• Milito: “Madrid da brividi, ma non dimentico Siena. Dopo la sconfitta con il Catania, Mourinho…”

    Milito: “Madrid da brividi, ma non dimentico Siena. Dopo la sconfitta con il Catania, Mourinho…”

    Primo appuntamento con “Inter Legends”, programma del giovedì sera di Inter Channel, che si occupa di ripercorrere la carriera dei campioni nerazzurri che hanno fatto la storia della Beneamata. Ad aprire le danze non poteva che essere Diego Milito. Ecco le parole del Principe ai microfoni di Alessandro Villa. Cominciamo da una scena: 9 marzo 2003, il clasico di Avellaneda. Tu sei il centravanti del Racing. Elizondo, l’arbitro del match, ammonisce lo stopper avversario. Tu ti arrabbi, perchè lo vorresti di un altro colore. Iniziano a volare parole grosse. Il particolare è che lo stopper è tuo fratello Gabriel Milito, che gioca nell’Independiente… “E’ stata una scena simpatica. Trovarsi di fronte il proprio fratello non è facile, ma a noi è successo tante volte. In Argentina quello tra Racing e Independiente è molto sentito e questa scena la ricorderò per sempre. Un mio compagno stava andando a fare gol, Gabi l’ha atterrato. Pensavo fosse fallo da ultimo uomo, ho chiesto all’arbitro il cartellino rosso. E, ovviamente, Gabi si è incazzato (sorride, ndr). Abbiamo cominciato a litigare e la nostra famiglia in tribuna rideva”. Poi arriva il Genoa e qualcuno dice: ‘Milito è un attaccante da Serie A’. Altri però insinuano il dubbio: ‘Per quanto picchino in Serie B, non è detto che Diego ce la possa fare’. Hai fatto 33 gol in un anno e mezzo. Direi che ce l’hai fatta… “Quando mi è arrivata la proposta del Genoa, mi ha convinto la grande voglia del presidente Preziosi. C’era un progetto molto ambizioso, poi purtroppo sono dovuto andar via per lo scandalo che è successo, con conseguente retrocessione”. Sei andato al Real Saragozza, ma pochi sanno che si era fatta viva la Juventus. Ti sei evitato il record di due retrocessioni consecutive? “C’erano tante squadre interessate a me, tra cui l’Inter di Mancini. Ho scelto però di andare a Saragozza perchè non mi sentivo pronto per arrivare in una squadra importante come l’Inter. Avevo bisogno di giocare e ho scelto il Real anche perchè c’era mio fratello Gabi in rosa”. Tre anni al Saragozza molto diversi tra loro: nel primo battete il Real Madrid 6-1 in coppa del Re, con un tuo poker. “Quell’anno abbiamo fatto un percorso incredibile in coppa. Siamo arrivati in finale, battendo Atletico Madrid, Barcellona e Real Madrid. Purtroppo poi abbiamo perso la finale, fu una grande amarezza”. Nel secondo anno diventi vice-capocannoniere e andate in Uefa… “Fu un anno straordinario. Cambiò la proprietà e arrivarono giocatori molto forti. Abbiamo raggiungo l’Europa League e anche a livello personale fu una stagione incredibile”. La terza stagione si rompe qualcosa: parte Gabi e arriva addirittura la retrocessione… “Ci furono tanti problemi. Fummo subito eliminati dall’Europa League e anche la partenza di Gabi non ci aiutò, perchè era capitano e leader della squadra. Avevamo una buona squadra, ma non eravamo abituati a lottare per la salvezza. Abbiamo cambiato quattro allenatori, ma non siamo riusciti a restare nella massima serie”. Poi il ritorno al Genoa… “E’ stata un’estate molto agitata per me. C’erano due-tre squadre importanti che mi cercavano in quel momento, su tutte il Tottenham. Fui vicinissimo a trasferirmi a Londra, ma l’ultimo giorno di mercato mi ha chiamato il figlio di Preziosi e ovviamente ho dato la massima disponibilità. Ho fermato tutto e per fortuna sono tornato a Genova, chiudendo un cerchio”. Quella stagione fai 24 gol… “Fu uno degli anni migliori della mia carriera, mi sono divertito tanto. Avevamo una squadra molto forte e riuscimmo a riportare il Genoa in Europa dopo tanti anni”. Ti dimostri anche un “uomo-derby” eccezionale decidendo la sfida con la Samp sia all’andata che al ritorno. Prima un gol di testa, poi addirittura una tripletta. “Fare tre gol in un derby è davvero qualcosa di bello. Già vincere e segnare in una stracittadina come quella di Genova ti dà qualcosa di diverso. Segnare una tripletta ti fa godere in maniera particolare”. A quel punto arriva l’Inter. L’idea era quella di farti giocare in coppia con Ibrahimovic, poi però il mercato ha cambiato tutto… “E’ stato un peccato perchè mi sarebbe piaciuto giocare con lui. Abbiamo fatto qualche allenamento insieme, è un grandissimo campione. Non lo sapremo mai, ma penso che le mie caratteristiche si sarebbero sposate bene con il suo modo di giocare”. Giochi il tuo primo derby in America e arrivano subito due gol… “Segnare al Milan è sempre speciale, anche quando si tratta di un amichevole!”. I tifosi iniziano a sognare, ma l’inizio della stagione non è dei migliori. Arriva una sconfitta incredibile nella Supercoppa di Pechino, poi alla prima contro il Bari un pareggio. “Ricordo ancora che, dopo la partita di Pechino, ero distrutto. Dicevo a Pupi e agli altri: ‘Vincete sempre, ora che arrivo io perdiamo subito la prima coppa’. Loro mi dicevano di stare tranquillo, ma avevamo fatto un gara straordinaria. Per fortuna, poi, sappiamo tutti com’è andata a finire quella stagione”. La svolta in stagione arriva a Kiev… “In quel momento è cambiato tutto. Abbiamo vinto una partita incredibile. Nel secondo tempo il mister mise tutti all’attacco e riuscimmo a vincere nei minuti finali. E’ stata davvero la partita della svolta”. Agli ottavi pescate il Chelsea. L’Inter era reduce da due eliminazioni consecutive agli ottavi, mentre i Blues un paio di anni prima erano arrivati in finale. Serve un gol nei primi minuti per dare fiducia. E quel gol arriva… “Ricordo che stavamo guardando il sorteggio tutti insieme e quando uscì il Chelsea non ci considerammo troppo fortunati. Era la squadra più difficile da affrontare dopo il Barcellona. Si sentiva un po’ di ansia nell’ambiente, ma soprattutto al ritorno abbiamo fatto una grandissima partita”. Dopo il Cska ai quarti, in semifinale c’è lo scontro con un Barcellona reduce dal 5-0 contro l’Arsenal. “Il Barcellona, soprattutto al Camp Nou, è un avversario praticamente imbattibile. Sapevamo di dover fare la partita perfetta. E, per fortuna, l’abbiamo fatta”. Dopo il gol segnato da Pedro a San Siro sembrava tutto finito. Invece è cominciata proprio da lì la cavalcata dell’Inter… “E’ stata una delle migliori partite, sia a livello individuale che di gruppo. Sapevamo non sarebbe stato facile, visto che la partita si era messa sui binari perfetti per loro. Invece siamo riusciti a ribaltare il pronostico e sul 2-1 addirittura ci siamo detti di spingere perchè vedevamo che loro erano in difficoltà”. Al ritorno sei stato costretto a fare il centrocampista… “Trovarsi con un uomo in meno, al Camp Nou, dove è già difficile giocare in undici contro undici… I minuti non passavano più. Ci siamo dovuti sacrificare tutti per difendere il risultato dell’andata. Abbiamo fatto una partita straordinaria a livello di concentrazione e di organizzazione di squadra”. Il tuo gol più bello, però, lo segni forse in finale di Coppa Italia contro la Roma… “E’ stata una partita durissima. Stavamo lottando anche per lo Scudetto e giocavamo praticamente in casa loro, anche se in teoria si trattava di campo neutro. Fu una grandissima gioia”.  Il 16 maggio andate a Siena a giocarvi lo Scudetto contro una squadra già retrocessa, ma che gioca alla morte, e con il pensiero della finale di Champions… “E’ stata una delle partite più importanti della mia carriera a livello emozionale. Ok la Champions, ma a Siena ci stavamo giocando un anno di lavoro. La Roma stava vincendo e non potevamo lasciarci sfuggire quello scudetto. Alla fine mi ricordo che ho pianto tanto”. Nel primo gol segnato a Madrid c’è tutta l’idea di calcio di quell’Inter… “E’ stata una bella azione, ma soprattutto fu una grande partita, preparata in maniera perfetta da parte nostra. Abbiamo fatto gol nei momenti giusti del match”. Poi arriva la tua seconda doppietta stagionale a regalarci la coppa. E’ ancora più incredibile pensare che tu abbia segnato 30 gol distribuendoli su 28 partite. Praticamente l’Inter scendeva sempre in campo con un gol di vantaggio. “Credo sia merito della squadra che avevamo. Una squadra molto sicura di se stessa, con un allenatore straordinario”. Il primo gol con il Genoa in A lo fai al Milan, i primi gol in amichevole con la maglia dell’Inter li segni al Milan e il tuo primo gol ufficiale in nerazzurro lo fai nel derby… “Diciamo che il Milan mi porta bene (sorride, ndr). Sono legato a tutti i gol segnati nei derby. E’ sempre un’emozione speciale, soprattutto quando si vince. Forse il più importante è stato quello nel derby vinto 1-0 con Ranieri in panchina, perchè venivamo da un periodo difficile”. Un altra data importante è il 3 novembre 2012, Juventus-Inter. Andate su un campo che sembra inespugnabile, dopo pochi secondi arriva il vantaggio degli avversari. Sembra tutto scritto ma invece arriva una vittoria in rimonta. “Abbiamo fatto una grandissima partita. Fu importante soprattutto il coraggio del mister, che schierò tre attaccanti contro un avversario molto forte. Fu una gara speciale e vincemmo meritatamente”. Un momento difficile, invece, è stato quello del grave infortunio con il Cluj. Proprio in quel periodo, però, hai avuto di verificare ancora di più l’affetto delle persone nei tuoi confronti. “Sì, non ho parole giuste per ringraziare tutti i tifosi. Ho riscontrato un affetto incredibile, anche da parte di allenatori e colleghi, che mi ha dato la forza per tornare in campo”. Rientri con il Sassuolo e fai una doppietta… “Mi ricordo che sono andato da Bianco, difensore del Sassuolo, per scusarmi. La partita praticamente era già vinta, ma per me era come se fosse la gara della vita”. [Al Principe vengono poi mostrate delle fotografie] Cosa ti viene in mente se ti dico: Javier Zanetti? “Pupi è un amico. E’ un simbolo dell’Inter, ma non solo. Quello che ha dato al calcio, all’Inter e all’Argentina è indescrivibile. E’ l’ambasciatore del calcio argentino in Europa”. La Pinetina? “E’ un sogno. Arrivare in una società come l’Inter, dove puoi lavorare in un centro così, è un sogno per ogni giocatore. E’ stato un onore entrare a far parte di questa grande famiglia. Posso dire che è come se fosse casa mia”. Massimo Moratti? “Non ho parole per il presidente. E’ stato lui a portarmi all’Inter e a darmi la possibilità di vincere tutto. Mi ha sostenuto sempre, soprattutto nei momenti di difficoltà. Gli sarò sempre grato. E’ un grande presidente e una grandissima persona”. Josè Mourinho? “E’ un altro grande artefice del mio arrivo all’Inter. Ricordo ancora la prima chiamata che mi ha fatto. Gli devo tantissimo perchè mi ha dato la possibilità di giocare in una grandissima squadra. Ci sono pochi allenatori come lui. Dopo la sconfitta di Catania, prima della trasferta di Londra, ha fatto una riunione che ci ha toccato il cuore. Ha usato le parole giuste e da lì non ci siamo più fermati”. Erick Thohir? “Non ho ancora parlato tanto con lui, ma mi sembra una persona adatta all’Inter. Farà bene perchè ha tanta voglia e saprà gestire il club molto bene”. La coreografia di Madrid? “Ho la foto a casa. Impressionante, mi vengono ancora i brividi. Eravamo vicini a un sogno e, per fortuna, l’abbiamo coronato”. Cosa vuoi fare da grande? “Voglio finire di giocare, poi ci penserò. Farò sicuramente qualcosa che mi rende felice, restando legato al mondo del calcio”.  

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  • Nuovo libro su Josè Mourinho: gli eroi del <i>Triplete</i> raccontano i segreti dello <i>Special One</i>

    Nuovo libro su Josè Mourinho: gli eroi del Triplete raccontano i segreti dello Special One

    Tra pochi giorni sarà in uscita un nuovo libro sulla vita di Josè Mourinho intitolato “Mourinho – Happy Special (The secrets behind his success)”, una ricca raccolta firmata dallo storico assistente dello Special One, Rui Faria, in cui vengono spiegati i segreti del successo del tecnico di Setúbal attraverso la voce dei protagonisti, cioè quei tantissimi calciatori che hanno lavorato con lui e per lui con il solo obiettivo di fare la storia, insieme. Le anticipazioni fornite da La Gazzetta dello Sport svelano come anche alcuni eroi del Triplete nerazzurro abbiano voluto esprimere, attraverso brevi ma incisive parole, tutta la loro profonda stima e gratitudine verso un uomo che ha saputo tirar fuori il massimo possibile da loro, rendendoli forti e soprattutto vincenti anche in ambito internazionale. Parole al miele arrivano proprio dal capitano Javier Zanetti: “Aspettavo da 15 anni di sollevare la Champions e quella sera contro il Bayern è stato tutto fantastico. Io e Josè abbiamo pianto e ci siamo abbracciati perché, nei tre anni passati insieme, eravamo diventati anche buoni amici”. Un concetto di empatia con tutti i componenti del gruppo rafforzato da Marco Materazzi: “Mourinho è uno pronto a morire per i suoi giocatori. Si mette davanti a tutto e li protegge da qualunque cosa. Non mi riferisco solo ai titolari ma anche, come è stato nel mio caso, alle riserve. Un autentico condottiero”. Seguito subito da tutti, anche da chi, come Wesley Snejider era appena sceso dalla scaletta dell’aereo alla vigilia di uno strepitoso derby di fine agosto 2009: “Josè avrà sempre un posto speciale nel mio cuore e nella mia carriera; tutto ebbe inizio con un ‘domani giochi, ho fiducia in te’ e da lì è iniziata la nostra favola in nerazzurro”. Infine la testimonianza di Dejan Stankovic: “Dopo il primo scudetto, vinto a tre giornate dalla fine, venne da me e mi disse: ‘Vai a Dubai con tua moglie per una settimana. Hai lavorato tanto per me e per la squadra e ti meriti sette giorni di riposo’”. Piccoli retroscena che testimoniano l’essenza e la grandezza di un uomo che rimarrà per sempre nei cuori di tutto l’ambiente interista.  

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  • FOTO & VIDEO: Chivu riceve per l’ultima volta l’applauso di San Siro e si commuove

    FOTO & VIDEO: Chivu riceve per l’ultima volta l’applauso di San Siro e si commuove

    Dopo aver ufficializzato in settimana il suo addio al calcio e all’Inter, Cristian Chivu ha ricevuto per l’ultima volta l’applauso del suo pubblico, entrando sul terreno di San Siro prima dell’inizio della sfida contro il Bologna. Il difensore rumeno, premiato da Erick Thohir con una maglietta celebrativa, ha raccolto 168 presenze con la maglia nerazzurra, alzando al cielo la bellezza di 9 trofei (3 scudetti, 2 coppe Italia, 2 Supercoppe italiane, 1 Champions League e 1 Mondiale per club) in 7 stagioni al servizio della Beneamata.

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  • 4 Aprile 1954, verso la conquista del settimo tricolore: Inter-Juventus 6-0

    4 Aprile 1954, verso la conquista del settimo tricolore: Inter-Juventus 6-0

    Era il 4 Aprile e correva l’anno 1954: le immagini venivano trasmesse in bianco e nero, i palloni sembravano pesanti come macigni e la massima competizione calcistica europea era la Coppa Latina. Ricordi dispersi nel tempo e nello spazio, pronti a riemergere quando il presente sente il forte bisogno di trovare conforto nel proprio passato per riscoprire l’identità perduta. Dolci reminiscenze legate ai colori nerazzurri; flashback da respingere verso gli angoli più remoti della memoria per i tifosi juventini. Precisamente sessant’anni fa, l’Inter di Alfredo Foni avanzava a grandi passi verso la conquista del settimo tricolore, trafiggendo la Vecchia Signora con il punteggio tennistico di 6-0. Carlo Rinaldo Masseroni, allora, giungeva verso la fine della sua esperienza da Presidente della Beneamata e, poco più tardi, nel maggio 1955, avrebbe lasciato la società nelle mani sapienti di Angelo Moratti, diventato leggenda come principale artefice della costruzione della Grande Inter. Lo scontro diretto sopraggiunse alla ventisettesima giornata, in un momento estremamente delicato per le sorti del campionato, visto che i nerazzurri erano in ritardo di una sola lunghezza dal duo di testa composto da Juventus e Fiorentina. Davanti a 60.000 tifosi , l’Inter sblocca il match al 7′: assist di Brighenti e tap in vincente di Lennart Skoglund, centrocampista con il vizio del gol (55 reti in 246 presenze ndr). L’attaccante originario di Stoccolma è anche protagonista del raddoppio con lo splendido colpo di tacco che, alla mezz’ora, manda in rete Armano, laureatosi a fine torneo capocannoniere della squadra di Foni con 13 centri. Il monologo nerazzurro si arricchisce del preciso e spettacolare sinistro di Brighenti, che poco più tardi metterà a segno una doppietta, e del secondo gol di Skoglund da distanza ravvicinata: tra lo svedese e l’attaccante modenese c’è grande intesa e la Juventus non trova la forza per rialzarsi e reagire. A chiudere i conti sarà Fulvio Nesti, ultimo in ordine di tempo a vedere il suo nome nel tabellone dei marcatori. Una storica vittoria ottenuta contro i rivali di sempre e che consentirà all’Inter di balzare in testa e rimanere in cima alla classifica fino alla fine della stagione, confermandosi per la seconda volta consecutiva Campione d’Italia.

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  • VIDEO/ Il saluto commosso di Chivu: “Difficile trovare le parole giuste. Posso solo ringraziare tutti, vi porterò sempre nel mio cuore”

    VIDEO/ Il saluto commosso di Chivu: “Difficile trovare le parole giuste. Posso solo ringraziare tutti, vi porterò sempre nel mio cuore”

    Dopo aver annunciato l’addio all’Inter e al calcio giocato, Cristian Chivu ha voluto salutare e ringraziare i suoi tifosi attraverso i microfoni di Inter Channel. Ecco l’emozionante intervista del difensore rumeno, intervistato da Roberto Scarpini. VIDEO: Fonte: Inter Channel

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  • Inter penalizzata in 13 delle ultime 21 partite. Ecco gli episodi che hanno fatto infuriare Mazzarri

    Inter penalizzata in 13 delle ultime 21 partite. Ecco gli episodi che hanno fatto infuriare Mazzarri

    “Nessun rigore a favore da 32 giornate? E’ una situazione comica”. Questo il commento esplicito di Massimo Moratti, che non ha nascosto tutto il suo disappunto dopo il pareggio rimediato dall’Inter contro l’Udinese; uno 0-0 viziato dall’ennesimo errore arbitrale di una stagione a dir poco sfortunata per i colori nerazzurri. Eppure, se solo ci fosse stata qualche svista in meno da parte dei direttori di gara, gli uomini di Mazzarri sarebbero in una situazione di classifica ben differente. A sottolinearlo è il sito Panorama.it, che ha preso in esame ben 13 partite in cui l’Inter avrebbe potuto beneficiare di un penalty: tra contatti discutibili ed episodi decisamente meno dubbi, sono addirittura 17 (secondo i calcoli di Sportmediaset) i punti in più che l’Inter avrebbe potuto raccogliere. 10^ GIORNATA – Atalanta vs Inter 1-1  (Rizzoli) Due situazioni dubbie in area: evidente trattenuta di Yepes a Samuel e contatto Stendardo-Icardi nel finale. 11^ GIORNATA – Inter vs Livorno 2-0  (Peruzzo) Intervento irregolare di Luci su Palacio. 13^ GIORNATA – Bologna vs Inter 1-1  (Banti) Contatto tra Antonsson e Guarin. 15^ GIORNATA – Inter vs Parma 3-3  (Valeri) Trattenuta di Acquah su Alvarez. 16^ GIORNATA – Napoli vs Inter 4-2  (Tagliavento) Sono due gli episodi che fanno infuriare Mazzarri: l’espulsione di Alvarez e l’evidente fallo di Maggio su Palacio. 17^ GIORNATA – Inter vs Milan 1-0  (Mazzoleni) Gravissima svista di Mazzoleni, che non vede un clamoroso fallo di Zapata su Palacio. 18^ GIORNATA – Lazio vs Inter 1-0  (Damato) Trattenuta netta di Dias su Rolando. 19^ GIORNATA – Inter vs Chievo 1-1  (Tommasi) Doppia recriminazione per i nerazzurri: gol regolare annullato a Nagatomo e rigore su Botta nel finale. 20^ GIORNATA – Genoa vs Inter 1-0   (Rizzoli) Evidentissimo fallo di mano di Cofie in area su tocco di Guarin. 25^ GIORNATA – Inter vs Cagliari 1-1  (Russo) Il direttore di gara concede ai sardi un penalty per un fallo di mano involontario di Juan Jesus, ma non vede nel finale un fallo su Icardi da parte di Astori e Rossettini, che stringono l’argentino in un sandwich per impedirgli di ribadire in rete dopo aver colpito la traversa. 26° GIORNATA – Roma vs Inter 0-0  (Bergonzi) Trattenuta di Benatia su Icardi. 29^ GIORNATA – Inter vs Atalanta 1-2  (Giacomelli) Trattenuta plateale di Stendardo su Ranocchia. L’arbitro non fischia e sull’azione successiva arriva il 2-1 di Bonaventura. 30^ GIORNATA – Inter vs Udinese 0-0  (Gervasoni) Evidente fallo di mano di Heurtaux su cross di Palacio.      

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  • Calciopoli: dalla Corte d’Appello ennesima mazzata alle tesi negazioniste

    Calciopoli: dalla Corte d’Appello ennesima mazzata alle tesi negazioniste

    Una delle pagine più nere del calcio italiano si arricchisce di un nuovo capitolo. Sono state depositate ieri le motivazioni che il 17 dicembre scorso spinsero la Corte d’Appello di Napoli a emettere la sentenza di secondo grado nell’ambito del processo su Calciopoli. “Associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva“, questo fu il verdetto dei giudici. Poche parole che rendono bene l’idea di quanto marcio ci fosse nel mondo del pallone. In questo contesto, le parole “truffa” e “frode”, che eticamente dovrebbero essere distanti anni luce dal concetto di sport, bastano a evidenziare anni e anni di prese in giro nei confronti di chi la passione per il calcio cercava di portarla ogni domenica allo stadio. Le motivazioni legali sono arrivate ieri. Due i punti fondamentali: la lesione del principio di terzietà, che dovrebbe essere alla base delle designazioni arbitrali, e il ruolo preminente e “spregiudicato” di Moggi nella vicenda. Per quanto riguarda il primo aspetto, la Corte d’Appello sottolinea in particolare che “la leggerezza e apparente convivialità con cui avvenivano gli accordi per la designazione delle griglie arbitrali tra personaggi come Bergamo, Moggi o Giraudo, appare gravissima alla luce della evidente lesione del principio di terzietà che dovrebbe presiedere alla scelta di un direttore di gara che, in quanto tale, ricopre un ruolo di ‘arbitro’ in ogni accezione, ovvero secondo il principio di mantenere una equidistanza necessaria e ineludibile tra i contendenti che non deve mai venire meno”. Ancora più dura l’analisi quando ci si concentra nello specifico sulla figura dell’ex dg bianconero: “Dagli atti processuali, emerge il suo ruolo preminente sugli altri sodali, dovuto non solo alla sua personalità decisa, ma al contempo concreta e priva di filtri nell’esporre le sue decisioni, ma anche per la sua capacità di porre in contatto una molteplicità di ambienti calcistici fra loro diversi e gestirne le sorti con una spregiudicatezza non comune“. Per la Corte d’Appello “la figura assolutamente apicale nel sodalizio di Luciano Moggi appare certa e inequivocabile. Egli – sottolineano i magistrati – non solo ha ideato di fatto lo stesso sodalizio, ma ha anche creato i presupposti per far sì di avere un’influenza davvero abnorme in ambito federale. [...] Appaiono eclatanti le diverse incursioni di Moggi, assieme a Giraudo, negli spogliatoi di arbitri e assistenti“. In tutte le 203 pagine della sentenza, ricorrono spesso e volentieri termini tesi a rimarcare la straordinarietà negativa dei fatti; e non potrebbe essere altrimenti, visto quello che hanno significato per il calcio italiano. A 8 anni di distanza dal primo processo, tra sentenze inequivocabili e severe condanne, arriva l’ennesima mazzata per ‘Cupola moggiana’ e per quelle tesi negazioniste che hanno alimentato il circo mediatico nell’ultimo periodo.

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  • VIDEO/ Cassano: “I fischi dei tifosi del Milan? Non mi interessa. Sono orgoglioso di essere interista!”

    VIDEO/ Cassano: “I fischi dei tifosi del Milan? Non mi interessa. Sono orgoglioso di essere interista!”

    Antonio Cassano risponde sul campo ai fischi e agli insulti dei tifosi del Milan, guidando il Parma a una storica vittoria per 4-2 nella San Siro rossonera. FantAntonio, autore di una doppietta e premiato da Sky come MVP del match, si è tolto qualche sassolino dalla scarpa a fine partita, con dichiarazioni che hanno fatto sorridere il popolo nerazzurro: “Milan in caduta libera? Io sono tifoso interista e sono orgoglioso di esserlo. Del resto non me ne frega niente!”. VIDEO:

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  • VIDEO/ Caso Balotelli, Mourinho aveva già avvisato tutti nel 2010: “Dite che è normale, ma…”

    VIDEO/ Caso Balotelli, Mourinho aveva già avvisato tutti nel 2010: “Dite che è normale, ma…”

    Clima teso e spogliatoio spaccato in casa Milan dopo la disfatta del “Vicente Calderon” contro l’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone. Tra i rossoneri più bersagliati il solito Mario Balotelli, accolto dagli insulti dei suoi stessi tifosi al rientro in Italia: “Tornatene all’Inter!” gli hanno urlato senza mezzi i termini i sostenitori del Diavolo, che hanno accusato l’attaccante italiano di non impegnarsi abbastanza. Un déjà vu per il popolo nerazzurro, che conosce meglio di chiunque altro i “capricci” di SuperMario, tanto che nel 2010 Josè Mourinho si era schierato dalla parte dei tifosi della Beneamata, infuriati per il famoso lancio della maglia al termine della supersfida contro il Barcellona. E le parole dello Special One, riascoltate oggi, suonano ancora attualissime: VIDEO:

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  • <i>FantAntonio</i>, cuore nerazzurro: “Milan deludente? Non mi interessa. Io sono interista!”

    FantAntonio, cuore nerazzurro: “Milan deludente? Non mi interessa. Io sono interista!”

    Nuovo Tapiro d’oro per Antonio Cassano, che per l’ottava volta riceve il non troppo ambito ‘premio’ di Striscia la Notizia per via della sua possibile convocazione al Mondiale: “Non mi risulta – dice FantAntonio -. Mancano due mesi, però sarei l’uomo più felice del mondo”. Interrogato quindi sulla deludente stagione del Milan, il talento di Bari Vecchia chiarisce: “Io sono interista. Le squadre di cui devo parlare bene sono Sampdoria, Inter e Parma. Non mi interessa niente delle altre squadre in cui ho giocato”. La consegna del Tapiro, che andrà in onda stasera sul tg satirico di ‘Canale 5′, è stata l’occasione per parlare anche della Sampdoria, sua ex squadra, a cui è stato accostato nell’ultima sessione di mercato invernale: “La Samp è sempre nel mio cuore, ma ora sto bene a Parma e voglio continuare a fare bene per più tempo possibile”.   Fonte: Sportmediaset  

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