“Pecunia non olet”, diceva l’imperatore Vespasiano al figlio Tito. Più o meno lo stesso concetto sta tenendo banco nei locali della sede nerazzurra, con Marco Branca nelle vesti di Tito (perdonate la blasfemia). La differenza sostanziale è che le latrine che dovevano rimpinguare le casse disastrate dell’impero romano erano molto appetibili per clienti e appaltatori, le pedine di mercato che il club interista intende sacrificare per alleggerire il monte ingaggi e dare respiro al bilancio societario lo sono molto meno.

Cinque nodi per cinque atleti di appeal indiscusso: Julio Cesar, Maicon, Pazzini, Forlan, Lucio. Cinque nomi pronti a partire. Per Pazzini, Forlan e Lucio veleggiare verso altri è ormai cosa certa, considerando le prestazioni deludenti degli ultimi dodici mesi, per Julio Cesar e Maicon, invece, la situazione è più complessa. Pochi e troppo costosi i sostituti in grado di rimpiazzare i due tripletisti e pentascudettati. Il grosso, spesso insormontabile, freno alle trattative risulta essere – manco a dirlo – l’ingaggio esorbitante delle pedine, fin troppo gravoso anche per le società più blasonate.

Quella degli ingaggi faraonici è l’ingombrante eredità lasciata dal lustro d’oro del club di corso Vittorio Emanuele e, in particolar modo, dal successo di Madrid. Basti pensare al continuo bussare estivo dei procuratori alla porta di Moratti o ricordare le dichiarazioni d’addio di San Josè da Setubal negli spogliatoi del Bernabeu, parole che esortavano il patron a ritoccare al rialzo gli stipendi degli eroi. Una delle pochissime note stonate del biennio mourinhiano.

La soluzione su questo fronte pare ormai essere solo una: una minusvalenza a livello di cartellino per poter liberarsi degli ingaggi. Impensabile trovare un compratore per Pazzini a 18 milioni di euro o per Forlan anche per pochi milioni. Se per il “Pazzo” una decina di milioni è ancora possibile ricavarne, difficile pensare di poter incamerare qualche milione per Lucio. Sarebbe già un successo addebitare la buonuscita – cattivo costume destinato a decadere nei prossimi anni – all’acquirente.

In entrata la situazione è sempre stabile nella mediocrità, ma con senno. Vicino l’arrivo di Silvestre, un po’ più in salita la pista che porta a Destro, perchè investire una cifra tutt’altro che irrisoria per un atleta cresciuto nel vivaio avrebbe i connotati di un autogol: soprattutto in considerazione del fatto che, a livello di vivaio, sta giungendo a maturazione un frutto molto succulento di nome Samuele Longo. Nelle ultime ore, infatti, i dirigenti nerazzurri hanno riscattato la metà del cartellino della giovane punta, cedendo la propria metà di Kucka al Genoa. Una scelta nata proprio dall’errore compiuto con Destro.

Per la serie “Errare humanum est, perseverare diabolicum”. Giusto per tornare al Vespasiano e alla repulsione di Tito per i proventi delle latrine.