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  • Podolski: troppo alto il prezzo del suo riscatto, probabile l’addio

    Podolski: troppo alto il prezzo del suo riscatto, probabile l’addio

    Lukas Podolski, l’attaccante tanto acclamato ed atteso dai tifosi, finora ha deluso le aspettative di tutti. Al di là dei numeri, che comunque hanno una loro valenza (11 presenze tra Coppa Italia e Serie A e 0 goal), il tedesco non si è ancora dimostrato indispensabile per la squadra. Arrivato alla corte di Mancini nell’ultima sessione di mercato per far fare il salto di qualità ai nerazzurri, la sua stagione è stata un flop. L’Inter sta valutando attentamente il suo rendimento e, alla luce di questi, ha valutato eccessivi i 7 milioni chiesto dall’Arsenal per il riscatto del suo cartellino, cartellino di un giocatore non convincente ed ormai non più giovanissimo. A destare ulteriori preoccupazioni sono le prestazioni di Podolski con la Nazionale tedesca. Continua ad essere un mistero la sua metamorfosi in Germania, chiaro campanello d’allarme che forse all’Inter non ha trovato l’ambiente adatto. “Gli consiglio di andare in un club nel quale abbia la fiducia dell’ambiente e nel quale abbia la possibilità di giocare con continuità. Andare in un top club può significare avere a che fare con compagni di squadra che sgomitano per il posto da titolare, Lukas deve sentirsi in famiglia, deve vivere in un ambiente rilassato per far bene” ha dichiarato il tecnico Low, che conosce bene il suo pupillo. Il problema di Podolski, infatti, potrebbe essere anche legato al suo ambientamento ad Appiano Gentile ed alla concorrenza che ogni giorno si trova ad affrontare per vestire la maglia da titolare. Concorrenza che, certamente, non contribuisce a fargli acquistare continuità. Nata sotto i migliori auspici, la storia d’amore tra Lukas e l’Inter potrebbe finire già a giugno. L’entusiasmo iniziale è stato spento dalle prestazioni dell’attaccante e dalla richiesta dei Gunners e le probabilità di un addio crescono in maniera esponenziale.  

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  • Una rivoluzione una volta per tutte

    Una rivoluzione una volta per tutte

    Si parla di “rivoluzione nerazzurra”. Quante volte i tifosi interisti in questi anni anni hanno sentito usare questi termini e per lo più impropriamente? Molte, troppe, esattamente è dal 2010/2011 che si parla di svolta, cambiamento e rivoluzione. Dapprima quella del monte ingaggi per gli stipendi dei calciatori, poi quella dei giovani, poi quella societaria, poi ancora quella dei giovani. I risultati che sono arrivati sono stati, per usare un eufemismo, scarsi e ben al di sotto delle attese. Ora, arrivato in corso d’opera sulla panchina nerazzurra un top player come Roberto Mancini, si ricomincia e in estate dovrebbe esserci una nuova rivoluzione. Per non illudere i tifosi ancora una volta, non ci possono essere altre vie, se non queste due strade: si punta davvero sui giovani e si riparte completamente da zero o si crea un gruppo forte, competitivo, già pronto per combattere al vertice e per aggiudicarsi trofei e si ritorna grandi in fretta. Nella prima ipotesi l’Inter dovrebbe vendere i suoi giocatori ultratrentenni e puntare sui giovani, la maggior parte dei quali ancora da far maturare e da svezzare. Giovani provenienti dal vivaio, dal vivaio di altre società o panchinari della squadre più blasonate. Questa scelta comporterebbe risparmi enormi sui giocatori ed i loro stipendi ma anni di sacrifici e, se tutto va bene, aggiudicarsi un posto nei preliminari di Europa League. Comporterebbe anche una perdita nell’immagine italiana ed internazionale dell’Inter, ma permetterebbe alla società di risparmiare e di lavorare correttamente nel tempo senza patemi od ansie. Ma se, come tutto fa sperare, sulla panchina, nella prossima, stagione siederà ancora Mancini questo è praticamente impossibile. In più, davvero l’Inter con la sua storia, il suo blasone, i suoi tifosi sarebbe in grado di sopportare tutto ciò? La seconda ipotesi passa per forze di cose da una svolta radicale a tutti i livelli. L’immagine Inter deve aumentare il suo bacino d’utenza in Italia e soprattutto all’estero attraverso tournée in Asia ed in Europa, attraverso strategie di marketing e di fidelizzazione ed attraverso la costruzione di una casa nerazzurra. Non solo ma anche da un punto di vista sportivo non ci possono essere più mezze misure. I giocatori che vestiranno la maglie nerazzurra devono meritarlo. A questo punto le vendite dei pezzi da novanta nella rosa attuale sarebbero scontate ma non funeste. Handanovic, Kovacic, Guarin ed Icardi potrebbero portare tanti, se non tantissimi, milioni nelle casse del tycoon Thohir, che si potrebbero reinvestire per fare una squadra all’altezza dei sogni dei tifosi e del suo condottiero. Giocatori come Lavezzi, Tourè, Jovetic, Lacazzette, Toulalan ed una difesa tutta nuova, ad eccezione di Santon, non sarebbero più un sogno, ma un’ossatura da grande squadra nella quale inserire giovani già pronti e formati come Shaqiri, Puscas e Brozovic. Calciatori come Allan e Heurtaux sarebbero un contorno importante per una squadra da sogno. L’idea di Mancini e del ds Ausilio sembra propendere per la seconda scelta, i tifosi vogliono che vi sia una rivoluzione, una volta per tutte.

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  • Un’incredibile storia italica

    Un’incredibile storia italica

    La Vecchia Signora. Una signora del calcio elegante ed armoniosa. L’eleganza dell’Avvocato e della famiglia Agnelli di cui molti hanno tessuto le lodi e qualcuno ha evidenziato un’altra storia, come non ricordare le splendide pagine sull’operato della Famiglia e della società FIAT nella storia d’Italia dello scrittore Pino Cacucci. Un’eleganza ed una maestosità che, in ogni caso, ha subito più di un’incrinatura nella storia recente. Si potrebbe partire da due aneddoti leggeri, superficiali: il trattamento riservato al Divin Codino, al giocatore italiano più forte e più tecnico che chi ha meno di quarant’anni ricordi, Roberto Baggio e le parole, non certo diplomatiche e signorili, sulla nuova proprietà indonesiana dell’Inter, da parte di Andrea Agnelli. Ma la vera debacle della signoria e dell’immagine della Juventus si è sicuramente avuta con il “processo doping” e con “calciopoli“. Come sono finite le due inchieste? Nel medesimo modo, con il salvataggio degli imputati per sopraggiunti termini di prescrizione. Allora erano bluf, una boutade, un’invenzione delle malelingue? Nient’affatto! Tutto vero, tutto confermato. La Suprema Corte ritenne provata l’illecita somministrazione di farmaci ai calciatori della Juve, eccetto l’epo, ma Antonio Giraudo ed il dottor Agrigola vennero salvati dalla prescrizione. Si fece avanti un’ombra sui bei trionfi bianconeri della gestione Moggi-Giraudo ma, si sa, il tempo, con la stampa ed i media, rende tutto sopportabile. Per non dimenticare, però, come riportato dal Corriere della Sera, basti citare ciò che uno dei più grandi numeri 10 della storia del calcio, Zinedine Zidane, disse durante il processo: “La creatina l’ho presa soltanto alla Juventus. Mai prima, in Francia, e mai dopo, al Real Madrid. Le flebo? Sì, le facevo alla vigilia del match nella camera d’albergo. Il Samyr? Sì, l’ho assunto spesso, prima e dopo la gara. L’esafosfina? Sì, l’ho assunta. Il Neoton? Non ricordo bene, ma se nel ‘ 98 ho dichiarato di averlo preso, è sicuramente così. Iniezioni per endovena? Sì, le ho fatte, anche un’ora prima della partita…”. Calciopoli, invece, sconvolse il mondo del calcio. Retrocessioni, sospensioni, punti di penalizzazione, processi, inchieste. Uno tsunami sportivo. La Corte di Cassazione ha deciso: prescritta l’associazione a delinquere contestata per l’ex dg della Juventus Luciano Moggi e all’ex ad bianconero Antonio Giraudo, Scagionati da ogni accusa gli ex arbitri Paolo Bertini e Antonio Dattilo. Confermata la condanna a 10 mesi di reclusione (pena sospesa) per l’ex arbitro Massimo De Santis. Gli imputati ex dirigenti bianconeri non sono assolti. Come riporta il giornalista della Gazzetta dello Sport Sebastiano Vernazza: “Ora si puo’ dire: un’associazione a delinquere ha condizionato per anni il calcio italiano”. Ma il principale imputato, Luciano Moggi, dopo la sentenza ha dichiarato: “Abbiamo scherzato per nove anni, il processo si è risolto nel nulla, solo tante spese. E’ stato accertato che il campionato era regolare, regolari i sorteggi e le conversazioni con le schede estere non ci sono state”. Non solo, secondo Il Fatto Quotidiano la Juventus sta aspettando le motivazioni della sentenza per valutare  l’ipotesi di rivolgersi alla giustizia ordinaria riottenere i due titoli “sottratti” ed un risarcimento danni. In un altro paese tutto ciò sarebbe paradossale e questa sarebbe un’incredibile storia. In Italia è semplicemente una storia normale.

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  • Cosa manca a questa Inter?

    Cosa manca a questa Inter?

    21 punti in 17 partite. Questo, ad ora, il rendimento dell’Inter Mancini-bis. Un rendimento che fa storcere il naso a molti, a coloro che credevano che il problema della squadra fosse il tecnico precedente, che credevano che questa rosa, così composta, potesse realmente lottare per le prime posizioni in classifica, e che fanno iniziare i mormorii sul solito fallimento tipico delle minestre riscaldate. In effetti, a Mancini non gli si chiedeva certo la luna, non gli si chiedeva di arrivare a pari punti con la Roma (cosa che comunque, con un rendimento migliore sarebbe stato possibile dato l’esponenziale calo dei giallorossi), ma di confermare l’Europa, sognando la Champions ma accontentandosi anche dell’Europa League. Ma, da quando ha preso le redini della squadra, non si è avuto nessuno miglioramento in classifica, si è sempre altalenato tra l’ottavo e tredicesimo posto. Ebbene, a meno 9-10 punti dall’ultimo posto disponibile per tale traguardo (tra l’altro passando per i preliminari di fine luglio, cosa che come testato due anni fa con l’armata di Stramaccioni rende fisicamente proibitiva la stagione), credere ancora di poter qualificarsi ad una qualsiasi competizione continentale è un ragionamento per assurdo. Ma la domanda che tutti, sostenitori e non del Mancini-bis, si fanno è se veramente questa rosa sia più debole di squadre come Milan, Torino, Sampdoria, Lazio e Genoa, tutte squadre che i nerazzurri si trovano ad inseguire. Certo, queste squadre non hanno avuto la necessità di cambiare la guida tecnica in corso, quindi in qualche modo si possono considerare avvantaggiate rispetto la stessa Inter ma, considerando un’altra squadra che ha dovuto cambiare in corsa, più che risposte si aprono nuovi dubbi. Il Cesena di Domenico Di Carlo, salito in corsa in data 7 dicembre scorso, ha ottenuto 13 punti in 14 partite. È vero, 8 punti in meno rispetto all’Inter di Mancini, ma potenzialmente potrebbe raggiungere, se non addirittura superare, la media punti delle Beneamata, che ha giocato tre partite in più degli emiliani. Ora, con tutto il rispetto per la rosa del Cesena, non so quanti scambierebbero alla pari i giocatori nerazzurri con quelli bianconeri. Allora, qual è la vera differenza? Cosa impedisce ai giocatori interisti di giocare a calcio e rendere al meglio? Tutto converge verso un’unica risposta, vedendo anche le prestazioni sul campo: l’organizzazione di gioco. Settimana scorsa lo stesso Cesena è venuto a San Siro e per poco non riusciva a tornare a casa con l’intera posta in palio, sebbene anche il pareggio per loro sia stato un risultato più che soddisfacente. La squadra nerazzurra vive di sprazzi dei singoli, Shaqiri, Hernanes, Icardi e gli altri. Nell’impostare l’azione corale ci sono più di qualche difficoltà, come nel saper interpretare al meglio la fase di non possesso (solo tre le partite in cui l’Inter non ha subito gol). Medel, Guarin e Brozovic, ma anche lo stesso Ranocchia che a volte si prende le responsabilità di avviare l’azione, non sono dei veri playmaker e tutta la squadra ne risente. I tanti, troppi, tocchi fanno perdere tempi di gioco e, alla fine, gli avversari sono più che preparati, se la manovra è compassata e lenta. Dunque, senza dubbio a questa rosa manca qualche elemento di spessore in più, sia tecnico che caratteriale, ma prima di tutto bisogna iniziare a lavorare sul gioco e sull’organizzazione tattica. Queste ultime partite di campionato, che non hanno più nulla da dire e che, tra l’una e l’altra regalano settimane senza altre partite, devono servire per iniziare il lavoro per la prossima stagione, per ripartire al massimo, senza inceppare più nell’ennesima stagione di transizione dal Triplete.

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  • La fortuna è di chi se la cerca

    La fortuna è di chi se la cerca

    Doveva essere la partita del riscatto, dell’orgoglio e della svolta. Una svolta non per quanto riguarda la stagione, oramai priva di obiettivi, quanto piuttosto per la mentalità e l’atteggiamento che una grande squadra deve avere. Invece no, ancora una volta nel momento della verità l’Inter naufraga. La sfortuna sicuramente ha contribuito ma i nerazzurri ci mettono del loro e non solo. Il gol beffa, nasce da una punizione-capolavoro di uno scatenato Eder, proprio nel momento migliore per la banda di Mancini. Quando la squadra sembrava avere il pallino del gioco e la situazione sotto controllo, con un buon possesso palla, un ottimo pressing e buone occasioni arriva il gol che taglia la gambe ai giocatori nerazzurri. Da quel momento in poi è solo confusione, l’Inter si scioglie, l’ingresso di Palacio, l’uomo più in forma, è nullo e la Samp gestisce senza troppi patemi. E’ solo sfortuna? Assolutamente no. La fortuna è di chi se la cerca ed i nerazzurri non fanno nulla per aggraziarsi la dea bendata. Mancini, come sempre, si presenta con una novità in formazione che dopo pochi minuti dal via sembra dare buoni frutti ma si tratta solo di una chimera perché alla distanza Juan Jesus terzino sinistro scompare. Podolski, l’ombra del giocatore che fu, latita nel primo tempo e letteralmente scompare nel secondo tempo. Guarin nel primo tempo sbaglia molto, nella ripresa appare rigenerato all’inizio e naufraga in un nulla di fatto, come tutti i suoi compagni, dopo il gol subito. Paradossalmente a ben figurare questa sera sono il vituperato Ranocchia e Vidic, i due difensori centrali del reparto più criticato ed ostentato dell’Inter. Ciò che però più colpisce è la mancanza di un’idea precisa di gioco, l’assenza di quella mentalità da grande squadra che si impone, o almeno cerca di farlo, su ogni campo. Molto spesso quelle dei nerazzurri, sembrano spinte ed azioni valute dal caso e non costruite secondo un’idea precisa. Magari arriveranno JoJo e Yayà a completare una rosa da scudetto ma al momento sulla Pinetina c’è buio fitto e sembra che nessuno sappia dove andare.

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  • Una pacata replica al Sig. Paolo Bargiggia

    Una pacata replica al Sig. Paolo Bargiggia

     “L’Inter sta portando avanti un mercato masochistico: non si può cedere Acquafresca e prendere Milito. Non sono contento di questo mercato”. Parole e musica di Paolo Bargiggia, noto giornalista di Mediaset Premium ed esperto di mercato, anche se le sue previsioni e valutazioni nell’estate del 2009 non si rivelarono adeguate. Inutile e banale starvi a spiegare il perché. Per carità, è legittimo che chiunque esprimi le proprie opinioni e accetti il rischio di sbagliare grossolanamente. Questo esempio introduttivo non vuole però mettere in discussione le competenze calcistiche di quest’uomo, ma semplicemente far capire come, molto spesso, il protagonista in questione ami attaccare in maniera molto dura e diretta la compagine nerazzurra. Attualmente, rispetto ai tempi sopracitati, è molto più facile muovere critiche sulle scelte di mercato eseguite. E’ anche sacrosanto che vengano mosse, considerando la situazione deficitaria che attanaglia Ranocchia e compagni. L’importante è che si adoperino i termini consoni e che la critica possa risultare ben argomentata e il più possibile obiettiva, senza trasformarsi in un’invettiva piena di risentimento e pronta a sprofondare nella faziosità. Ecco le ultime parole pronunciate sul club nerazzurro: “Ausilio dice che lavora sui giovani. Gli credete? Intanto tratta con gli agenti di Toure e Toulalan, due over 30! Più pudore”. In seconda battuta se la prende con i tifosi interisti dichiarando: “Solo interisti sanno vomitare insulti su social perché tifosi più faziosi d’Italia, con paraocchi. Meglio tifosi stadio che hanno fischiato”. Cerchiamo di ribadire punto su punto: Toure è un giocatore in grado di fare la differenza in campo internazionale, per farla breve, un campione; il fatto che un club italiano possa portarlo nel Belpaese non dovrebbe o potrebbe essere motivo di soddisfazione per un rilancio del panorama calcistico italiano? Toulalan è stato per anni un perno della Nazionale francese ed è tuttora titolare in una squadra che deve disputare i quarti di finale di Champions League, il Monaco. In un mercato in cui è importante pescare le giuste occasioni, per via della ristrettezza economica vigente, non è di certo un peccato pensare di ingaggiare un calciatore del genere. Progetto giovani? Sarebbe curioso sapere se Bargiggia è a conoscenza dell’anno di nascita dei vari Kovacic, Icardi, Shaqiri, Brozovic, Santon, Juan Jesus, Dodò, Puscas. Tutta gente nata negli anni 90. Si può pensare che in una squadra che voglia puntare a rilanciarsi non abbia nella sua rosa l’esperienza di qualche over 30? Inoltre, il pudore è qualcosa che ci riserviamo la coscienza di usare in altri contesti. Non presentando particolari contenuti sportivi, risulta più grave e spropositata la critica ai tifosi nerazzurri. Considerando che la faziosità non si misura dai commenti sui social network, peraltro adoperati dai supporters di tutta Italia, e che questi ultimi hanno fra le loro infinite funzioni quella di permettere a chiunque di esprimere pareri ed opinioni, non è di certo un peccato abbandonarsi al dispiacere multimediale, meno pericoloso di quello allo stadio. Se il pubblico dell’Inter è inoltre il peggiore d’Italia per qualche critica su Facebook, cosa si dovrebbe dire di quelle tifoserie che si permettono di dialogare con i calciatori per farsi dare indietro le maglie, decidere se far disputare una partita o rimproverare e contestare aspramente i giocatori a fine match per una sconfitta? Bisogna dunque fare come chi promuove il boicottaggio della presenza allo stadio e il mancato supporto alla propria squadra in difficoltà? Evidentemente quasi 50.000 tifosi a sperare in una qualificazione non sono indice di buon tifo. Peccato però che anche sparare a salve sulla solita squadra, come se fosse l’unica in crisi, con parole non adatte e argomentazioni incomplete e prive di fondamenti logici non sia un esempio lampante di ottimo giornalismo.   

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  • Sinisa e il Mancio: quando il discepolo fa meglio del maestro

    Sinisa e il Mancio: quando il discepolo fa meglio del maestro

    Una coppia ferrea, inossidabile, soprattutto nell’Inter: Roberto Mancini e Sinisa Mihajlovic. Due persone dal carattere forte, dalla personalità prorompente e dalle idee chiare. Due giocatori che si sono sempre stimati, che hanno diviso successi e sconfitte in diverse avventure. Due allenatori che si sono spesso confrontati, con il serbo, vice per una stagione, che ha appreso dal maestro i primi trucchi del mestiere e il Mancio, che subito lo ha voluto al suo fianco e se ne è servito per facilitare il controllo di uno dei suoi primi spogliatoi nerazzurri. Mihajlovic ha segnato goal pesanti per l’Inter di Mancini, basti pensare alla sua punizione in una finale di Coppa Italia, il primo trofeo nerazzurro dopo anni di digiuno. Spesso Mancini ha avuto fiducia nel suo fido difensore centrale, fatto entrare nella serata disastrosa di Villareal, scatenando varie polemiche e sperando in una magia del suo mancino. Non andò bene, ma Sinisa si sdebitò comunque ad Ascoli quattro giorni dopo, segnando il goal decisivo su punizione ad andando poi a stringere la mano al suo allenatore, per far capire che, dopotutto, il Mancio ci aveva visto giusto. Una stima  reciproca incrollabile, ceduta nemmeno quando le strade, per forza di cose, si sono separate. Mentre Mancini diventava un allenatore di livello internazionale rendendo il Manchester City una nuova big d’Inghilterra, Sinisa si sgrezzava nelle sue molteplici avventure italiane dalle altalenanti fortune, da Bologna a Catania, passando per la Fiorentina e la nazionale serba, prima del fortunato idillio con la Sampdoria e Ferrero. Ha fatto un po’ più di fatica rispetto agli inizi della sua musa, venendo esonerato in Emilia e non trovando mai empatia con la piazza di Firenze, dalla quale fu cacciato per nemmeno troppi demeriti. A Catania dimostrò di che pasta era fatto, collezionando una gran stagione e rifilando un 3 a 1 sorprendente all’armata di Mourinho, squadra che si apprestava ad espugnare Stanford Bridge qualche giorno dopo. Ora si ritrovano contro, di nuovo, dopo l’ottavo di finale di Coppa Italia. Lì fu il maestro a prevalere, tornato alle origini e pronto a bacchettare l’allievo che voleva apprestarsi a superarlo. Ora però, mentre il serbo si coccola la creatura spalmata a propria immagine e somiglianza, Mancini non riesce a dare una sua fisionomia alla stessa squadra in cui tutto è cominciato per entrambi, per chi le vittorie e per chi la carriera. Chissà se domani sera il discepolo avrà l’occasione di sancire il suo eventuale sorpasso sul maestro, almeno per questa stagione. L’esuberanza degli allievi però, quando meno se lo aspetta, deve fare i conti con l’orgoglio dei maestri, sempre pronto a ribadire la propria superiorità. Comunque vada, siamo certi che quel che chi lega non si spezzerà, perché, prima di tutto, sono e rimarranno degli amici.

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  • Game over, ancora. Che ne sarà dell’Inter?

    Game over, ancora. Che ne sarà dell’Inter?

    Senza dubbio l’eliminazione dall’Europa League è solo la ciliegina sulla torta di una stagione fallimentare che si poteva almeno in parte salvare ma che finirà in quel nebuloso e indefinito periodo di transizione che dura ormai dal 2010. Sembra che ancora vadano smaltite del tutto le scorie del post-Triplete. Forse quello rappresenta davvero l’Anno Zero, un evento talmente grande e unico che piuttosto che essere il punto di partenza per un’Inter di caratura mondiale è stato un punto di arrivo, perchè dopo quella stagione il club ha perso in maniera esponenziale il marchio della grande squadra. Nel frattempo la società milanese ha fatto in tempo a cambiare Presidente, gran parte di dirigenza, numerosi allenatori e staff tecnici e tanti, forse troppi giocatori. Fin dalla fine della stagione successiva a quella della Grande Inter si parlava proprio di periodo di transizione per giustificare l’evidenza di aver perso lo smalto vincente in tempi da record, attribuendo la colpa agli allenatori, alle scelte societarie e ai giocatori. Gli ultimi sprazzi di un’Inter vincente risalgono alla breve parentesi nerazzurra di Rafa Benitez o meglio a essere precisi a quella Coppa Italia vinta con Leonardo in panchina nel maggio 2011. Sembrano essere passati anni luce. Nel mentre l’Inter ha cambiato pelle, trasformandosi o per meglio dire rimodernandosi con un Presidente che la reputa più un’azienda che una grande famiglia come fatto per anni dai Moratti. Ma forse non è qui il problema, resta il fatto che sono ben 4 anni che l’Inter nemmeno col binocolo riesce a vedere un trofeo e in tutti quei casi in cui almeno a parole sono state espresse grandi speranze, queste sono state immediatamente smentite. Con la sconfitta di ieri sera anche la stagione 2014-2015 ha assunto ufficialmente il titolo della Stagione di Ricostruzione, la quarta per l’esattezza. Per la quarta volta consecutiva un club con una grande storia e un grandissimo passato recente si ritrova a veder sfumare già da marzo tutti i propri obiettivi stagionali, relegando il finale di stagione ai tradizionali titoli di coda che portano solo noia e mai piacere, perchè indicano che lo spettacolo è finito. Anzi nelle ultime annate non è mai iniziato. In questi casi si ha in genere la speranza che la stagione successiva possa vedere un cambio di rotta, magari improvviso, casuale e sorprendente. Perchè tutto è possibile nello sport. Ma per l’Inter sorgono ulteriori dubbi, stavolta legati non solo alle difficoltà tecniche di costruire una squadra finalmente all’altezza del nome che porta ma anche alle vicende UEFA che coinvolgono il club di Thohir. Chissà quali saranno le conseguenze delle sanzioni per il Financial Fair Play e quale sarà l’effettiva reazione della società che quasi sicuramente dovrà fare a meno degli introiti derivanti dalla partecipazione alle Coppe. Per troppo tempo tutto l’ambiente si è illuso di poter tornare grande e subito. Sarà stato l’ottimismo di Mancini, la passione per questi colori o chissà che cosa. Resta il fatto che sarà d’obbligo qualche partenza illustre e che sarà ancora più difficile riuscire fin da subito a portare in alto questo nome con la mancanza di liquidità. E soprattutto una domanda per mesi attanaglierà tutti coloro che seguono o amano questa squadra: che ne sarà dell’Inter?

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  • Il ritorno di Don Rodrigo, unica nota lieta di questo periodo nero

    Il ritorno di Don Rodrigo, unica nota lieta di questo periodo nero

    Ora come ora sembra difficile trovare uno spiraglio di luce nel buio totale in qui la stagione dell’Inter è naufragata. C’è da dire che per quanto siano sfumati tutti gli obiettivi stagionali, comunque resta un campionato da finire nella maniera più dignitosa possibile per svariate ragioni, la prima sarebbe almeno avvicinarsi a quel sesto posto che garantirebbe la partecipazione ai preliminari di Europa League per la prossima stagione. Unica nota positiva a caratterizzare gli ultimi mesi nerazzurri è il ritorno di un giocatore che sembrava essere definitivamente tramontato dopo una prima parte di stagione assolutamente fallimentare: Rodrigo Palacio. Rimasto a secco da maggio a dicembre El Trenza ha pagato a caro prezzo quel dolore alla caviglia che lo disturba dal Mondiale e che per troppe partite l’ha reso più un peso per la squadra che un vantaggio, nonostante l’impegno totale che l’argentino ha sempre messo in campo. Il punto più basso l’ha toccato nella sconfitta interna contro l’Udinese quando macchiò la sua già negativa prestazione con l’assist involontario a Thereau che regalò i tre punti ai friulani. Quando agli attaccanti capitano i periodi di carestia la solita frase è “bisogna solo buttarla dentro e interrompere il digiuno del gol”, però certo finchè il primo gol non arriva tutto sembra essere un’attesa quasi snervante. Nell’ultima partita dell’anno però Palacio ha finalmente rotto quell’incantesimo tornando a segnare contro la Lazio e da allora, silenziosamente, non si è più fermato. Nel 2015 infatti è uno dei giocatori più prolifici dei club di Serie A fra tutte le competizioni. Lo dimostrano in maniera eloquente i numeri: Palacio ha infatti segnato ben 9 gol nelle ultime 14 partite, una media molto simile se non superiore alle prime due stagioni in nerazzurro in cui l’ex Genoa segnò rispettivamente 22 e 19 complessive. Oltre a questi numeri positivi a livello realizzativo va aggiunto un netto miglioramento della condizione fisica che lo sta portando gradualmente ai suoi standard regolari. Manca ancora un pò di freddezza in zona-gol, ma non si può pretendere troppo. Senza dubbio l’età ha il suo peso e Don Rodrigo ha ormai vissuto 33 primavere ma quel contributo che ha sempre offerto alla squadra a prescindere dall’allenatore e dal modulo e quello stato di forma che appare ritrovato fanno di lui l’unico elemento per cui avere un minimo di speranze per un finale di stagione in cui almeno la squadra riesca a salvare la faccia.

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  • In estate serviranno cash. Chi sacrificare? Ecco il borsino delle possibili cessioni

    In estate serviranno cash. Chi sacrificare? Ecco il borsino delle possibili cessioni

    La stagione dell’Inter è ancora in corso anche se parlando materialmente è terminata ieri sera con l’ennesima sconfitta contro il Wolfsburg che ha sancito questa volta l’eliminazione dall’Europa League. Avendo già da tempo salutato la Coppa Italia e con un sesto posto che dista ben 8 lunghezze in campionato, è molto probabile che dalle parti di Appiano Gentile l’anno prossimo nemmeno si potrà parlare di Europa. Sommando una stagione fallimentare al desiderio di alcuni giocatori di rilanciarsi in club di maggior rilievo e aggiungendo a questo la insidiosa situazione legata al Fair Play Finanziario, l’Inter ora non può fare altro che considerare quel novero di giocatori che potendo garantire delle entrate nel mercato estivo dovranno per forza essere messi in discussione. Purtroppo per voler davvero iniziare a ricreare una squadra di valore è necessario spendere e mancando gli introiti derivanti dalle competizioni internazionali la via delle cessioni sarà praticamente inevitabile. Ecco quindi un quadro generale dei possibili nomi, i cosiddetti big, che potranno essere soggetti quantomeno a discussioni di mercato che potrebbero diventare vere e proprie trattative per rimpinguare le casse nerazzurre e magari accontentare Roberto Mancini per il progetto della prossima stagione: HANDANOVIC – Il portiere sloveno quest’anno ha giocato un’ottima stagione a livello personale con i 6 rigori parati fra campionato ed Europa League ma essendo stati scarsi i risultati a livello di squadra non è da escludere il suo desiderio di confrontarsi in una nuova esperienza che magari gli permetta di disputare la Champions League. Negli ultimi giorni si è parlato di un interessamento della Roma in Italia e di sondaggi anche da parte di altri Top Club europei che potrebbero ritrovarsi senza portiere per vicissitudini varie come ad esempio il Liverpool. L’Inter spese nel 2012 circa 11 milioni per acquistarlo dall’Udinese e con Bardi potenziale titolare per l’anno prossimo potrebbe anche sedersi al tavolo delle trattative con club che garantirebbero almeno una plusvalenza sul valore d’acquisto. Costo cartellino: 15-18 milioni Possibilità di cessione: 40% KOVACIC – Per il talento croato sembrava essere la stagione della definitiva consacrazione ma così non è stato. Nonostante un inizio ottimo di stagione e i primi gol segnati in maglia nerazzurra (8 totali fra EL e campionato), il Maghetto di Linz sta vivendo un periodo di netto calo forse per la pressione della piazza, forse perchè inadatto tatticamente alle posizioni scelte da Mancini o forse per delle carenze caratteriali. Paradossalmente l’involuzione dell’ex Dinamo Zagabria è stata più netta dall’arrivo del Mancio piuttosto che nella gestione Mazzarri quando almeno con maggiore frequenza Mateo si era mostrato incisivo e in crescita. Resta un gioiello da preservare e magari mettere al centro del progetto insieme a qualche altro nome ma, in tempi come questi, qualora delle società si mostrassero disposte a pagare la sua qualità sarebbe impossibile far finta di niente. Costo cartellino: 25-30 milioni Possibilità di cessione: 20% HERNANES – L’ex centrocampista della Lazio resta al momento l’acquisto più oneroso della gestione-Thohir. Arrivato per l’esorbitante cifra di 20 milioni nel gennaio 2014, il Profeta ha palesato delle difficoltà di inserimento sia con Mazzarri che con Mancini. Anche per lui sembrano esserci difficoltà tattiche derivanti dal suo talento che però non ha ancora chiarito quale sia la posizione preferita in cui esprimersi al meglio. Soltanto quattro reti segnate in quasi un anno e mezzo e molte apparizioni non sono neanche da titolare. Probabilmente il brasiliano possiede una qualità tale da meritare altre chance per mettere in pratica le proprie abilità ma francamente tutti nell’ambiente nerazzurro si aspettavano di più da quel giocatore che per più stagioni è stato il vero trascinatore della Lazio. La cospicua cifra pagata dall’Inter per acquistarlo è un deterrente a trattare a cifre basse e anche per lui si parlerebbe solo nel caso ci fossero offerte congrue al suo valore. Costo cartellino: 18-20 milioni Possibilità di cessione: 25% GUARIN – Il colombiano va inserito in questa lista semplicemente perchè fa parte di quel ristretto numero di giocatori che godendo di buona reputazione a livello internazionale potrebbe portare milioni in entrata. Fuori dubbio che sia uno dei giocatori più apprezzati dalla tifoseria e anche dallo stesso Mancini che infatti non ha mai fatto a meno di lui dal suo ritorno. Peraltro l’ex Porto ha anche notevolmente alzato l’asticella delle sue prestazioni dimostrando negli ultimi mesi di essere un giocatore completo e di grande talento soprattutto come interno di centrocampo. Sembrano lontanissimi i tempi in cui è stato vicino alla Juventus o quando allo stadio erano poco apprezzate le sue giocate perchè il Guaro ha guadagnato a suon di prestazioni la fiducia di tutti, comportandosi più volte da vero leader anche nei momenti più difficili. L’Inter sicuramente vuole ripartire anche da lui ma è normale che giocatori di queste capacità possano attirare l’attenzione di società dal grande blasone. Costo cartellino: 22-25 milioni Possibilità di cessione: 10% ICARDI – Maurito in realtà è il giocatore più incisivo della tribolata stagione nerazzurra. Lo dimostra il fatto che circa un terzo dei gol totali segnati dai nerazzurri nelle tre competizioni porta la sua firma ed ecco spiegate le sue esplicite richieste sull’adeguamento di contratto. Un accordo già pronto di rinnovo ma che tarda ad essere ufficializzato e questo non può che mantenere numerose incertezze sul futuro dell’attaccante rosarino. Icardi ha più volte dichiarato di voler continuare a giocare nell’Inter ma l’interesse di squadre come il Chelsea di Mourinho non può essere preso a cuor leggero. Ecco che anche in caso di rinnovo in tempi brevi non sarebbe da escludere il fatto che un’offerta ricca possa far tentennare la società nerazzurra che magari con i cash in entrata potrebbe programmare il mercato anche se al momento Icardi rappresenta l’unica punta di riferimento vero in rosa e una sua cessione comporterebbe la necessità di acquistare almeno due attaccanti di livello internazionale per tornare ad avere ambizioni nella prossima stagione. Costo cartellino: 37-40 milioni Possibilità di cessione: 35%  

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