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  • Ranking Uefa, che discesa dell’Inter negli ultimi 5 anni. La classifica..

    Ranking Uefa, che discesa dell’Inter negli ultimi 5 anni. La classifica..

    Cinque anni fa era l’anno del Triplete, e l’Inter si trovava all’ottavo posto del Ranking Uefa. Prima tra le italiane, davanti al Milan e con una Juventus ben lontana dalla Top 10. Per chi non sapesse come funziona questa speciale classifica, magari anche avendone sempre sentito parlare, diamo delle delucidazioni: i coefficienti di ogni squadra si basano sui risultati ottenuti dal club nelle cinque precedenti stagioni di UEFA Champions League o UEFA Europa League e servono a determinare le teste di serie nei vari sorteggi di competizioni UEFA. Facendo un rapido calcolo si nota come da quest’anno nell’ammontare di punti che portano al coefficiente associato ai nerazzurri non rientrano più i punti della mitica stagione 2009/10. L’Inter, che dopo la partita di ieri è stata superata anche dal Napoli, scivola così al 23esimo posto. Viene presto in mente che senza il raggiungimento di una competizione europea nella stagione in corso la squadra di Mancini potrebbe precipitare nel 2016 fino al 30esimo posto, venendo superata da club come la Dynamo Kiev, il Villarreal o il PSV, che con tutto il rispetto non hanno certo il blasone e le aspettative che si porta dietro la squadra di Milano. L’anno prossimo gli interisti perderanno i punti relativi alla stagione 2010/11, dove arrivarono ai quarti di finale e persero clamorosamente con lo Shalke 04 (all’andata per 5-2 in una partita aperta dal favoloso per quanto illusorio gol di Stankovic a Neuer da centrocampo). I tifosi nerazzurri ricordano con amarezza quella stagione, ma rimane comunque la migliore delle ultime cinque. L’anno dopo la squadra allenata da Ranieri (sostituito poi da Stramaccioni) venne sconfitta dal Marsiglia agli ottavi di finale con il gol di Brandao al 90′ della partita di ritorno che fece piangere San Siro. Da allora la Champions League è stata solo un lontano miraggio. Questo interminabile declino prima o poi inevitabilmente finirà con il presidente Thohir che insieme al suo staff, ai dirigenti e all’allenatore cercheranno di creare una rosa competitiva che possa finalmente risalire quella classifica fino al posto che spetta al club nerazzurro. Il fondo è stato ufficilmente toccato, ma serve una bella spinta per ritornare in alto.  

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  • Inter, mercato di gennaio da flop? Ecco il borsino a quattro mesi dalla “riparazione”

    Inter, mercato di gennaio da flop? Ecco il borsino a quattro mesi dalla “riparazione”

    A gennaio l’Inter era ancora in corsa in Coppa Italia, Europa League e, perchè negarlo, per il terzo posto che porta ai preliminari di Champions League. Dopo circa quattro mesi sembra ridicolo pensare a ciò che poteva essere che chiaramente non è stato: eliminazione ai quarti di Coppa Italia, fuori agli ottavi di Europa contro il Wolfsburg (letteralmente messo sotto dal Napoli) e distanza siderale non solo dal terzo posto ma persino dal sesto, ultimo utile per l’Europa, seppur non per quella principale. Le cause sono molteplici e non si vuole riaprire un discorso che fin troppe volte è stato fatto per commentare la deludente annata della squadra. Una cosa che salta all’occhio è il fallimento più o meno netto del mercato di gennaio che tanto aveva fatto sognare i tifosi nerazzurri con nomi interessanti se non altisonanti e che invece si è rivelato più che altro un fuoco di paglia. Ecco un’analisi nome per nome dei risultati della cosiddetta “riparazione invernale”: DAVIDE SANTON – Senza dubbio è stato l’innesto più azzeccato sia perchè all’Inter mancano dai tempi di Maicon dei terzini degni di nota, sia perchè il ragazzo si è calato fin da subito nella parte disegnata da Mancini e praticamente per tre mesi è stato giustamente un titolare inamovibile, prima dell’infortunio che lo sta tenendo fermo nell’ultimo periodo. L’esperienza inglese l’ha fatto crescere molto dal punto di vista tattico e caratteriale come già dimostrato nelle ottime prestazioni successive al suo ritorno. Di conseguenza l’Inter non può che ripartire da lui nella prossima stagione, in attesa di una sua ulteriore crescita. Promosso  MARCELO BROZOVIC – Un inizio davvero incoraggiante per l’ex Dinamo Zagabria con delle prestazioni anche sorprendenti per la rapidità con cui Brozo si era subito adattato al 4-3-1-2 di Mancini. Corsa, saggezza tattica, visione di gioco e carattere lo hanno dipinto come uno dei perni futuri del centrocampo nerazzurro anche perchè sembrava integrarsi benissimo con Medel e Guarin nel terzetto in mezzo al campo. Da circa un mese e mezzo però è notevolmente calato sia dal punto di vista fisico che tattico e la speranza è che questi sei mesi di ambientamento possano per lui diventare un trampolino di lancio per imporsi l’anno prossimo. Rimandato XHERDAN SHAQIRI – E’ stato definito top player, come dare torto a questa etichetta. Xherdan è un giocatore dal profilo internazionale, di grande esperienza e carattere e nelle prime apparizioni ha mostrato tutto il suo potenziale esplosivo. Anche lui però, alla distanza, ha subito un netto declino forse più dettato dalla situazione generale della squadra che da sue carenze. Tre gol segnati in quattro mesi da un trequartista sono pochi e forse si imputa allo svizzero di cercare poco la porta nonostante abbia un sinistro che non ha molti eguali nel panorama calcistico mondiale. Restano dubbi solo sullo scarso impiego delle ultime partite visto che comunque è palese il suo essere una spanna sopra i compagni quando pure gli si concedono solo scampoli di partita. Anche per lui stesso discorso di Brozovic, l’importante è che in questi sei mesi si cali al meglio nell’idea tattica di Mancini in modo da prendere per mano l’Inter nell’anno del potenziale riscatto perchè ovviamente le sue qualità sono fuori discussione. Rimandato LUKAS PODOLSKI – Da quando è arrivato all’Inter è ricordato più per le foto artistiche che posta quotidianamente sui social che per le sue giocate in campo. Unica volta in cui ha inciso davvero è stato in Coppa Italia con l’assist di tacco per Shaqiri ma una giocata pregevole in quattro mesi per un giocatore come lui e con il suo palmares è un bottino clamorosamente esiguo. Lukas ha sicuramente qualità immense dal punto di vista fisico, tattico e caratteriale ma è lampante come ogni volta che Mancini l’ha messo in campo lui non sia riuscito minimamente ad incidere. E’ triste vedere che un giocatore del suo livello debba, come tanti altri in passato, essere ricordato come flop dell’Inter, meteora che ha avuto successo solo nel giorno del suo arrivo e mai in campo. Ma se già pensa al suo ritorno all’Arsenal forse per lui questi sei mesi non sono stati molto più di una semplice avventura, per non chiamarla vacanza. Bocciato

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  • Meno facili entusiasmi

    Meno facili entusiasmi

    Partita discreta, una buona Inter, è mancato solo il gol, brava la difesa e singoli all’altezza anzi a proposito dei singoli il ds Ausilio ha tuonato: “A livello di singoli non siamo inferiori a nessuno…”. Un derby ben giocato e soprattutto, cosa rara in questo periodo, due partite senza subire gol.  Ma il bicchiere è davvero mezzo pieno? Forse sì ma forse no. Di positivo c’è sicuramente il fatto che, la squadra messa in campo da Mancini nella partita contro il Verona e soprattutto nel derby, è apparsa più guardinga, attenta e concentrata. Vidic in coppia con Ranocchia sembra dare maggior sicurezza a tutto il reparto e soprattutto al vituperato capitano nerazzurro, le occasioni concesse agli avversari sono davvero poche. Icardi si muove, finalmente, da punta moderna e da campione. Lo si vede rincorrere un avversario fin sulla linea di porta, apre gli spazi ai compagni, cerca il dialogo con il partner d’attacco e si offre come assistman, davvero uno sviluppo considerevole e in questo grandi meriti vanno dati al Mancio. Altra nota positiva sono sicuramente i giovani. I vari Puscas, Camara, Donkor e soprattutto Gnoukouri, nonostante qualche giornalista come Mario Sconcerti l’abbia definito “inadeguato”, possono essere una grande risorsa per il futuro della prima squadra o quanto meno ottime pedine di scambio nel mercato che verrà. Ma le note negative non mancano. Nelle due partite considerate, l’Inter, non si trovava di fronte proprio due corazzate, il Verona è 16° in campionato con la bellezza di 54 reti subite e 36 gol fatti, il Milan, dal canto suo, è 9° con un punto proprio sui nerazzurri e con una rosa non proprio di primo livello. Il gioco stenta a decollare, per usare un eufemismo, non c’è rapidità, ci sono pochi, pochissimi movimenti senza palla e spesso le manovre d’attacco sembrano mosse più dall’improvvisazione che da dettami tattici. Per passare ai songoli, Kovacic è sempre più un mistero e va ad intermittenza, i terzini sulle fasce alternano tempi dedicati solo alla fase di copertura ed altri dedicati solo all’attacco, gli attaccanti, a prescindere dagli interpreti, hanno davvero pochi palloni giocabili ed anche le poche certezze che si avevano come Shaqiri stanno avendo un calo di affidabilità. La domanda quindi è: la rivoluzione quanti giocatori dovrà riguardare? Forse l’unica certezza è che per la prima volta dai tempi del vate Mourinho, allenatore, dirigenti e presidente, sono uniti e sicuri delle scelte che verranno fatte con la consapevolezza che non si può più sbagliare, per il bene dell’Inter e dei suoi tifosi.

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  • Ad un tratto la difesa

    Ad un tratto la difesa

    37, dicasi 37, reti subite in 31 partite di campionato fin qui disputate. Tante, troppe, per una squadra che vuole crescere e vuol ritornare nel mondo dei grandi. Quel che, però, più preoccupava della retroguardia nerazzurra, oltre che una media di 1,2 reti subite a partita, era la leggerezza e la confusione dei suoi interpreti. Il caprio espiatorio è stato per molto tempo il capitano più fischiato della storia nerazzurra, quel Ranocchia osteggiato e maltrattato dal pubblico, che sembrava non venire a capo del suo ruolo e dell’intera retroguardia. Ma non solo, errori grossolani di posizione, di concentrazione e di tempi rendevano la difesa nerazzurra facile preda di quasi tutti gli attacchi della Serie A. La coppia di centrali promossa titolare prima da Mazzarri, successivamente da Mancini, Ranocchia-Juan Jesus sembrava sempre sull’orlo di una crisi di nervi e non dava sicurezza e stabilità a tutta la squadra. Ora, da ben due partite, l’Inter non subisce reti e non solo, offre prestazioni convincenti fornendo ben poche possibilità alle bocche da fuoco avversarie. Non capitava dal lontano ottobre 2014, quando contro il Cesena e la Sampdoria il muro nerazzurro reggesse l’urto e non subisse gol. Le cause si possono trovare in un atteggiamento più compatto e guardingo di tutta la squadra, a partire da Icardi che, anche come ha dimostrato anche ieri, si muove molto aiutando spesso anche in fase difensiva e soprattutto nell’aver affiancato ad un timoroso Ranocchia, un mastino esperto e navigato come Nemanja Vidic. Proprio lui, l’acquisto più in vista del mercato nerazzurro, preso proprio, oltre che per l’immagine internazionale che ha, per dare carattere ed esperienza a giovani titubanti e che fino a due giornate fa sembrava un oggetto misterioso. Qui sta forse l’errore più grossolano di Mancini. Perché non ci si è pensato prima? Poco importa, l’importante è che la retroguardia abbia trovare equilibro, serenità ed un leader che compatti il reparto. I nomi altisonanti, i rinforzi ed il salto di qualità, ci sarà tempo perché avvengano.

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  • La pretesa di voler diventare grandi

    La pretesa di voler diventare grandi

    Zero goal, un misero pareggio e addirittura la beffa di dover rimanere dietro in classifica. Detto così, il derby dell’Inter potrebbe essere giudicato deludente, così come tutte le partite in cui si vuole vincere a tutti i costi e non ci si riesce. L’Inter, infatti, ha provato realmente a vincere, ha investito tutte le sue risorse, la sua voglia e le sue qualità col solo obiettivo di vincere. Che le qualità non siano quelle desiderate dai tifosi ormai lo sappiamo, ma stasera non si dovrebbe fare nessuno sforzo nel vedere il bicchiere mezzo pieno.  Mancini e la sua squadra hanno la pretesa di voler diventare una grande squadra, imponendo il proprio gioco e non avendo paura o timore per la sconfitta. Gli avversari si sono rintanati per quasi tutta la durata del match, scoprendo ben poche volte l’ebbrezza di avvicinarsi alla porta di Handanovic. I nerazzurri hanno iniziato col piglio giusto e hanno visto tremare le loro gambe solo dopo il goal annullato ad Alex, con l’inizio dell’unica fase della partita, di circa dieci minuti, in cui anche il Milan ha dato l’idea che i tre punti non gli sarebbero dispiaciuti. Il secondo tempo è stato un monologo, un lungo assalto che non ha premiato la bramosa voglia di vittoria dell’Inter, ma l’insicurezza e il timore di sconfitta di una squadra che, pur di non uscire dal campo sconfitta, si è accontentata della sua attuale mediocrità. Mediocrità che, come testimoniano la classifica e i recenti risultati, appartiene anche da troppo tempo alla società nerazzurra. Si è però vista la volontà di scrollarsi di dosso il peso di questa mediocrità, andando all’attacco per recuperare tutto il bottino, non accontentandosi della metà. E’ questa la mentalità che serve per tornare competitivi, per liberarsi dalle angosce e darsi almeno una parvenza da grande squadra. Un goal, anche se di Mexes nella porte sbagliata, sarebbe stato forse un giusto premio a cotanta applicazione. Se però non è arrivato, un motivo ci sarà. Potrà essere un arbitro con abbagli, una scarsa lucidità dei giocatori in alcuni momenti topici, la sfortuna. Forse sarà stato il destino che avrà voluto punire questa squadra perché, se prestazioni di questo tono fossero arrivate con Parma, Cesena, Empoli, Torino e compagnia cantante,  non ci sarebbe stato bisogno di un goal stasera per superare il Milan. E non solo.

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  • Le chiacchiere stanno a zero

    Le chiacchiere stanno a zero

    Ci risiamo. Parlano tutti. Fiumi di parole e di inchiostro per le interviste dei protagonisti nerazzurri che però in questa stagione sul campo, hanno latitato. Latitato o spesso addirittura marcato assenza. Nella settimana che precede una partita, non proprio qualunque, come il derby, Medel, Ausilio, Ranocchia, Mancini, Shaqiri e  Juan Jesus si sono prodigati su portali e testate italiane ed estere a commentare la situazione Inter e soprattutto a promettere la rinascita nerazzurra e la voglia di vincere il derby.Un’operazione di marketing? Una strategia per addolcire ed avvicinare i tifosi nonostante anni e stagioni al di sotto di ogni più pessima previsione?Sicuramente. Ma ora i tifosi non vogliono vetrine di ogni genere, tweet e promesse non mantenute. C’è un solo modo per far rinnamorare i supporters nerazzurri ed è quello di sudare per la maglia. Non importa se si vince, se lo si fa tanto meglio, si venderanno più magliette e magari in Indonesia o in Cina il brand può crescere, ma la voglia è di vedere giocatori che valgono e lottino per i colori e la maglia che indossano.Shaqiri dice: “Vogliamo far vedere ai tifosi che Milano è nerazzurra…”. Loro lo sanno già, giovane prospetto di campione dell’Inter che sarà, quello che non sanno è se il gruppo che ammirano e sostengono nonostante tutto lo sappia e sia in grado di rappresentarli ora e nel tempo a venire. Le chiacchere stanno e devono stare a zero, solo il campo avrà il diritto ed il dovere di dare delle risposte e domenica non si può più scherzare. Quindi non rimane che tenere un profilo basso fino al fischio di inizio, per poter davvero scatenare l’inferno nel catino bollente che attente a sfida. Dopo il triplice fischio, i tifosi, ascolteranno anche tutte le voci e le promesse del caso, prima no.

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  • Fuori i secondi

    Fuori i secondi

    Ultima chiamata. Ultima e definitiva. Come se fossimo in un aeroporto con un volo in partenza, chi c’è, sale a bordo e partecipa al viaggio, per chi non c’è, fine dell’avventura. Così è il cantiere Inter in questi giorni e così lo sarà fine al termine della stagione. La rivoluzione sta iniziando ed il tempo delle decisioni è imminente e senza appello. Come su un ring in un incontro di boxe, ci sono da combattere gli ultimi nove round senza più alcuna interruzione, senza più i secondi pronti a dare un consiglio o un aiuto: “Fuori i secondi e via al match”. I giocatori dell’Inter sono chiamati a dimostrare di meritare la maglia per la prossima stagione, quando il tempo dei forse e dei però sarà finito, la rivoluzione avrà preso il via e non potranno più esserci giustificazioni. Tutti i calciatori, nessuno escluso deve dimostrare a Mancini di poter far parte del nuovo progetto, la società tutta, questa volta, è con il tecnico, sono i giocatori, al massimo, che pagheranno. Probabilmente Kovacic domenica non giocherà, perchè il Mancio del Maghetto di Linz conosce molto, forse tutto e da dimostrare non c’è molto, c’è solo da verificare se i milioni che le big europee sono disposte a spendere per Mateo, possano essere investiti su calciatori più pronti e congeniali alle idee del tecnico. Un altro giocatore indiscutibile che sarà al centro della nuova Inter è Shaqiri, lo svizzero ha talento da vendere, voglia di fare e di dimostrare, con un gran carisma in campo e nello spogliatoio. Tutti gli altri, devono dimostrare di valere la maglia ed il blasone che indossano, chi per ragione di attaccamento ai colori, vedi Handanovic, chi per ragioni economiche, vedi Maurito Icardi, chi per ragioni tecniche, sono attesi al varco dal tecnico. Stesso discorso vale per i giovani del vivaio come Puscas e Donkor o per gli esclusi come Obi. Domenica c’è il derby e quindi, causa mancanza di altri obiettivi, la partita più importante della stagione, il match del dentro o fuori, i 90′ per richiamare i tifosi, l’orgoglio e la voglia di lottare e l’attenzione dell’allenatore. Quindi fuori i secondi ed avanti con il primo round.

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  • Inter, si chiedeva una prestazione esattamente così: corsa, cuore e orgoglio

    Inter, si chiedeva una prestazione esattamente così: corsa, cuore e orgoglio

    Finalmente. Parola che sicuramente sarà venuta in mente a tanti tifosi nerazzurri ieri sera guardando Hellas Verona-Inter. Tre gol segnati, zero subiti, tre punti in classifica e tanto altro di positivo per la banda-Mancini, che dopo alcune partite al limite della decenza hanno finalmente tirato fuori quella forza d’animo che ogni uomo ha dentro di sè, tanto più se è un atleta e nello specifico un calciatore che sa di dover onorare i colori che indossa. Le partite che restano da giocare ai nerazzurri si riveleranno probabilmente una pura formalità, essendo remota la possibilità di raggiungere anche quel sesto posto che significherebbe preliminare di Europa League, che nel giro di un paio di mesi è passato da essere l’obiettivo minimo  stagionale a essere persino oltre le possibilità nerazzurre per la distanza che separa l’Inter dalla sesta piazza della classifica. Bisogna partire dal presupposto che l’Hellas Verona di Mandorlini quest’anno è molto diverso da quello spettacolare della passata stagione ma presentava un Toni in forma smagliante (miglior marcatore di campionato nel 2015) e comunque in casa è sempre una squadra ostile. Lo sa bene il Napoli che qualche settimana fa ci ha lasciato la pelle perdendo con un secco 2-0. A sorpresa Mancini lascia fuori Shaqiri e Kovacic e questa scelta per quanto indicativa può avere ugualmente un suo perchè, ovviamente ipotetico. Come si è già detto le restanti partite servono a onorare la stagione cercando di fare più punti possibili per ottenere un piazzamento che sia il più dignitoso possibile ma soprattutto saranno test importanti per la società per capire chi davvero ha voglia e merita di far parte dell’ambizioso progetto-Inter anche nella prossima stagione. Ecco spiegato come Shaqiri sia già inamovibile per l’anno prossimo ed essendo apparso opaco nelle ultime prestazioni, il Mancio abbia optato per il suo non-impiego. Discorso molto diverso per Kovacic, al quale sono stati destinati solo pochi minuti nel finale come spesso accaduto in questa stagione e che, al momento, appare il big più propenso a lasciare l’Inter in caso di una offerta congrua. Il talento del croato è indiscutibile e forse merita più chance di essere messo in mostra, ma l’ex Dinamo Zagabria troppo raramente ha mostrato di avere carattere e uno spirito veramente combattivo. E così in campo vanno quelli che hanno da dimostrare di meritarla questa maglia, primo su tutti Hernanes. Spesso criticato anche per l’elevato costo d’acquisto, il Profeta ieri è stato uno dei migliori abbinando corsa e qualità sulla trequarti, elementi che hanno messo in palese difficoltà la difesa veronese. Un encomio anche per D’Ambrosio che ha macinato chilometri sulla fascia anche se deve crescere nella lucidità al momento di crossare, ma in un momento di penuria tutto va preso con il sorriso. E poi ci sono loro. Gli argentini che per l’ennesima volta hanno dimostrato che l’Inter ha bisogno di loro in maniera imprescindibile quest’anno: Palacio e Icardi, Icardi e Palacio, uno fa assist e l’altro segna e viceversa. Maurito è a -1 dalla vetta della classifica marcatori e El Trenza sembra essere tornato al top della forma. Cosa chiedere di più? Adesso l’imperativo categorico è solo quello di mettere questa intensità e questo cuore anche in tutte le partite che restano da giocare da qui a fine stagione. Che siano contro Milan, Roma o Chievo poco importa, perchè troppe volte quest’anno i colori nerazzurri sono stati svalutati ed è ora che almeno per uno scatto di orgoglio personale tutti quanti diano il massimo per ricordare a tutti il vero valore di questa maglia.

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  • Serve unione, almeno per una volta

    Serve unione, almeno per una volta

    Forse la rivoluzione, anche affidandosi alle ultime dichiarazioni di Roberto Mancini, ci sarà davvero e riguarderà buona parte della rosa attuale. Ciò, però, da solo non può bastare, ci dev’essere di più e soprattutto da parte di tutti. In questi anni ciò che più ha colpito i tifosi e gli addetti ai lavori è la mancanza di coerenza e coesione all’interno della stessa società. In molti, in questi lunghi e difficili anni post triplete, si sarebbero aspettati nelle occasioni di grandi decisioni e stravolgimenti, una figura unica e forte della società che ci mettesse la faccia, oltre al solito Massimo Moratti, ma non solo, si sarebbero aspettati un’unione d’intenti e di decisioni da tutti i rami societari. Invece, questo, non c’è mai stato. Ci sono state le parole dell’ex presidente nerazzurro, dichiarazioni di alcuni dirigenti ma spesso vaghe, non allineate le une con le altre e, nell’insieme, si dava l’idea di una società poco presente e disunita. Gli uomini forti dello spogliatoio a poco a poco sono stati allontanati e anche chi, con una storia nerazzurra alle spalle, mediava tra società, giocatori e tifosi, come Ivan Ramiro Cordoba, non c’è più. E’ successo per molte ragioni tra le quali le richieste degli allenatori, il marketing, il mercato globale e il FPF e svariati tentativi di progetti, ma ora è il momento di ricominciare. Oggi una bandiera è tornata in società come vice Presidente, c’è un allenatore tra i primi della classe, un management internazionale e di primo livello ed un presidente che ha dato segnali di fiducia e di volontà. Ciò che manca e che i tifosi pretendono è coesione, anche ora che Mancini ha calato la maschera dell’ottimismo, anche ora che le difficoltà sono palesi, la società deve far fortino intorno alla squadra, per non perdere altra strada, per far capire che l’Inter è solida e determinata fino al triplice fischio finale dell’ultimo match di campionato. E se rivoluzione sarà, dovrà essere una scelta corale e opportunamente condivisa e supportata da tutti, senza esitazioni, con un’idea chiara del mercato necessario e delle cessioni doverose. I volti e le parole di figure come Zanetti, Ausilio, Bolingbroke ed anche Fassone, pur se non amato dalla Curva, devono essere importanti e devono viaggiare all’unisono, per rendere inespugnabile il fortino Inter. Un’unione è necessaria, almeno per una volta.

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  • Senza esclusione di colpe

    Senza esclusione di colpe

    Parafrasando il titolo di un celebre film americano con Jean-Claude Van Damme, si può e si deve sintetizzare così, l’analisi della società nerazzurra. Senza mezzi termini, perchè non è più tempo di usarne, l’Inter che si vede quest’anno in campo è attrezzata male ed organizzata peggio. Giocatori non all’altezza, fuori ruolo, non sfruttati a dovere, meteore, inespressi, in perenne ricerca di esplosione e continuità, senza leader, senza un carattere forte, che non riescono a creare un gruppo, un gioco corale e una comune voglia di lottare per la maglia. Un vate del calcio, un certo Arrigo Sacchi, ha sempre sottolineato l’importanza della squadra, del gioco corale, dell’11 anteposto all’uno, l’Inter è tutto il contrario di ciò. Ma perché? Per molte ragioni e le colpe sono da attribuire a molti, nessuno escluso. Massimo Moratti, dopo anni di lotte, amore e trionfi ed il suo entourage, in primis il fidato Marco Branca, hanno gestito il post triplete in maniera a dir poco scellerata. Il patrimonio di giocatori al top della carriera (e del mondo), è stato dilapidato in maniera scriteriata con cessioni al limite dell’indecente, con rimpiazzi molto spesso non all’altezza, con lacune e voragini nelle rose successive a quella guidata da Josè Mourinho. Solo pochi nomi, per non scrivere una lunga lista: Sneijder, Motta, Maicon, Forlan, Rocchi, Jonathan. Per non parlare della girandola di allenatori passata dalla Pinetina in questi anni, tanti nomi, troppi, su cui la società in primis, non riponeva la minima fiducia, a cui non dava supporto ed appoggio ed a cui non veniva dato il materiale ed il tempo per lavorare, Leonardo a parte. Come non ricordare Benitez, Ranieri e Gasperini. Poi l’ex patron nerazzurro e Marco Branca decidono di affidare, con piena e cieca fiducia, la squadra a Walter Mazzarri. L’allenatore livornese, in un tourbillon di progetti societari, quello basato sulla rinascita, sui giovani, sull’accademia ed in fine sulla nuova proprità “globale” del tycoon Thohir, ha lavorato, non avendo un carisma forte ed attrezzato per gestire il mondo Inter, per salvare la baracca, per non prenderne più che per darle, lasciando una mentalità ed un’immagine della sua squadra quasi da provinciale, snaturando il blasone e la natura della squadra del biscione. La nuova proprietà, perseverando negli errori, si è affidata ancora una volta a Mazzarri, facendo una campagna acquisti, sotto la supervisione del tecnico, che si è rivelata lacunosa e fallimentare. Poi la svolta, il cambio di direzione, l’arrivo del top Roberto Mancini che, dopo un primo momento in cui ha entusiasmato tifosi e giocatori, si è arreso all’evidenza, è stato tradito dai suoi stessi giocatori e non riuscendo più a gestirli ed organizzarli, aspetta la rivoluzione invernale. Anche i tifosi aspettano la definitiva rivoluzione. Chi ha sbagliato faccia un mea culpa e si provi a gettare alle spalle il passato, guardando e costruendo un’Inter che meriti la passione dei suoi tifosi.

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