Se no che gente saremmo - Gianfelice Facchetti“Quando nella vita si dice una cosa, è quella. Se no che gente saremmo”. E’ questa la frase scelta da Gianfelice Facchetti per rappresentare l’essenza di suo padre Giacinto, eterna bandiera nerazzurra e simbolo di un calcio pulito e sano, che oggi sembra non esistere più.

Parole che vengono riprese nel titolo del libro edito da Longanesi (“Se no che gente saremmo. Giocare, resistere e altre cose imparate da mio padre Giacinto”), nel quale Gianfelice tratteggia un ricordo emozionante del “Cipe” uomo e calciatore, esempio di integrità morale, dentro e fuori dal campo.

Un racconto velato di nostalgia che unisce le gesta eroiche dell’atleta all’immagine di un padre gelosamente innamorato della sua famiglia. Retroscena e aneddoti si rincorrono nel tentativo di ricostruire la vita di un campione, indimenticato e indimenticabile, testimone di valori che sono stati trasmessi in maniera pura e semplice a chi ha avuto la fortuna di vivergli accanto.

Pagine vere, che aiutano a tenere vivo il ricordo di Giacinto anche contro chi negli ultimi anni ha provato (invano) a sporcarne la memoria, mistificando la realtà e avvelenando – più di quanto non avesse già fatto – il mondo del calcio.

A nove mesi dall’uscita del libro, Gianfelice continua a portare avanti la sua missione con orgoglio e naturalezza, senza limitarsi al nero su bianco ma traducendo teatralmente quelle pagine dense di significato. Nasce così lo spettacolo “Se no che gente saremmo“, andato in scena lo scorso sabato al Teatro “La Cucina” di Via Ippocrate a Milano.

SpazioInter non poteva mancare all’appuntamento e, in esclusiva per i suoi lettori, ha immortalato alcuni dei momenti più emozionanti della serata.

VIDEO: “12 maggio, tra una galoppata libera dentro lo stadio e uno stop brusco al pronto soccorso”

Gianfelice comincia il suo racconto dal 12 maggio 1965, giorno della storica semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni ’64/65 contro il Liverpool (partita vinta dall’Inter per tre reti a zero, grazie alle reti di Corso, Peirò e Facchetti). Una serata indimenticabile che, a distanza di 41 anni (il 12 maggio 2006, giorno del primo ricovero in ospedale, ndr), assume purtroppo un significato ben più amaro. La vita fa il suo giro anche così, tra una galoppata libera dentro lo stadio e uno stop brusco al pronto soccorso.

VIDEO: “Facchetti e Calciopoli: quando la legge non è uguale neanche per chi se n’è già andato”

Anche se trattata in maniera marginale nel libro, diventa impossibile per Gianfelice non parlare della vicenda Calciopoli e del vile tentativo di gettare fango sulla figura di suo padre.

 

Alessandro Suardelli