’Inter non sarà facile. C’è tanta concorrenza e Thohir ha annunciato che…”

    Livaja: “Tornare all’Inter non sarà facile. C’è tanta concorrenza e Thohir ha annunciato che…”

    Dopo le feroci polemiche degli ultimi giorni, Marko Livaja torna a parlare ai microfoni di Sportske Novosti, per raccontare le sue verità sull’annata particolare vissuta a Bergamo: “La stagione era iniziato molto bene. Ho giocato undici volte nelle prime tredici partite, ma utilizzavamo un sistema diverso. Dopo un paio di risulati negativi abbiamo cambiato modulo, passando al 4-4-2. Denis, che è il capitano, è rimasto in formazione come prima punta, mentre io sono finito in panchina. A gennaio avrei voluto lasciare l’Atalanta, ma non mi hanno permesso di andare via. Dicevano che ero troppo importante per la squadra, ma poi mi tenevano in panchina e mi mandavano a scaldare al 78′. Se sono così importante, perchè solo al 78′? Da lì sono nati i primi problemi, perchè mi sono rifiutato di fare riscaldamento contro l’Udinese. Ammetto di aver sbagliato, perchè sono un professionista e mi pagano per giocare“. A chi gli chiede se sia preoccupato per la cattiva reputazione che si sta costruendo in Italia, l’attaccante croato risponde: “Mi capita di pensarci, ma dovete sapere che molto delle cose che escono sui giornali non sono vere. In ogni caso, non cerco giustificazioni per le sciocchezze che ho commesso. Chi mi conosce sa che non tutto corrisponde alla realtà, che c’è un altro lato”. Chiusura con un pensiero sull’Inter: “C’è tanta concorrenza, sarà difficile trovare posto in nerazzurro, anche perchè Thohir ha annunciato che farà grandi investimenti e porterà grandi giocatori. Io comunque ho un contratto di due anni e chissà che un buon finale di stagione non possa permettermi di tornare”.    

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  • Palacio: “Il derby è la sfida più bella, faremo di tutto per vincere. I giorni prima della partita…”

    Palacio: “Il derby è la sfida più bella, faremo di tutto per vincere. I giorni prima della partita…”

    Ospite di Inter Channel, Rodrigo Palacio si è raccontato ai microfoni di Roberto Monzani e Nagaja Beccalossi. Ecco un’anticipazione delle dichiarazioni del Trenza, rilasciate durante il programma InterNOS: “Non sono timido, semplicemente non mi piacciono molto le interviste – esordisce l’attaccante argentino -. Sono onorato di giocare nell’Inter, è una delle squadre più forti del mondo”. “Uomo derby? No dai, ho avuto la fortuna di fare gol nel derby dell’andata, ma non sono un uomo derby. Milito lo è, perché ne ha fatti tanti. Ecco, spero di farne un altro nella prossima partita, potrebbe bastare per vincere. Il derby è una partita particolare? Prima abbiamo il Napoli, un’altra partita difficile, importante per noi per poter fare una grande gara e qualificarci all’Europa League. Poi arriva il derby, la partita più bella dell’anno, che ovviamente speriamo di vincere. Tutti i derby sono belli, il tifo in Argentina è forse più fanatico, anche in Italia, ma qui si vive diversamente. Il derby di Milano è bello, giocare in un San Siro pieno è bellissimo. I giorni prima della partita mi capita sempre di incontrare i tifosi al ristorante che fanno le loro ‘raccomandazioni’: il calcio è così, la gente vive per il calcio, come noi. Faremo di tutto per vincerlo”. E a proposito di gol: “Il mio gol più bello? Quello nel derby d’andata, che è anche il più importante. Poi quello in Coppa Italia l’anno scorso contro il Bologna, mi è piaciuto tanto. Purtroppo calcio poco da fuori area, me lo dice anche il mister. Il terzo? Uno con il Catania, sempre l’anno scorso. Anche quello in pallonetto contro il Cluj”. Il calcio per Rodrigo è tutto, ma l’attaccante argentino coltiva altre grandi passioni: “Vado spesso a vedere l’Olimpia, mi piace molto e oltretutto ho un grande amico che gioca lì: Bruno Cerella. Sono il suo tifoso numero uno, siamo amici d’infanzia, cresciuti insieme a Bahia Blanca, abbiamo giocato insieme e abbiamo tanti amici in comune. Oggi l’Olimpia ha una partita importante, speriamo di vincerla, in modo da arrivare a gara 5 al Forum e qualificarci alla Final Four che si disputeranno a Milano. In che ruolo giocavo a basket? Playmaker, sarà per l’altezza!”.   Fonte: inter.it

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  • Thohir a Madrid con Ausilio: il mercato nerazzurro pronto a entrare nel vivo

    Thohir a Madrid con Ausilio: il mercato nerazzurro pronto a entrare nel vivo

    Madrid caput mundi. Da ieri la capitale spagnola è al centro del calcio mondiale tra una finale di Champions da conquistare e un calciomercato che sta per entrare nel vivo. Proprio per questo motivo, l’Inter ha voluto essere presente sia con il d.t. Piero Ausilio sia con il presidente Erick Thohir, atteso in queste ore in Spagna. Ieri sera Ausilio era al “Vicente Calderon” per seguire la prima semifinale: sotto osservazione c’erano soprattutto i giocatori del Chelsea in uscita, che l’Inter continua a monitorare aspettando l’occasione giusta. Fernando Torres e Obi Mikel sono i due che interessano di più: l’attaccante spagnolo non è considerato indispensabile da Josè Mourinho e, pur avendo annunciato più volte di voler onorare il suo contratto con i Blues (in scadenza nel giugno 2016), potrebbe cambiare aria in cerca di nuovi stimoli, con l’ipotesi di un ritorno all’Atletico Madrid a stuzzicarlo più di ogni altra soluzione; per il nigeriano, invece, il discorso è diverso, visto che accetterebbe volentieri la destinazione meneghina, ma potrebbe essere costretto a restare in Premier per questioni d’ingaggio. L’Inter continuerà a monitorarli entrambi, soprattutto se le altre piste non dovessero concretizzarsi, tenendo sempre viva – sullo sfondo – l’opzione Demba Ba. L’arrivo a Madrid di Thohir, però, ha anche l’obiettivo di aprire un discorso con il Real. In cima alla lista dei desideri nerazzurri c’è Alvaro Morata: il giovane attaccante spagnolo è in rampa di lancio e vorrebbe più spazio; per questo, se i Blancos non dovessero riuscire a garantirglielo, sarebbe disposto a cambiare aria, considerando anche un contratto in scadenza nel 2015. Con Florentino Perez si parlerà anche di Casemiro: il centrocampista brasiliano è un vecchio pallino di Ausilio e potrebbe essere il giocatore giusto da piazzare davanti alla difesa per rinforzare la mediana e raccogliere l’eredità di Cambiasso; a Madrid non è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista ma, rispondendo a tutti i requisiti (soprattutto per quanto riguarda età e ingaggio) stabiliti dal club di corso Vittorio Emanuele, potrebbe diventare l’alternativa più credibile al connazionale Nilton.

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  • Leonardo: “All’Inter esperienza straordinaria, fu una scelta di vita. Me ne sono andato perchè…”

    Leonardo: “All’Inter esperienza straordinaria, fu una scelta di vita. Me ne sono andato perchè…”

    In un’intervista al sito brasiliano UOL Esporte, torna a parlare Leonardo. L’ex allenatore di Milan e Inter, attualmente svincolato – dopo la squalifica che lo ha portato a lasciare il suo ruolo dirigenziale al PSG -, ha commentato diversi temi che riguardano anche il mondo nerazzurro. Uno dei suoi migliori colpi di mercato sotto la Tour Eiffel fu Lucas, soffiato all’Inter a suon di petroldollari. Il gioiellino brasiliano è stato aspramente criticato in Francia dopo l’eliminazione dalla Champions, con un famoso opinionista che è arrivato a dire addirittura che il classe ’92 non saprebbe giocare a calcio. Lapidaria la risposta di Leonardo: “È difficile dare credito a una persona che dice che Lucas non sa giocare a calcio. Lui, così come Marquinhos e Pastore, è il futuro, ed è in un ottimo club che si sta strutturando al meglio per essere campioni d’Europa”. E in quanto al prezzo sborsato (43 milioni di euro, ndr) per portarlo a calcare il prato del “Parco dei Principi”, ritenuto eccessivo per un giocatore che fatica a esprimersi con continuità, l’ex dirigente parigino risponde: “Il prezzo non era eccessivo perché era stato fatto dal mercato. C’erano club, ad esempio il Manchester United, che erano arrivati ad offrire cifre simili, noi l’abbiamo solo aumentata di un pochino”. Il suo sogno è quello di tornare ad allenare, preferibilmente in Europa, dal momento che è ormai di casa nel vecchio continente. Alle spalle ha esperienze su entrambe le sponde del Naviglio. Incalzato, Leonardo racconta: “Capisco perfettamente le critiche della curva del Milan, penso siano normali, ma è stata una mia scelta di vita, di voler provare un po’ di tutto. Mi svincolai dai rossoneri per problemi personali, e quando ero completamente libero mi contattò Moratti, ex presidente dell’Inter, con il quale ho sempre avuto un buon rapporto. Accettai la sfida e passai ai nerazzurri, che per me fu un’esperienza straordinaria. Malgrado le critiche il mio rispetto per il Milan non cambia, così come nemmeno l’affetto per l’Inter. Me ne sono andato solo perché quella del PSG è un’occasione che ti capita una volta nella vita“.   Simone Calice

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  • La Curva Nord si scalda per Inter-Napoli: “Gran coreografia, vogliamo il settore colmo!”

    La Curva Nord si scalda per Inter-Napoli: “Gran coreografia, vogliamo il settore colmo!”

    In occasione della 35^giornata di campionato, l’Inter di Walter Mazzarri ospiterà sabato sera a San Siro il Napoli di Rafael Benitez. Ad Appiano Gentile la squadra sta lavorando sodo per presentarsi al meglio davanti al pubblico amico che, per incitare al meglio i propri beniamini, è pronto a scatenare un incitamento particolare. Infatti, attraverso un comunicato apparso su CurvaNordMilano.net, il tifo organizzato nerazzurro ha reso noto che esporrà la coreografia accantonata per solidarietà ai cugini nel derby d’andata. Di seguito l’intero comunicato dei ragazzi della Nord, i quali ci tengono ad invitare tutti i tifosi a recarsi allo stadio per riempire a dovere il settore. Ragazzi del Secondo Anello Verde, Bentornati!!! Oggi Zona Covo è importante. Importantissima. Si perche parliamo già della prossima partita in casa col napoli di sabato 26 aprile. Perché? Cori o mica cori? No, no. Per quello c’è tempo e vedremo… (anche se il recente comunicato della Lega Calcio ci ha fatto veramente sorridere…) Ma ne parleremo. Oggi vi diamo una notizia bomba: abbiamo deciso di esporre la coreografia del Derby passato, quello che verrà ricordato come il più triste della storia, proprio la partita prima del Derby di ritorno. In tanti si chiedevano (e ci hanno chiesto) che fine avrebbe fatto quella coreografia ed ecco a voi la risposta: INTER-napoli. Motivi particolari? Forse si… Forse no… Forse è la sola voglia di esporre un’imponente coreografia che ci aveva portato via cosi tanto tempo per realizzarla. Forse, vista la dimensione (a questo punto possiamo già confessarvi che sarà di due anelli), dobbiamo fare spazio in magazzino per riporre il materiale della coreografia del prossimo derby fuori casa per la quale siamo già ovviamente al lavoro… O forse è il contenuto della coreografia l’importante… (No, scusate ma questo non ve lo sveliamo come da prassi accade) Sta di fatto che la prossima in casa gran coreografia. Ovvio c’è bisogno di una Nord stracolma come da un po’ non vediamo viste le molte partite “non di cartello” a cui abbiamo assistito a S.Siro in questi ultimi mesi… Quindi armarsi per tempo di voglia e attenzione. Prendete a calci anche i signorotti che anche se hanno l’abbonamento la partita la guardano a casa se piove o fa freddo…Portateli allo stadio… Gremite la Curva come sapete fare. Si anche se l’FC non va come vorremmo che andasse. Tanti l’hanno dimostrato di esserci sempre e comunque. Ma altrettanti quest’anno se ne sono un po’ approfittati… Quindi su… Prove di Derby. Vogliamo una Nord stracolma. Come al solito troverete sui seggiolini i foglietti di spiegazione della coreografia. Sarà importante che seguiate alla lettera tutto quello che c’è scritto. Sarà fondamentale la collaborazione di ognuno di voi. Attenzione, voglia, sincronismo e rispetto dei 3 mesi di lavori che c’eravamo sparati noi ragazzi del Covo con tanto amore e dedizione. Contiamo su di voi gente. Riempite la Nord e collaborate. Per noi e per il calcio… TU SEI LA MIA VITA…ALTRO IO NON HO… Quelli del Covo (Tratto dalla Fanzine del 05.04.14 di Inter-bologna). Non crediamo serva aggiungere altro… AVANTI TUTTA!!! CN69

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  • Mazzarri: “Da calciatore mi mancava il carattere, ora mi sento realizzato. La vera soddisfazione…”

    Mazzarri: “Da calciatore mi mancava il carattere, ora mi sento realizzato. La vera soddisfazione…”

    Ospite del Centro Sportivo Italiano (CSI), Walter Mazzarri ha raccontato ad allenatori e dirigenti alcuni interessanti retroscena della sua carriera: “I miei inizi furono a San Vincenzo, a 14 anni mi prese la Fiorentina che poi mi mandò a Follonica a fare esperienza perché ero piccolino di statura. La carriera da giocatore non piacque molto, le doti naturali c’erano ma mancava il carattere adatto. Per diventare giocatore vuol dire tirar fuori qualcosa di più del semplice giocare. La mia fu una carriera passata anche per le scuole, una cosa non comune. Mi mancavano 8 esami per finire Economia e Commercio”. “A 28-29 anni pensai di smettere, oltretutto venni fermato da un serio infortunio. Pensavo già di fare l’allenatore, lo trovavo un lavoro affascinante. Rubavo qualcosa da chi mi allenava, poi nei miei ultimi anni di carriera un tecnico mi volle perché gli serviva un ‘allenatore in campo’. Ora sono felice e realizzato, faccio quello per cui credo di essere realmente portato, quello che davvero mi piace e sento di poter far bene. Dietro un ruolo c’è sempre un uomo: guardate Ulivieri. E’ un uomo di cultura, in gamba, intelligente. Una persona di spessore, al di là dell’essere riuscito ad andare avanti nella carriera. A noi interessa l’uomo, l’aspetto umano”. “Mai un esonero, il segreto? Intanto fatemi fare gli scongiuri (sorride, ndr). A certi livelli è un lavoro davvero difficile, sono stato in piazze dove i presidenti erano noti come dei ‘mangia allenatori’… ma un allenatore cerca anche la soddisfazione per l’azienda che lo paga: vuol dire che ha fatto tornare i conti, la vera soddisfazione per un allenatore è quella”. “I giovani? E’ vero che si investe poco su di loro. E’ un momento economicamente difficile per l’Italia in generale, che si riflette anche nel calcio. Per questo bisognerebbe investire anche nei settori giovanili per far crescere i ragazzi che abbiamo in casa. Purtroppo siamo un po’ esterofili, mentre in Italia ci sono delle risorse pazzesche. Basti dire che a tutti i bambini piace il calcio: bisognerebbe potenziare i nostri settori giovanili investendo su bravi istruttori, che a certe età sono fondamentali, per far crescere il giocatore tecnicamente e umanamente”. “Per quanto riguarda l’allenare ragazzi con un carattere difficile, ai miei livelli un allenatore pensa di poter dare qualcosa per far migliorare anche i professionisti. Il calcio è uno sport di gruppo, quello che conta è ciò che un ragazzo può portare negli spogliatoi. La parola su cui si fonda il principio di gruppo è ‘rispetto’. Il dialogo personale aiuta tanto: io nel valutare e nel conoscere i giocatori sono abituato ad avere confronti individuali, per creare empatia attraverso un contatto immediato. Cerco subito di entrare nella testa del ragazzo per capire cosa gli serve per star bene, le sue differenze d’abitudini, raffrontato alle regole generali e collettive che tutti devono rispettare”. “Il rapporto con i miei collaboratori è fondamentale, soprattutto da quando sono arrivato a certi livelli, tutti loro sono essenziali. Ora non potrei più farne a meno. Fino a certe categorie è diverso, ma poi cambia tutto il mondo che hai attorno, per questo devo avere dei collaboratori di cui mi fido. Le decisioni poi le prendo io, ma da parte loro ho bisogno di un lavoro a 360°, tale per cui io possa risolvere il problema in poco tempo. Loro sono molto bravi, lavorano fino a tardi e la mattina sono in ufficio prestissimo“. “Di errori ne ho fatti. Ma occorre fare un distinguo tra quello che dici alla stampa e quello che dici a te stesso. Ad esempio una volta mi confrontai con Frustalupi, oggi mio secondo, durante una partita: stavamo giocando bene, ma non facevamo gol, ci confrontammo e si decise di togliere una punta e mettere un centrocampista. La squadra iniziò a giocare peggio, lui difese la scelta, io gli dissi ‘se fai così non diventerai mai un allenatore’. Avrei dovuto dirgli ‘abbiamo sbagliato il cambio’, perché era una scelta fatta insieme. Io posso sembrare il contrario di quello che sono davanti alle telecamere, ma se parlo così è perché sono stato autocritico con me stesso prima di tutto“. “Come si fa a rendere il calcio di oggi un po’ più bello? A volte si esagera nella ricerca della vittoria e del risultato, in Italia abbiamo questa cultura che porta a degli eccessi. Chi va sugli spalti può restare deluso e quindi si sentono cose brutte. Andare allo stadio sembra voglia dire andare a sfogare rabbia accumulata, bisognerebbe migliorare, partendo anche da fuori dai cancelli, perché nello stadio può andare a finirci chi ha una vita difficile fuori. Gli oratori sono dei luoghi dove si viene educati ai valori importanti, da lì si parte per costruire. Dentro lo stadio è già tardi, bisogna iniziare prima: ce ne vorrebbero di più di posti così”.   Fonte: inter.it  

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  • Moratti: “Mou? Giusto l’addio post Triplete, ma potrebbe tornare. Zanetti sarà un ottimo dirigente, Benitez fallì perchè…”

    Moratti: “Mou? Giusto l’addio post Triplete, ma potrebbe tornare. Zanetti sarà un ottimo dirigente, Benitez fallì perchè…”

    Intervenuto ai microfoni di Telelombardia, Massimo Moratti è tornato a parlare di Inter, toccando diversi argomenti relativi al mondo interista, tra passato, presente e futuro. Ecco le parole del presidente onorario nerazzurro: su MOURINHO ”E’ arrivato per lo sfogo di Mancini che mi disse che secondo lui l’avrei sicuramente mandato via. E io gli risposi che era matto, che non ci pensavo proprio. Ma lui si era sentito umiliato dalla sconfitta col Liverpool. Nell’eventualità che potesse ripetere lo sfogo, decisi di contattare Mourinho, che rispose con assoluta serietà perché gli dissi che se Mancini non avesse cambiato idea, allora mi sarei rivolto a lui. Si sarebbe potuto offendere invece disse di essere a disposizione e che non avrebbe preso contatti con nessun altro. Questo confermava la sua professionalità, l’avevo visto una volta e mi aveva fatto un’ottima impressione. Però Mancini stava andando bene e non è stato facile festeggiare un altro scudetto dovendo dire a Mancini che prendevamo un altro. Alla fine ci siamo riusciti, ma mi è dispiaciuto. Quando Mourinho è andato via, devo essere sincero, per me era giusto. E’ arrivato e ha vinto il campionato, che forse avrebbe vinto anche Mancini. Poi ha vinto il Triplete: Mourinho è stato un grandissimo temporale, un colpo di vento che era giusto conservasse quella storia e che non rischiasse di trascinarsi. Dopo abbiamo vinto la Coppa Italia e siamo arrivati secondi e se fosse arrivato prima Leonardo magari avremmo vinto pure lo scudetto. Riprenderle Mourinho? Ora abbiamo Mazzarri, un ottimo allenatore, diverso da lui, con un’altra esperienza ma comunque ottimo. Credo che Mourinho stia inseguendo una sua soddisfazione al Chelsea, che è l’altro club a cui è legato. E’ tornato volentieri lì, come tornerebbe volentieri all’Inter. L’occasione per il momento non c’è, speriamo che ci sia in futuro, magari dopo che Mazzarri ha vinto tre scudetti come Mancini (sorride, ndr)“. su BENITEZ “Non ha sopportato le vittorie di chi era seduto sulla panchina prima di lui. Si è fregato da solo. C’era una squadra felice, pronta a ripetersi, contenta di quello che aveva ottenuto. Invece si è cercato di analizzare e criticare in termini tali per cui noi stavamo quasi attenti a citare quello che avevamo vinto un mese prima. Questo atteggiamento è stato sbagliato nei confronti di società e giocatori. I risultati non arrivavano, eravamo ottavi in campionato a dicembre. Abbiamo vinto la Coppa del Mondo, ma non è stato neanche difficilissimo e in quel caso i giocatori non sarebbero potuti uscire dal campo senza aver portato a casa il trofeo. Poi mi sembrava giusto cambiare e respirare un’aria più positiva. Leonardo ha creato un ottimo clima e siamo arrivati secondi. Se quel clima lo avesse creato Benitez forse sarebbe arrivato un altro scudetto. Quella è stata la sua colpa, anche se dice che era colpa mia perchè non gli avevo comprato quattro giocatori. Ho visto che il Napoli glieli ha comprati, però la situazione è quella…” su RECOBA “Aveva qualcosa proprio dell’Inter, cioè il fatto di essere sempre sorprendente. Era un giocatore che se messo in campo negli ultimi 10 minuti magari ti faceva tre gol e riusciva a fare delle cose che nel calcio forse non abbiamo mai visto. Essendo un po’ pigro forse non aveva quella continuità e quell’aggressività che un giocatore deve avere, ma al di fuori dalla pigrizia aveva una classe e un talento tali che, per uno a cui piace il calcio, era davvero un gioiellino. E quindi ti affezioni. Anche io, come i tifosi, la sera prima della partita pensavo a cosa sarebbe successo. Vedevo Recoba che, alla prima azione, saltava tutti e andava in porta”. su ZANETTI “Zanetti è la storia dell’Inter. Non solo per la qualità, ma anche per la serietà. Se a Zanetti chiedi di una partita col Milan o con la Juventus di dieci anni fa, non solo ti sa dire com’è andata, ma anche le ragioni per cui bisogna odiare l’una e l’altra (sorride, ndr). Poi è una brava persona, dotata di buon senso, con questo carattere che fa sì che sia molto stimato dai compagni. Zanetti con me sapeva per certo che sarebbe potuto diventare addirittura presidente. Potevo pensare di farlo con una persona che sa tutto, che rappresenta l’Inter, che è stimato e che ha l’immagine giusta. E che magari potesse fare anche le interviste al mattino al posto mio (sorride, ndr). Adesso per lui c’è un cambiamento, c’è una persona nuova che non poteva conoscerlo allo stesso modo. Ma mi sembra che abbia sondato, anche perché Thohir è intelligente. Zanetti rimarrà nell’Inter e certamente avrà degli incarichi che, a mio giudizio, devono essere operativi e non rappresentativi. Anche perché lui è uno che sa gestire le cose come ha gestito bene la sua vita personale, con la Fondazione Pupi e cose di questo tipo, importantissime. Ha gestito benissimo la sua vita familiare, i suoi investimenti, la sua vita all’Inter. Credo che certamente sarà un ottimo dirigente e questo è quello che gli faranno fare”.  

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  • Mazzarri contro il suo passato per sfatare la maledizione del “tre”

    Mazzarri contro il suo passato per sfatare la maledizione del “tre”

    Non c’è due senza tre, anzi no. A quattro partite dal termine del campionato, l’Inter di Mazzarri non è ancora riuscita ad inanellare tre vittorie consecutive, dimostrando l’inattendibilità del suddetto proverbio e la fugacità delle aspettative di inizio stagione, fragili come foglie d’autunno e destinate così a cadere inesorabilmente una dopo l’altra. La possibilità di intraprendere un lungo e convincente filotto di successi è stata resa vana, in principio, dalla Juventus. Il vantaggio di Icardi e  i cori entusiasti dei tifosi sono durati per circa un minuto, ovvero il tempo impiegato da Vidal per pareggiare i conti e ammutolire San Siro. Un buon pareggio, ma anche un primo colpo inferto dai rivali di sempre, dopo le suadenti vittorie contro Genoa e Catania, condite da cinque reti realizzate e nessun gol al passivo. La storia si ripete nei tre turni successivi: l’Inter abbatte il Sassuolo, supera in extremis la Fiorentina e, infine, si ferma davanti al muro innalzato, per l’occasione, dal Cagliari (1-1 il risultato finale, ndr). Sorgono, così, le prime avvisaglie di quella sterilità offensiva e della mancanza di cattiveria agonistica, che contraddistingueranno buona parte dell’annata nerazzurra. Per riassumere: un punto apprezabile contro la Vecchia Signora, un vero e proprio passo falso in quel di Trieste. Il terzo sigillo sfugge nuovamente contro il Bologna, non proprio un’imbattibile corazzata contro la quale potersi permettere di raccogliere la miseria di due punti sui sei complessivi. Un altro 1-1, che dimostra la tortuosità del sentiero intrapreso e la difficoltà nel ritornare sulla strada maestra e percorrerla fino al raggiungimento della vetta. Durante il girone di ritorno, il Cagliari (per la seconda volta) e l’Atalanta sono stati gli ultimi ostacoli che si sono frapposti tra la squadra di Mazzarri e la conquista della terza vittoria consecutiva. Con i bergamaschi, è addirittura arrivata un’infausta sconfitta, propiziata dalla doppietta di Bonaventura e dai tanti errori commessi davanti la porta di Consigli. Una discontinuità che ha inciso profondamente sui risultati e sull’andamento della stagione interista, costituendo la prova più lampante di una maturità ancora lontana dall’essere definitivamente conseguita. Indipendentemente da spiegazioni che ricorrano a parole come casualità o fato avverso. Contro il Napoli, perciò, servirà sfatare questo tabù per tenere a distanza di sicurezza Parma e Milan e continuare a rincorrere l’Europa.    

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  • CALCIOMERCATO/ Livaja-Atalanta, addio inevitabile: il talento croato tornerà all’Inter, poi…

    CALCIOMERCATO/ Livaja-Atalanta, addio inevitabile: il talento croato tornerà all’Inter, poi…

    Il litigio “social” con i tifosi è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Marko Livaja e l’Atalanta si diranno addio a fine stagione. Dopo le polemiche (con tanto di insulti e minacce) seguite alla sostituzione di sabato, l’attaccante croato è tornato nella sua città natale. Una Pasqua in famiglia, ma sicuramente non troppo felice, visti i litigi più o meno nascosti con i sostenitori della Dea. La situazione si è surriscaldata a tal punto che la società orobica ha deciso di concedere qualche giorno di vacanza in più all’ex canterano nerazzurro, rimasto a Spalato per curare un’infiammazione al tendine d’Achille. Un distacco inevitabile, anche per evitare un possibile faccia a faccia con i tifosi, pronti a presentarsi in massa alla ripresa degli allenamenti (che era fissata nel pomeriggio di oggi). Impossibile ormai che si tenti una riappacificazione: il giocatore tornerà all’Inter a giugno e sfrutterà il mercato estivo per trovare una nuova sistemazione. Al momento l’ipotesi più probabile porta a un trasferimento oltre i confini nazionali, con parecchi club stranieri che hanno messo gli occhi sul talento lanciato da Andrea Stramaccioni. E chissà che, lontano dall’Italia, Marko non trovi le condizioni ideali per lasciarsi alle spalle certi atteggiamenti e rilanciarsi, mostrando finalmente tutte le sue qualità.

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  • Icardi: “Voglio restare all’Inter, con Mazzarri sto imparando tanto. I miei modelli sono…”

    Icardi: “Voglio restare all’Inter, con Mazzarri sto imparando tanto. I miei modelli sono…”

    Protagonista indiscusso quando indossa la maglia dell’Inter, uomo copertina quando travalica i confini del campo di gioco. I gol e le polemiche, i tweet e le esultanze, i titoli dei giornali sportivi e quelli delle riviste di gossip: stiamo parlando di Mauro Icardi. Punto fermo dell’attacco nerazzurro e autore di otto gol stagionali, l’argentino di Rosario, dopo aver superato i problemi fisici e aver convinto Mazzarri, sta trascinando i suoi alla conquista di un posto in Europa, attirando su di sè persino l’interesse di molti club europei (l’Atletico Madrid lo vorrebbe per sostituire il partente Diego Costa, ndr) . Intervistato da Matteo Barzaghi, il bomber ha parlato del suo futuro ai microfoni di Sky Sport 24: “Voglio proseguire la mia carriera all’Inter e fare quello che sto facendo per ora, continuando ad imparare qualcosa di nuovo di anno in anno. Mi vogliono altri club? A questo ci deve pensare qualcun’altro“. Dal suo avvenire a quello della squadra, impegnata sabato nella delicata sfida contro il Napoli di Benitez: “Contro i partenopei, sarà importante andare a duecento all’ora”. A quattro giornate dal termine del campionato, è d’obbligo un bilancio della prima stagione all’ombra del Duomo: ” Da una parte sono soddisfatto di quello che ho fatto e di esser riuscito a giocare dopo la pubalgia, dall’altra sono dispiaciuto per essere rimasto fuori tanto tempo. Ora sto bene, anche se ho ancora qualche fastidio che curo con gli antinfiammatori. Il gol che mi ha dato più soddisfazione? Quello contro la Juventus, visto che è stato anche il primo con l’Inter“. L’obiettivo di questo finale di stagione è assicurarsi, il prima possibile, un posto in Europa: “Vogliamo raggiungere tutti insieme questo traguardo. Il Milan non fa paura, ma abbiamo rispetto per loro come per tutte le altre squadre. In Serie A non importa se si gioca contro la prima o l’ultima in classifica, tutte le partite sono difficili da affrontare”. Sul rapporto con Mazzarri: “Nell’ultimo periodo mi ha fatto giocare, dandomi fiducia. Io devo pensare solo a fare gol. Con il mister ho imparato tanto e, anche ora che siamo a fine stagione, continuo ad apprendere. Con lui, gli attaccanti fanno molti gol. Speriamo che sia l’allenatore giusto per tornare a vincere”. Un idolo assoluto, Batistuta, e tanti altri paragoni con campioni assoluti appartenenti al mondo del calcio: “Batistuta e Crespo sono i miei modelli, mentre non credo ci siano somiglianze con Tevez e Higuain”. Il Mondiale con la sua Argentina rimane il sogno nel cassetto: “Sto attraversando un bel momento. Se, grazie ai gol con l’Inter, arriverà il Mondiale bene. In caso contrario, aspetterò il prossimo”. La vita privata e, in particolare, la relazione amorosa con Wanda Nara continua a tenere banco: “Quello che faccio, lo faccio perchè lo voglio io e mi sento bene ad agire in una determinata maniera”. L’attaccante nerazzurro ritorna, poi, sulla contestata esultanza di “Marassi”, che ha infiammato gli animi dei tifosi doriani e scatenato la penna di tanti giornalisti: “Non ci sono rimasto male per i fischi, me li aspettavo. La Sampdoria è stata l’inizio della mia carriera e domenica scorsa ho fatto quello che dovevo, ovvero fare gol.  Tutto il resto sono cose da tifosi. La mia esultanza? Ho fatto spesso così, ma in quel momento si è data al mio gesto un’importanza maggiore. La prima volta che ho gioito in questo modo è stata durante un derby contro il Genoa, quando nei minuti finali ho segnato il gol del 3-1″.        

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