206 presenze in Serie A, 8 in Nazionale e uno scudetto conquistato con il Torino di Gigi Radice nel 1975-76.

Patrizio Sala, ex mediano e allenatore, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di SpazioInter.it per parlare del nuovo progetto nerazzurro guidato da Andrea Stramaccioni.

Ecco le sue parole:

Vincere lo scudetto al primo tentativo. Un’impresa che le è riuscita con la maglia granata nel campionato ’75-76. Potrebbe succedere anche a Stramaccioni alla prima vera stagione sulla panchina dell’Inter?

“Credo che una squadra come l’Inter debba ambire a vincere il campionato. Ci sono parecchie defezioni, ma con qualche ritocco i nerazzurri possono lottare con le altre grandi per lo scudetto. Nessuno credeva che la Juventus potesse arrivare prima l’anno scorso, spesso è la mano dell’allenatore a fare la differenza e considerando che tutti parlano bene di Stramaccioni, potrebbe anche succedere”.

Nella sua carriera da allenatore ha avuto l’occasione di lavorare sia con le giovanili, sia con alcune prime squadre. La scelta dell’Inter di puntare su un allenatore proveniente dalla Primavera per la ricostruzione è azzardata?

“Può sembrare una scelta azzardata, ma è sicuramente una decisione presa con coscienza. Moratti conosce la persona e sa come lavora. Per quello che ho visto, Stramaccioni è un ragazzo intelligente ed è consapevole di giocarsi un’occasione importante. Poi nel calcio conta anche la fortuna e basta un episodio per cambiare le cose. Anche entrando in corsa, però, ha dimostrato di essere un buon allenatore, riuscendo a dare un’impronta alla squadra in un momento non facile. La cosa più importante è che riesca a gestire il contesto dentro e fuori dal campo, con grande equilibrio e serenità. In tal senso, la chiave saranno i risultati. Potrebbero dargli una mano o rendergli la vita più difficile”.

Si è parlato tanto di ringiovanimento della rosa ma Stramaccioni, pur essendo un allenatore abituato a lavorare con i giovani, ha fatto capire di volerci andare piano perchè in Italia il salto dal settore giovanile alla Serie A è troppo ampio. E’ d’accordo o ci vorrebbe più coraggio?

“Sinceramente credo che manchi un po’ di coraggio. Dopo 6-7 anni è normale che un ciclo finisca, succede a tutte le squadre. Il coraggio è una componente importante: nel nostro calcio siamo un po’ più restii perchè l’ambiente è più pressante e quindi diventa più difficile gestire le aspettative. Balotelli ad esempio, grazie alla sua spregiudicatezza innata, è  riuscito a emergere, mentre Santon non ha retto le pressioni. Bisogna saper individuare chi ha la giusta personalità e trovare il coraggio di farlo giocare”.

Quindi l’Inter farebbe bene a puntare su Samuele Longo per il ruolo di vice-Milito?

“Direi di sì. Poi è chiaro che l’Inter debba avere tre attaccanti oltre a Longo, per tutelarsi nel caso in cui il ragazzo non riesca a rendere. Però bisogna avere coraggio e farlo giocare, perchè il calcio ha bisogno di nuove risorse”.

Il reparto che più di tutti ha sofferto l’anno scorso è stato il centrocampo. L’Inter è alla ricerca di un centrocampista da affiancare a Guarin: serve un mediano alla Sala o un regista vero e proprio?

“Bisognerebbe capire che intenzioni ha Stramaccioni perchè l’Inter ha già in squadra due registi avanzati come Sneijder e Coutinho. Servirebbe un mediano di sostanza, capace però di dare anche un po’ di geometrie. Penso che sia ciò che sta cercando l’Inter”.

De Jong può essere l’uomo giusto?

E’ un giocatore un po’ ruvido ma abbina qualità e quantità. Ovviamente sarebbe stato perfetto un centrocampista con le caratteristiche di Pirlo, Xavi o Xabi Alonso ma dipende sempre da cosa offre il mercato. Verratti poteva essere una scommessa interessante ma il Paris Saint-Germain ha avuto più coraggio di altre squadre, oltre ad avere una disponibilità economica impareggiabile”.

 

Alessandro Suardelli