• Mou la chiamava prostituzione intellettuale

    Mou la chiamava prostituzione intellettuale

    Negli ultimi giorni, dopo la partita di Empoli si è forse troppo parlato, e scritto, di “passi falsi” e di “passi indietro”. Tutti sono stati pronti a criticare squadra e allenatore, e questo Mancini lo sa, ha pronto davanti a sè un plotone d’esecuzione pronto a colpirlo ad ogni errore di formazione e di gioco. Del gesto tecnico che ha portato al gol Shaqiri contro la Samp nessuno ne parla., nessuno lo esalta. Palla a Poldi, gran difesa di palla, tacco del tedesco e palla per lo svizzero che stava tagliando,  rete. Un azione che forse non si vedeva dai tempi delle coppia Milito-Eto’o. E pensare che a detta di mister Mancini i due neo acquisti hanno solo 60 minuti nelle gambe, forse. D’altronde erano tutti impegnati a pensare ai blucerchiati e della loro prova difensiva effettuata con un muro davanti a Romero, capaci di rimanere in parità per 70 minuti. Dimenticando che l’Inter, se fosse stata meno sprecona, sarebbe andata in vantaggio 2 volte nel corso del primo tempo. Fino a un paio di settimane fa Erick Thohir era considerato un poveraccio che non avrebbe mai speso una lira per l’Inter, adesso è tutto cambiato. Ora ET ci porterà in rovina, a detta di molti. Sarà, ma intanto l’indonesiano, oltre a Shaqiri (spesso definito “grasso”, si sa, il rumore dei nemici provoca fastidio)  e Podolski (invece lui per molti è un panchinaro e un rifiuto della Premier) ha fatto entrare nel team Inter Marcelo Brozovic, 22 anni, di belle speranze, centrocampista più di qualità che di quantità, titolare di quella Croazia che a San Siro ci ha dato lezioni di calcio. Nella formazione di Kovac il giovane talento gioca accanto a nientemeno che Modric. Non aspettiamoci il nuovo Cambiasso o il ritorno di Stankovic. Il croato avrà bisogno di adattarsi al calcio italiano e ai suoi ritmi e quindi capiterà di vederlo sbagliare, specie nei primi tempi. Brozovic non sarà l’ultimo colpo di questa sessione invernale, l’Inter ha infatti tesserato anche Granada Murillo, altr0 ventiduenne di cui spesso è stato parlato bene. Abbiamo sopportato per troppo e lungo tempo quel calcio che andava per vie orizzontali, quel calcio che ci faceva addormentare già al trentesimo. E adesso dobbiamo stare vicino a tutti questi nuovi giovanotti, che presto o tardi ci potranno togliere grandi soddisfazioni.

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  • Figurine Panini; il primo fu un nerazzurro

    Figurine Panini; il primo fu un nerazzurro

    Come di consueto ogni anno, in questo periodo esce il celeberrimo Album dei Calciatori Panini. Quest’anno la copertina dell’album di “figu” sportive più importante d’Italia accoglie una corolla di giovani campioni della serie A. D Destro a Felipe Anderson, da El Sharaawy a Pogba, fino al nostro Mateo Kovacic. L’album Calciatori 2014/2015 è la 54° edizione e comprende 782 figurine dei giocatori e delle squadre di Serie A, Serie B, Lega Pro, Serie D e A femminile. Quest’anno sono state introdotte alcune novità, una parte dedicata alle giovane promesse azzurre e una da riempire con gli acquisti della sessione invernale. Nonostante gli anni passati e le diversità l’emozione di aprire un pacchetto di figurine rimane la stessa.. e se prima il “celo celo mima mima” veniva manifestato nei giardini dei condomini e sui banchi di scuola adesso si è trasformato in un hashtag su Twitter. Nel 1961, anno del lancio dell’album sulla copertina vi era il rossonero Nils Liedholm, mentre la prima figurina a essere stampata fu quella del capitano nerazzurro Bruno “Maciste” Biolchi. Un pacchetto costava 10 lire, mentre per l’album di 40 pagine ce ne volevano 30. A riprenderle oggi, sulle copertine che hanno fatto la storia dell’album Panini si legge la storia del calcio italiano, come in quella dell’edizione 1982-1983 con Bearzot che solleva la coppa del mondo. Con la speranza che l’album 2014-2015 dedicato ai giovani talenti del calcio italiano porti fortuna nel rinnovamento di un calcio che ormai è diventato sede di scarto di tutti i maggiori campionati europei.

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  • Thohir, ma il Fair Play Finanziario?

    Thohir, ma il Fair Play Finanziario?

    Nessun cambiamento di rotta. La situazione, rispetto a sei mesi fa, non è cambiata. Ausilio continua a effettuare vere e proprie magie,continuando a comprare giocatori con la formula del pagherò, con la speranza d’invertire la rotta dei risultati sportivi nerazzuri. Thohir ha capito che se vuole portare la società in salvo, l’unica cosa che conta è una: la qualificazione in Champions League. Per farlo, però, servono i giocatori che sappiano giocare a certi livelli. Shaqiri, Podolski e Brozovic in confronto ad Osvaldo, M’Vila (un po’ troppo fuori forma), Khrin e Dodò sono nomi e giocatori di ben altro spessore, che possono vantare un palmares differente e capaci di riaccendere la passione dei tifosi. Ausilio è stato bravo, ancora una volta, a non pagare subito questi giocatori, ma a dilazionare i costi. Solo Podolski è un affare secco, con solo la promessa tra le due società di rincontrarsi in primavera per parlare di un possibile trasferimento definitivo del tedesco. Shaq e Brozovic sono entrambi due giocatori dell’Inter. Il primo verrà pagato a giugno, tramite delle rate quadriennali, per un totale che si aggira tra i 15 e 17 milioni, mentre il secondo verrà pagato tra 1 anno e mezzo, con 3 milioni versati subito alla Dinamo Zagabria e 5 che verranno pagati poi. Vero che fin da subito verranno messi a bilancio i loro ingaggi: 5,5 per lo svizzero, 3 per il tedesco e 1,5 per il croato. In totale la società nerazzurra ha sborsato 15.7 milioni di euro, per ora, tra le due sessioni di mercato. Pesa enormemente l’acquisto a titolo definitivo di Medel, che da solo fa più della metà delle spese. In ogni caso la domanda che sorge spontanea, dopo mesi passati a sottostare alle regole del fpf e una ramanzina ufficiale arrivata dalla UEFA, poco prima dell’esonero di Mazzarri, è: come può la Beneamata permettersi tutti questi investimenti? Le entrate del mercato, infatti, ad oggi non pareggiano le uscite. Solo 9 milioni incassati. Proprio per questo Ausilio ora è fortemente impegnato nel tagliare gli uomini in esubero. Osvaldo e M’Vila sono ormai già degli ex-nerazzurri. Proprio ieri il francese ha rescisso il contratto, mentre la questione dell’oriundo la conosciamo tutti. Risparmio sugli ingaggi, vero, ma non solo. Kuzmanovic ha le valige pronte, le sirene teutoniche sono sempre più forti. L’Amburgo, proprio ieri, ha presentato un’offerta ufficiale. A luglio, poi, dovrebbe esserci un flusso di denaro nelle casse nerazzurre pari a 19 milioni circa: 5 ricavati dalla cessione di Alvaro Pereira all’Estudiantes; 3 da Mbaye, nel caso in cui il Bologna dovesse raggiungere la serie A; 11 per Ricky Alvarez dal Sunderland, se dovesse riuscirsi a salvare. Ausilio spera vivamente che tutto vada per il meglio, ma la vera differenza la possono fare solo Mancini e i giocatori: il raggiungimento della Champions League. Non importa come, se arrivando terzi o vincendo l’Europa League, entrambe imprese non semplici, ma l’Inter deve arrivarci. 50 milioni sarebbero una boccata d’ossigeno per una società che sta faticando a respirare. Il rischio, poi, è quello di vedersi anche sanzionare dalla UEFA, che come detto ha già minacciato i vertici nerazzurri di annullare i premi dell’Europa League, che ad ora ammontano a 7 milioni. Nel caso in cui questo obiettivo dovesse venire meno, una (o più) cessioni illustri sarebbero obbligate. Icardi, Kovacic e Handanovic i principali indiziati.

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  • Attacco-Inter ai minimi termini, potrà reggere 3 competizioni?

    Attacco-Inter ai minimi termini, potrà reggere 3 competizioni?

    Con la grana Osvaldo, e la sua ormai quasi sicura cessione, l’attacco interista è ridotto ai minimi termini. Il problema già paventato dopo il mercato estivo di un reparto esiguo, si ripresenta. Fra le tante incognite, c’è quella che riguarda le condizioni fisiche di Palacio. El Trenza tornato malconcio dal mondiale, si trascina ormai da tempo un problema alla caviglia, e il rischio operazione è sempre in agguato. Ma le scelte della società, come a più riprese ha confermato Mancini, sembrano essere chiare: nessun ulteriore acquisto nel reparto avanzato. Il modulo è cambiato, a differenza dell’Inter di Mazzarri ora la punta di ruolo è solo una, con due esterni. Quindi la presenza del solo Icardi come centravanti di ruolo è sufficiente per Mancini. Come ha anche dichiarato il tecnico jesino in conferenza, si potrebbe in determinate occasioni utilizzare anche Podolski come prima punta o lo stesso Palacio. Senza scordare i due giovani della primavera ormai in pianta stabile aggregati alla prima squadra: Bonazzoli e Puscas. Aleggiano voci di mercato sui due, ma sicuramente rimarranno all’Inter per sopperire eventuali defezioni nell’attacco interista. La più grande incognita è quella delle tre competizioni da sostenere. Le partite saranno tante e ravvicinate, e si potrebbe correre il rischio di perdere “i pezzi” per strada senza avere i ricambi adeguati. Il pensiero societario a riguardo però sembra chiaro. Si può pensare in grande in tutte e tre le competizioni con questi uomini a disposizione. Solo il tempo ci dirà se questa sarà stata una scelta azzeccata di Mancini e società, sperando che la sorte non si accanisca contro l’attacco nerazzurro che ha gli uomini “contati”.

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  • Inter in crisi? In realtà si respira aria di cambiamento

    Inter in crisi? In realtà si respira aria di cambiamento

    Battuta d’arresto per l’Inter ad Empoli. Imprevedibile? Niente affatto. Era quasi scontato. Perché? Almeno per tre buone ragioni. La prima è perché la condizione fisica della squadra di Roberto Mancini non è al meglio. Alcuni giocatori come Hernanes, Vidic, Andreolli, Palacio  devono recuperare e trovare la forma migliore ed il ritmo partita dopo vari infortuni. Altri, come Campagnaro, sono impiegati, gioco-forza, non nella loro posizione ideale e complice l’età non più acerba, faticano in posizioni a grande dispendio di energie nonostante non si risparmino in fatto di grinta. I nuovi arrivati, a causa del poco utilizzo nelle loro precedenti squadre, devono entrare nei meccanismi del tecnico jesino e ritrovare nuovamente il ritmo gara. La seconda ragione è il tempo. Nonostante l’arrivo della nuova guida tecnica abbia portato un vento d’aria fresca con una mentalità diversa, più combattiva ed offensiva, questa sembra faticare un po’ ad entrare appieno nella testa dei calciatori, soprattutto nel metterla in pratica sul terreno di gioco. Complice anche il fatto che nella rosa dell’Inter mancano figure carismatiche e leader trascinatori che possano accelerare tale processo. E se Roma non è stata costruita in un giorno, neppure Mancini, con la sua esperienza, può plasmare e cambiare totalmente una squadra in così breve tempo. La terza ragione, la più scontata è che si tratta dell‘Inter, la pazza Inter. E quando tutto sembra scontato la squadra nerazzurra sorprende, a volte in positivo, altre negativamente. Nonostante la maggior parte degli addetti ai lavori, dopo la vittoria sul Genoa di Gasperini, si sia affannata a scrivere della facilità del calendario che aspettava l’Inter e di possibili facili vittorie per la squadra, chi conosce la realtà si aspettava tutt’altro. Allora la situazione è come quando c’era Mazzarri? E’ tutto come prima? No, è cambiato tutto. Al termine di un brutto e scialbo pareggio in quel di Empoli, si è capito che nulla è più come prima. La società non si è minimamente scomposta, nessuna dichiarazione allarmata, solamente Ausilio, forse, ha accelerato il suo lavoro. Nessun fischio e nessun particolare lamento da parte dei tifosi. Il pensiero comune è stato: “Peccato, ma ci poteva stare…“. I giocatori usciti delusi dal campo non erano demoralizzati anzi, erano fiduciosi e bramosi di immediato riscatto. Perché? Perché all’Inter c’è un Top Player come Mancini! Roberto Mancini al termine della partita è rimasto calmo, non si è fatto scudo accusando qualcuno o cercando scappatoie. Lucidamente ha detto: “Ci vuole tempo, bisogna continuare a lavorare così. In fondo l’importante è dare continuità a risultati utili, anche con un pareggio, le vittorie arriveranno“. Proprio nella giornata più difficile si è ben guardato dal parlare di mercato ed ha dato fiducia ai suoi giocatori spronandoli a crescere anche tatticamente (vedi Kovacic). Lucidità, razionalità e fiducia. C’è stata una svolta dalla quale non si torna indietro. La società è al lavoro a fianco del suo Top Player riponendo in lui la massima fiducia, lui sta lavorando freneticamente su tutti i fronti, i giocatori sono totalmente al fianco del loro tecnico, i tifosi non possono che accodarsi. Thohir sta arrivando. Le vittorie?  

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  • Focus Empoli: la formazione di Sarri non segna e colleziona pareggi: necessitano dei 3 punti

    Focus Empoli: la formazione di Sarri non segna e colleziona pareggi: necessitano dei 3 punti

    Nell’ultima gara del girone di ritorno, l’Inter affronta la trasferta di Empoli, forte dei 3 punti conquistati a San Siro contro i rossoblù di Gasperini. Mancini è intenzionato a perseguire gli obiettivi societari a raggiungere il terzo posto, mentre i toscani, reduci dall’1-0 di Genova, sperano in un passo falso da parte di Parma e Chievo. L’idilliaca favola del neopromosso Empoli sembra aver subito una brusca frenata nelle ultime giornate di campionato. L’attuale divario dell’Empoli dalla zona retrocessione si è ridotto a 3 punti, dopo la vittoria del Cagliari nello scontro diretto contro il Cesena. Gli azzurri dovranno giocare un ottimo calcio contro il team del Mancio. I padroni di casa, che attualmente occupano il 15° posto in classifica con 18 punti, non vincono da 6 gare. Nelle ultime 4 sfide al Castellani non hanno mai perso, ma c’è anche da dire che hanno segnato solo un gol. Sarri inizia a sentire l’assenza di un bomber di razza. Quello del suo team è uno sterile possesso palla, che ha portato ad una sfilza enorme di pareggi. Per la salvezza, servirà molto più di questo! Intanto, per il match contro l’Inter, Sarri perde Guarente, fermo per un problema al ginocchio e Mario Rui, squalificato e sostituito da Laurini, di ritorno dall’infotunio. Il tecnico campano, però, torna a disporre di Tonelli al centro della difesa, che sarà affiancato da Rugani, Hysaj e Laurini; Croce, Valdifiori, Vecino e Verdi a centrocampo. In avanti, consueto ballottaggio Pucciarelli-Tavano per affiancare Maccarone. PRECEDENTI – Sono 14 i precedenti in Serie A tra Empoli e Inter allo Stadio Castellani, con statistiche eccezionali a favore dei nerazzurri: 9 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. Anche il computo dei gol è a favore del team di Milano, con 23 goal fatti ed 11 incassati. L’ultima gara persa in serie A risale all’aprile 2006, con lo sfortunato autogoal di Materazzi al 94º. L’ultima vittoria, che coincide anche con l’ultimo precedente tra le due formazioni, è uno 0-2 del 2007, quando Ibra mise a segno una doppietta. L’Inter ha sempre vinto negli ultimi 6 precedenti contro i toscani, subendo solo un gol. Un Empoli-Inter ricco di posta in palio e per entrambi i team sarà fondamentale conquistare i 3 punti. L’Inter arriva da favorita, Mancini farà di tutto per arrivare a quota 28 punti; Sarri punta ad allontanarsi dalla zone retrocessione e donare più qualità al gioco dei suoi uomini.

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  • Inter, accelerazione e svolta di un progetto

    Inter, accelerazione e svolta di un progetto

    Nonostante il business la stia facendo da padrone, le statistiche, i data media, la tecnologia che sta imperversando nel gioco più bello del mondo, il Calcio non è e non sarà mai una scienza esatta e neppure una gigantesca azienda. Imprevedibilità, umori, suggestioni e passione fanno del calcio e delle squadre che ne fanno parte delle schegge impazzite e generano fedi ed amori di difficile spiegazione. Massimo Moratti, nel presentare il nuovo proprietario Erick Thohir ed il nuovo corso nerazzurro, diceva: “E’ un ottimo imprenditore che punterà a riassestare l’Inter e a renderla più grande con i conti in ordine…poi subentrerà la passione e vedremo che succederà…“. Quelle parole subito i più non le avevano capite, il nuovo proprietario si era presentando puntando su un assetto societario basato su curricula importanti nel mondo del business e sull’internazionalizzazione. Si parlava praticamente solo di utili e merchandising, apertura ad altri mercati e banche. C’era un diktat per il mercato : “prima si vende poi si compra (con poco)“. Il progetto era su base pluriennale (a lunga scadenza…) ed il timone era affidato a Mazzarri, tecnico scrupoloso e valido, ma lontano dall’idea di allenatore-manager da grande squadra; e, soprattutto, di obiettivi sportivi si parlava poco, molto poco, l’unico sembrava essere un posto in Europa League. Intanto si puntellava la società con ottimo figure come Michael Bolingbroke ma la “pazzia”, l’entusiasmo e l’interismo sembravano lontani. Poi in una notte la “profezia” di Moratti si è materializzata “poi subentrerà la passione e vedremo…“. Cambio di allenatore e mentre tutti si aspettavano un “traghettatore”, ad Appiano è arrivato mister Mancini con idee chiare e precise e soprattutto con richieste e volontà chiare. L’entusiasmo dei tifosi è riesploso, l’interismo e la pazzia sono riemerse ed il nuovo proprietario, così internazionale, freddo e razionale è apparso essere il primo tifoso. Cambio di strategia, svolta ed accelerazione del progetto sportivo e soprattutto passione. Non si sente quasi più parlare di banche e FPF, di conti in rosso e piani a lunga scadenza. Mancini ha da poco dichiarato: “Che brutto dover lottare per il terzo posto…dall’anno prossimo lotteremo per lo scudetto“. Ecco questo è il senso della svolta…L’Inter è l’Inter non scherziamo. A ciò si sta aggiungendo un mercato, al contrario di ciò che dichiara Lothar Matthaus, di primissimo livello con gli acquisti del campione del Mondo Podolski e di uno dei giovani migliori d’Europa, Shaqiri, con investimenti importanti e straordinariamente condotti dal ds Ausilio. L’obiettivo è il terzo posto ed il meglio sembra dover ancora venire. Ora il campo. Le idee del tecnico vanno applicate sul terreno di gioco, l’entusiasmo e la mentalità che Mancini sta portando vanno trasformate in grinta e voglia di vincere. Il calendario offre, con l’Empoli al giro di boa, il Torino, il Sassuolo, il Palermo e l’Atalanta la possibilità di fare un salto di qualità, di dare uno strappo al passato. Sarà una prova di maturità e soprattutto la prova del 9 per verificare la svolta. Emile Cioran sosteneva che noi deriviamo la nostra vitalità dal magazzino della pazzia…avanti pazza Inter!    

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  • E’ giunta l’ora di riprendersi San Siro

    E’ giunta l’ora di riprendersi San Siro

    Esisteva una fortezza a Milano pochi anni fa. Non si tratta del Castello Sforzesco, ma dello stadio Giuseppe Meazza, meglio noto come San Siro. Un posto quasi inespugnabile, con un tale cavaliere di nome Jose Mourinho capace di mantenerlo imbattuto nei suoi due anni di permanenza nerazzurra. Il cavaliere portoghese abbandonò il suo castello e lo stadio San Siro si è magicamente trasformato da fortezza a passerella, dove anche il più innocuo dei nemici poteva uscire a testa alta da vincitore. Nelle ultime 3 stagioni e mezzo il rumore più comune è stato quello dei fischi dei tifosi. quelli che hanno coperto giocatori e allenatori dopo ogni sconfitta, ogni occasione persa e prestazione poco convincente. Mazzarri nella sua conferenza di presentazione disse che uno dei suoi obiettivi rendere San Siro uno spauracchio per qualunque avversario vi fosse capitato. Dire che non è riuscito in questa missione è superfluo come lo sperare dei tifosi che la partita di domani possa significare un cambio di marcia e mettere fine ad un digiuno per certi versi imbarazzante. L’ultima vittoria nerazzurra in campionato davanti ai suoi tifosi risale al 29 ottobre 2014, 1 a 0 sofferto contro la Sampdoria, firmato su rigore dall’ex Icardi al novantesimo minuto. Fra tutte le competizioni bisogna invece risalire al 27 novembre, quando fu piegato il Dnipro per 2 a 1. Vittoria che sancì la qualificazione ai sedicesimi di Europa League con Osvaldo migliore in campo. Sembra passata una vita fa, invece sono quasi due mesi. Si tratta comunque di un’eternità. Dopo lo sprofondo con l’Udinese e i segnali di ripresa contro la Lazio arriverà anche la svolta definitiva? Al campo l’ardua sentenza.

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  • La giornata perfetta, o quasi…

    La giornata perfetta, o quasi…

    E alla fine arrivò il venerdì. Un venerdì a chiudere una settimana di fuoco, ma che si chiude con una giornata perfetta, o quasi. Perfetta perché Xherdan Shaqiri, uno dei più giovani top player sfornati in Europa, ha firmato il contratto che lo lega temporaneamente all’Inter, ma è solo una formalità. A giugno, infatti, volenti o nolenti dovranno essere versati almeno 15 milioni di euro nelle casse del Bayern Monaco, con la speranza che siano 17. Perfetta perché Mateo Kovacic, forse l’immagine più rappresentativa del nuovo corso nerazzurro, ha voluto mettere la sua firma sul nuovo contratto. Altri due anni sotto la Madonnina, dal 2017 al 2019. Una sigla su un pezzo di carta che vuol dire tanto. Vuol dire sposare il progetto, come da lui stesso affermato a caldo poi; vuol dire credere in questa squadra, società e ambiente. Quest’ultimo, talmente caldo che ricorda i grandi arrivi pre-triplete. Finalmente si vede una luce in fondo a questo tunnel nero che l’Inter ha imboccato dall’addio di Leonardo (o forse dall’esonero di Benitez?) in poi, dove sono stati ingoiati tanti, troppi rospi, in tutti gli ambiti. Dal calciomercato, con situazioni paradossali dove giocatori che fino a due anni prima valevano 30 e passa milioni lasciati liberi a 0; a societari, con le liti e dispetti tra il nuovo presidente, Erick Thohir, e l’ex Massimo Moratti. Senza contare le scottanti delusioni sul campo, dove l’Inter più e più volte ha dimostrato di non essere più alla sua stessa altezza. Una luce che si vede anche grazie al lavoro che dirigenti e allenatore mettono ogni giorno sul campo e non. Mancini, insieme ad Ausilio (parole di Podolski), è stato il principale fautore del suo arrivo. Lo stesso si può dire di Shaqiri. Sempre sul mercato, poi, uno dei principali fautori della eroica annata 2010 sembrerebbe aver chiuso definitivamente ogni rapporto con il club rivale per eccellenza. L’agente di Sneijder, infatti, ha chiuso la porta in faccia alla Juventus, annunciando la trattativa per il rinnovo e l’obbligo, da parte dei bianconeri, di versare la clausola di rescissione al Galatasaray se vorranno garantirsi le prestazioni del folletto di Utrecht. Una giornata perfetta, sì, anche perché Palacio è ritornato in gruppo, si allena ed è a disposizione per la gara contro la sua ex squadra. Sembra quasi che i pianeti si stiano allineando per far tornare grande l’Inter. La grande Inter di 5 anni fa, che, come questa, aveva le basi gettate proprio da Roberto Mancini. Tornato sulla panchina della Beneamata da circa 40 giorni, il Mancio ha preso una squadra non sua ma subito ha iniziato ad insegnare calcio ai giocatori, facendogli cambiare modulo e mentalità (senza dire che quelli precedenti fossero sbagliate o giuste, ma senza dubbio diverse) . Ora, grazie al mercato, potrà mettere sul campo al 100% le sue idee, avendo giocatori di ruolo. Peccato, però, che ci siano anche notizie che facciano storcere il naso. Ci ha pensato Wenger a creare scompigli tra gli interisti, affermando che Podolski è in nerazzurro solamente in prestito e che a giugno tornerà all’Arsenal. La verità? Chi lo sa, ieri lo stesso giocatore aveva risposto a domanda diretta che a giugno Inter e Gunners si sarebbero seduti al tavolo e avrebbero deciso il suo futuro. Quasi perfetta, quindi, anche perché in certe giornate non può mancare lo zampino del Diavolo. Osvaldo in rottura con Mancini (più che con Icardi). Il suo futuro prossimo è lontano da Appiano, ma a quanto pare non da Milano. Sembrerebbe, infatti, che Galliani abbia già un appuntamento con l’agente del giocatore italo-argentino. Uno scherzetto in classico stile Condor, che gongola nel portare alla ribalta ex-interisti.

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  • Marco Branca pronto a ritornare nel mondo del calcio

    Marco Branca pronto a ritornare nel mondo del calcio

    E’ stato uno dei ds più discussi e contestati della storia del F.C. Internazionale e forse del calcio in genere. Aveva talmente tanto potere all’interno dello società nerazzurra ed influenza sull’ex presidente Massimo Moratti che, voci, dicono che abbia fatto allontanare lui Lele Oriali dalla società, lui è Marco Branca. L’ex direttore dell’area tecnica e plenipotenziario all’interno della società, sembra essere vicino al ritorno al calcio con l’arrivo al Cagliari del presidente Giulini, caro amico di Massimo Moratti e del nuovo allenatore Gianfranco Zola. Intanto è tornato a parlare ai microfoni del giornale francese L’Equipe e lo fa a proposito della gestione dei calciatori e dei campioni in particolare. Questo ha fatto sicuramente storcere il naso a molti e soprattutto ai suoi detrattori che non avranno dimenticato la gestione di campioni del calibro di Julio Cesar, istituzione fra i pali e mito tra i tifosi, letteralmente abbandonato dalla società; Thiago Motta, ultimo regista di qualità avuto alla Benamata, svenduto al Psg per pochi euro e non ultimo il caso Wesley Sneijder, messo addirittura fuori rosa e svenduto. Nel suo ciclo all’Inter, durato ben 12 anni, ci sono sicuramente stati alti e bassi. Giocatori strapagati che hanno deluso ogni aspettativa e Campioni che hanno vinto tutto fino ad arrivare in cima al mondo. Quel che gli va sicuramente riconosciuto è il fatto che la super corazzata che ha stradominato la stagione 2010 e quelle precedenti è anche opera sua. Ma non è tutto oro quel che luccica. Quel che gli si può contestare è che fino a che ci sono state valanghe di soldi da spendere, comprare appariva abbastanza facile e scontato, quando invece i cordoni della borsa si sono stretti il suo lavoro sembrava arrancare. Un altro aspetto importante è il fatto che l’ex d.s. sia riuscito poche volte a vendere valorizzando i propri giocatori, si comprava a cifre stellari e si vendeva a cifre molto basse. Se si va a ben vedere e a scorrere qualche nome, durante la gestione di Branca a cifre contenute sono arrivati giocatori come Rocchi, l’oggetto misterioso Ricky Alvarez ed il divino Jonathan. Nella gestione attuale, con un budget ridotto all’osso, Ausilio è riuscito a far approdare ad Appiano Podolski e Shaqiri e il suo lavoro non sembra volgere al termine. Una delle prima mosse di Thohir, da nuovo presidente dell’Inter, è stata quella di licenziare Branca, in seguito alla baraonda generata dalla trattativa Guarin – Vucinic. Non si può dire se sia stato un bene o un male, il dato certo è che oggi Ausilio e tutta la società devono operare in un periodo di rigidità economica  e ad un nuovo progetto, più globale e basato sull’autosufficienza della squadra, un’idea affascinante ma molto complessa. Il periodo d’oro in cui ha operato Branca era tutta un’altra cosa. I paragoni non potrebbero reggere, ma tutti sembrano avere piena fiducia su Piero Ausilio.  

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